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RECENSIONE: The Orielles – Silver Dollar  Moment

Due sorelle, Sidonie B Hand-Halford (batteria) ed Esmé Dee Hand-Haldford (basso e voce), e il loro migliore amico, Henry Carlyle Wade (chitarra, voce): sono gli Orielles e provengono da Halifax.

Un genere non proprio fresco il loro nel panorama Indie-alternative britannico, si fanno avanti mescolando vecchi stili come rock psichedelico anni ’60, garage e indie anni ’90 e suonando combinazioni poco sfruttate, capaci di conferire al loro album di debutto, Silver Dollar Moment quell’atmosfera tanto dreamy e nostalgica, ma mai triste.

Sostenitori dell’estetica DIY (“do it yourself”, un’etica nata e diffusa all’interno della cultura punk che propugna la formazione di etichette indipendenti e  rifiuta le major della distribuzione musicale, espressa nello slogan “DIY not EMI”), con Silver Dollar Moment gli Orielles si pongono in contrasto con l’umore attuale del mondo, ma è anche un’indicazione di dove siamo ora in termini di traiettoria della musica indie, differenziandosi da tutte le connotazioni negative affibbiate all’indie moderno, specialmente quella nell’accezione letterale di “discarica”, reclamandola.

Le loro influenze, non solamente tratte dal mondo musicale, li distinguono dalle altre band dello stesso panorama: nelle loro canzoni sono citati lavori di filmmakers, come ad esempio nella terza traccia “Let Your Dog Tooth Grow”, ispirata da Dogtooth, film surreale e oscuro del regista greco Yorgos Lanthimos. Subito dopo, “Liminal Spaces” ci trasporta in una dimensione surreale fatta di spazi liminali e soprannaturali, valorizzata dal confuso e accuratamente scelto riff di Henry e dalla bassline lenta ma danzante.

Silver Dollar Moment è un album fresco, maliconico e innocente che allontana gli Orielles dalla disperazione più ossessiva dei Pixies e dei Sonic Youth, band dalle quali dicono di aver tratto ispirazione. Ma questa non è una critica: prendersi meno sul serio, pur mantenendo una certa autenticità, nel panorama attuale può essere sicuramente una buona idea.

Chiara Picciano