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Luciano Ligabue: Start [Recensione]

Luciano Ligabue è tornato.

E non solo perché l’8 marzo 2019 è uscito Start, il suo dodicesimo album in studio, dopo quasi tre anni dall’uscita di Made in Italy, ma perché è bastato un ascolto per tornare al Liga pre “Buon Compleanno Elvis!”

Prima di iniziare a parlare di questo  “Inizio” bisogna dare ancora qualche numero …

Questo è il primo disco in cui Luciano appare in copertina in un album di inediti, non che nelle precedenti produzioni non ci abbia messo la faccia, ma in Start qualcosa è diverso. Tutto è dovuto cambiare, per poter tornare a quello che non era più, ma che chiaramente deve essere ancora.

Un album con solo dieci tracce, lungo appena trentotto minuti.

 “Probabilmente il più corto della mia carriera”, ha ironicamente dichiarato Liga stesso qualche giorno fa, in un’intervista rilasciata prima dell’uscita dell’album.

Start è una riflessione consapevole e profonda, nata dallo spunto di un giovane uomo con cui il Rocker di Correggio si è trovato a confrontarsi durante la produzione.

Uno che quest’anno compirà trent’anni: insomma, uno non vecchio ma grande abbastanza da aver conosciuto il Luciano Ligabue dei primi tempi, quello di cui tutti abbiamo sentito la profonda, inevitabile, mancanza… almeno fino ad ora!

In questo disco c’è tutto, sia la sperimentazione musicale che ha portato Luciano al nuovo sound che da tempo cercava – il tutto grazie al prezioso intervento di Federico Nardelli alla produzione ndr. – sia un intero arcobaleno di emozioni, che descrivono momenti diversi dello stesso uomo.

In apertura troviamo pezzi musicalmente più impegnativi – Polvere di stelle; Ancora noi; Le luci d’America – in cui la nuova produzione ha ben mostrato le proprie doti artistiche, sperimentando riff potenti e sound elettronici, ma allo stesso tempo pezzi densi di ricordi, quasi conservatori nel loro essere così innovativi.

Il trionfo di chitarre che si intrecciano in Ancora Noi, la voce e il coro sono forse l’esempio migliore di questo nuovo Luciano, che comunque non ha dimenticato il Bar Mario, gli amici e le storie di sempre.

Nella parte centrale si fanno spazio brani più intimi e profondi, in cui il cantautore si mette a nudo e tira fuori le sue paure, i dubbi e i timori, passati e presenti. Quelli superati e quelli che ancora sono lì, tutti da affrontare. Canzoni accompagnate da un suono diretto e pulito, studiato per non distrarre l’ascoltatore dal testo.

L’amore poi prende inevitabilmente il sopravvento. Canzoni dedicate all’amore di una donna e all’amore per le donne in generale, da cui è facile comprendere la centralità della figura femminile nella vita del cantautore emiliano.

Il pezzo di chiusura del disco è un intimo e commovente racconto di infanzia che Luciano Ligabue fa con la maturità dell’uomo che è diventato oggi, ma non dimenticando il bambino che è stato.

Start è un disco semplice e diretto, in cui le canzoni arrivano per quelle che sono – perché è così che devono arrivare – e le emozioni di chi ascolta escono per quelle che sono, senza pudore e senza vergogna.

E’ un album senza concept, non ci sono schemi precisi o rigide nuove sperimentazioni, ci sono solo i soliti temi del cantante emiliano, i personaggi di sempre che sono ancora fuori e dentro il borgo. Lo stesso borgo.

Start è il disco che ti fa venir voglia di tour.

Buon ascolto

ML