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TEST DEPT: Disturbance [Intervista]

I Test Department, meglio conosciuti con l’abbreviazione Test Dept sono un gruppo della scena musicale industriale britannica. Di passaggio in Italia li ha incontrati ed intervistati per Qube Music il nostro Bruno Pecchioli:

– Test Dept: nuovo album e nuova vita. Nonché ennesima fantastica pagina della vostra storia, a corredo di un numero impressionante di produzioni, tra il 1983 e il 1997. Cosa significa e che valore ha “Disturbance” per voi?

Paul Jamrozy: Beh, in nessuna metropoli britannica puoi camminare tranquillamente per strada senza imbatterti in persone e personalità disturbate, che sopravvivono in un contesto inquietante. Siamo totalmente sopraffatti da uno tsunami mediatico di immagini e rumori a dir poco allarmanti – nonché così complicati da assorbire e metabolizzare – cosa, questa, che ci ha spinto ad utilizzare “Disturbance” come catalizzatore del cambiamento nonché straordinario antidoto alla mondanità, alla mediocrità e all’egoismo.

– Questo nuovo album è stato concepito pescando dal vostro impressionante archivio. E’ stato fatto un tentativo di rielaborare alcune di queste canzoni? Originariamente, esse quando furono composte?

Paul Jamrozy e Graham Cunnington: No, i brani del nuovo album non sono rielaborazioni in quanto tali. Sono, semmai, nuovi pezzi con un DNA ben definito, acquisito e sviluppato da registrazioni passate. “Disturbance” nasce, appunto, come esplorazione e reinterpretazione di quanto fatto in precedenza. Partendo dai primi album, abbiamo appunto scelto di acquisire da essi alcuni elementi – alcuni suoni, alcune parole, alcuni temi – usandoli poi come base per i nuovi pezzi.

Ma aggiungendo però, comunque nuove voci, nuova elettronica. Questa nuova creazione è venuta alla luce anche grazie al materiale originale riscoperto nel nostro archivio.

– Abbiamo ascoltato “Disturbance” più e più volte e, l’impressione, è di avere fra le mani un’opera con una grande idea di base: la fusione perfetta tra il suono industriale, tipico degli anni ’80, ed un approccio più tecnologico figlio, invece, degli anni ’90. Siamo di fronte ad un nuovo modo di concepire le vostre sonorità?

Graham Cunnington: Viviamo oggi in un ambiente sonoro totalmente differente, rispetto a 20 anni fa. Abbiamo abbracciato l’elettronica (software e hardware) e abbiamo cercato di collegarli all’allestimento percussivo dal vivo, che utilizza e prevede ancora materiali di scarto provenienti da ciò che ci circonda. Il tutto, però, in un nuovo e speriamo eccitante formato.

Paul Jamrozy: Lo “scrap metal” ha, oggi, un punto di riferimento diverso, in relazione a ciò che ci circonda. Soprattutto per quei giovani che non sono cresciuti con la fine del settore manifatturiero e la distruzione delle sue infrastrutture (almeno nel Regno Unito). Oggi i pezzi di ricambio sono il più delle volte apparecchiature elettriche ormai in disuso e, la ferraglia, è probabilmente diventata più preziosa a causa della sua scarsità relativa.

– Ad ogni nuovo album segue sempre un tour: siete eccitati come la prima volta o, i vostri sentimenti attuali sono diversi? In Italia dove avremo la possibilità di ammirarvi “live”?

Graham Cunnington: Attualmente, sono previste tre date: Bologna, Milano, Torino e questo perché, queste tre sedi, ben si collegano a un festival a cui stiamo suonando a Berna, in Svizzera. Ovviamente, speriamo però di tornare presto a suonare in altre città italiane.

Paul Jamrozy: L’entusiasmo e la voglia di suonare dal vivo è rimasto immutato, specie se ciò avviene in luoghi a cui ci legano bei ricordi. La nostra prima esibizione italiana è stata, ad esempio, a Bologna, in un tour europeo nel 1987. In quell’occasione abbiamo stretto nuove amicizie che resistono anche oggi. All’epoca Giovanni Versari era uno degli organizzatori mentre, oggi, è, il responsabile della masterizzazione dell’album “Disturbance”, fatta nel suo studio in Italia. Abbiamo trascorso molti momenti memorabili in tutta la penisola e quindi non vediamo l’ora di presentare il nuovo show. Al momento possiamo contare su un gruppo di elementi, una band, davvero forte! Siamo più che certi che non rimarrete affatto delusi.

– Parlando della musica nel 2019: quali band hanno colpito, di recente, la vostra attenzione? Avete qualche prezioso suggerimento da regalarci?

Graham Cunnington: Tutti noi abbiamo gusti musicali piuttosto diversi e ascoltiamo diversi tipi di musica. Personalmente, sono rimasto piuttosto colpito da alcuni dei gruppi con cui abbiamo suonato negli Stati Uniti di recente. Su tutti, il gruppo islandese femminile Kaelen Mikla.

Poi, sempre fra le nuove belle scoperte includerei anche altri artisti come Gazelle Twin, Shiva Feshareki, Shelley Parker, Puce Mary, Aja, Orphx e Ancient Methods. GC

Paul Jamrozy: Invece io, personalmente parlando, sono attratto ultimamente anche da altro, da nuove sonorità: beat afro, house sudafricana ed imperial. Black Unit, Giant Swan, Black Coffee, Ape, Map 71, Kate Tempest e Tim Hecker.

Paul Jamrozy e Graham Cunnington
Intervista di Bruno Pecchioli per Qube Music