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Pregiudizi cognitivi e ascolto della musica

L’ascolto della musica sembra essere determinato anche da fattori che poco o nulla hanno a che vedere con le note

Siamo davvero sicuri di apprezzare i brani dei nostri artisti preferiti o non siamo forse influenzati nell’ascolto dal sapere che quegli stessi brani sono eseguiti da artisti famosi? La domanda potrebbe sembrare a prima vista oziosa. Ma che diamine, la differenza c’è e si sente potrebbero giustamente obiettare molti di noi. Eppure le cose non sono sempre così cristalline ed evidenti. Tendiamo a commettere errori e la ragione sta proprio in quelli che i ricercatori definiscono bias cognitivi. Pregiudizi in altre parole, che influenzano la nostra percezione non solo nell’ascolto della musica, ma in tanti altri campi della nostra quotidianità che vanno dai giochi all’economia, passando per sociologia e marketing.

In fatto di pregiudizi musicali uno dei casi più noti è stato quello che ha coinvolto il famoso violinista Joshua Bell che tra i tanti premi ha anche vinto un paio di Grammy Awards. Il 12 Gennaio del 2007 si è esibito, opportunamente travestito, per 45 minuti nell’atrio de L’Enfant Plaza della metropolitana di Washington D.C. Qualcuno lo ha riconosciuto o ne ha apprezzato lo strabiliante talento musicale? Manco per idea. Al termine della performance che gli ha valso la bellezza di 32 dollari è tornato a casa. Tre giorni prima aveva suonato alla Symphony Hall di Boston: prezzo in platea cento dollari.

Beh, potremmo obiettare, mica tutti conoscono Joshua Bell. Questo è vero, ma proprio qui sta il punto.

I ricercatori dell’Università dell’Arkansas, dell’Arizona State University e dell’Università del Connecticut hanno compiuto un esperimento particolarmente illuminante rispetto a quanto i pregiudizi influenzino la nostra percezione nell’ascolto di un brano. Prima del test, che ha coinvolto venti partecipanti, ai volontari è stato spiegato che uno dei due esecutori della coppia di brani era un pianista di fama internazionale, l’altro uno studente del conservatorio. Ovviamente nell’ascolto successivo le attribuzioni sono state invertite per valutare il livello di pregiudizio nell’ascolto. Dalle scansioni cerebrali è emerso come l’informazione sull’esecutore (pianista professionista) andava ad influenzare in maniera significativa alcune aree del cervello: quelle relative alla ricompensa e le regioni associate al piacere.

L’ascolto della musica sembra essere quindi determinato anche da fattori che poco o nulla hanno a che vedere con le note, quanto piuttosto con le informazioni relative a chi esegue il brano musicale.

È certo che i pregiudizi cognitivi non riguardano solo la musica, visto che fanno la loro comparsa in tanti momenti della nostra quotidianità. È il caso ad esempio, caso piuttosto conosciuto nell’ambito dei giochi online, della cosiddetta Fallacia di Montecarlo. Lo sanno bene gli utenti di piattaforme  come Unibet che propone giochi da casinò in ambiente digitale, tra cui la roulette che ben si presta al nostro esempio sui bias cognitivi. Se sono su www.unibet.it/casino, punto sul nero ed esce per quattro volte di seguito, diffidando della logica, potrei pensare a questo punto che il rosso abbia più probabilità di uscire. Errore. Le probabilità sono le stesse: 50 a 50. È in questo caso che la logica e la matematica ci vengono in aiuto per superare un pregiudizio cognitivo. In altre parole: non fidatevi dell’istinto!

I pregiudizi cognitivi possono anche fornire un puntello eccezionale per costruire trame coinvolgenti come è il caso della serie TV Numbers. In un episodio della prima stagione fa la sua comparsa il famoso problema di Monty Hall, meglio conosciuto come l’enigma delle tre porte. I nostalgici dei programmi TV anni ‘80 ricorderanno forse il primo gioco a premi condotto da Iva Zanicchi, Facciamo un affare, centrato appunto su di un’eccezionale ricompensa nascosta dietro una delle tre porte. E badate che nel caso di questo enigma entra ancora una volta in gioco la classica sfida tra istinto e razionalità.

Come nel campo della musica siamo portati ad attribuire un valore maggiore sulla base di informazioni o dati che poco o nulla hanno a che vedere con la razionalità. Vale la pena riflettere su questo nel momento in cui ci troviamo a dover esprimere un giudizio, a scegliere un’auto, o all’acquisto di una casa. È questa consapevolezza a funzionare come bussola nei tanti momenti della nostra vita quotidiana in bisogna effettuare delle scelte. Perché l’istinto spesso può trarre in inganno.