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RECENSIONE: Weird Bloom – Blisstonia

I Weird Bloom sono tornati. Il nuovo album – Blisstonia – è uscito il 12 gennaio. Metto in play la prima traccia e mi sento, dopo un paio di accordi, un personaggio de “Il mago di Oz”.

Suoni giocosi, fiabeschi, aprono le danze ad un certosino lavoro di ben 11 tracce. Certosino perché la post-produzione di Blisstonia è stata affidata a Richard Formby, mago dei suoni analogici, il quale ha accettato di lavorare al disco creando un sound rotondo e fluido.

Una voce un po’ eterea, che sembra stare “dietro” gli strumenti, colora tutti in brani e, non voglio dire un’eresia, ma mi ricorda tantissimo i Beatles.

In tutto il disco c’è un forte richiamo agli anni ’60 e ai suoni analogici. Con “Quae Carcaju” arrivano delle note psyco più decise, un’ondata di freschezza e unicità di sound. I Weird Bloom si concedono anche inframezzi musicali, basti pensare a “1st Bloom”, che vedono un crescendo: “2nd Bloom” è caratterizzato da una forte impronta etnica e indie, il tono corale di “3rd Bloom” è un’esplosione conclusiva che vede il culmine del climax di questi tre “Bloom”.

Blisstonia sembra la colonna sonora di un cartone animato, psichedelico e fortemente vintage (concediamocelo). Rimango stupita da questo lavoro, la band “capitanata” da Luca Cataldo è romana, ma a me sembrano dei giovincelli di Liverpool. Lo psyco-rock prende, sempre di più, forma anche in Italia, incredibile ma vero e molto molto molto interessante.

Benedetta Barone