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Uross, “Ovunque è la bellezza che non vedi”

“Ovunque è la bellezza che non vedi”, di Uross, è un disco indubbiamente curioso e sui generis, dall’ascolto impegnativo e particolare

DISCO: OVUNQUE E’ LA BELLEZZA CHE NON VEDI
ARTISTA: UROSS
LABEL: AUTOPRODUZIONE
ANNO: 2015

“Ovunque è la bellezza che non vedi” è l’ultima fatica discografica di Uross, al secolo Giuseppe Giannuzzi, che vede la luce dopo soli due anni dal suo ultimo album “L’amore è un precario”.

Registrato in completa solitudine, arricchita solo in un secondo momento da Andrea Brunetti (pianoforte), Vincenzo Perricci e Carletto Petrosillo (basso), Maurizio Indolfi (batteria) e Egidio Marchitelli (chitarre), “Ovunque è la bellezza che non vedi” però è fondamentalmente l’opera di un cosiddetto “one man band”, ovvero di un polistrumentista, Uross, che in questo caso poliedrico lo è anche negli intenti e nella messa in atto di questi ultimi.

Questo è un disco che, francamente, o si odia, o si ama, o infastidisce: buon segno, comunque, perché significa che non c’è posto per l’indifferenza. L’ascolto è impegnativo, in quanto il disco propone ben dodici tracce (tra cui una bella reinterpretazione della celebre “Ciao amore ciao” di Tenco) profondamente dense, cariche, testualmente e musicalmente parlando.

I testi sono scritti in un italiano chiaro ed originale, e sposano sonorità pop-folk retrò miste alle evoluzioni e alle sperimentazioni con cui si può magheggiare tramite le strumentazioni all’avanguardia di oggi. È quindi interessante, più in generale, questo continuo saltello temporale tra un sound che riecheggia gli aurei anni settanta e la ricerca di un’identità più contemporanea che Uross cerca di attuare. Quello che emerge è un risultato ambizioso: si percepiscono le influenze molteplici dell’artista miste alla volontà di voler dare una ben precisa contestualizzazione ad ognuna di esse. Impresa non facile, che alle volte riesce ed incuriosisce (La strage di San Valentino, Soffio Leggero, Silenzio in blues, Giallo), altre un po’ meno.

Nel complesso però, di “Ovunque è la bellezza che non vedi” è da apprezzare l’estrema singolarità del progetto, che ha visto al suo servizio una schiera di musicisti squisitamente all’altezza e un ideatore indubbiamente curioso e sui generis. Non a tutti, ma consigliato.

Francesca Amodio