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Soundtrack of the Week: Van Halen – Fools (1980)

Una scelta quasi banale questa volta, ma in molti comprenderete le ragioni. Qualcuno pochi giorni fa mi ha detto, sguardo basso e sorriso amaro, che secondo lui pochissimi hanno compreso veramente l’importanza che ha avuto Edward “Eddie” Van Halen nella storia della musica moderna. E viene quasi da dargli ragione, vista la mole di shredders (o aspiranti tali) che negli ultimi 20 anni sono stati sfornati dalle accademie o si sono fatti da soli, senza dimenticare la piega qualitativa generale che ormai ha preso la produzione mainstream. In entrambi i casi, parlare di arte è diventato oggi molto azzardato, poiché persino qui è venuto a insinuarsi da tempo il germe della competizione, della gara a chi “ce l’ha più lungo”, lasciando indietro tutta la purezza e una serie di valori che ormai sembra possedere solo un’idea romantica di “artista”. Eddie Van Halen era un fenomeno della chitarra, senza il pallino della competizione (se non atta all’auto-miglioramento). La velocità, i bending tirati fino al tono e mezzo/ due toni, la perfezione del suo tapping che a molti suonano come delle peculiarità imprescindibili, risultano essere in realtà dei tratti accessori di un talento assai più grande: quello di comporre canzoni in grado di mescolare fra loro hard rock, pop e wave, fino a lasciare il segno non solo negli anni ’80. Del resto, siamo noi alla fine ad eleggere i nostri “eroi” dell’epoca, e l’unica cosa buona da fare è continuare a parlare di loro anche in futuro (soprattutto alle nuove generazioni). In attesa di vederne nascere di nuovi.

Fools, brano racchiuso nell’album Women and children first (1980), vuole fare da colonna sonora, stavolta, a una settimana quasi bollente, in senso positivo e non. La scuola, in qualche modo, ne è uscita protagonista assoluta, o almeno una certa concezione di essa. Perché se guardiamo in Italia troviamo il bidello scanner di San Gennaro Vesuviano (Napoli), o l’insegnante che schiaffeggia un alunno, nel Salernitano, perché si rifiutava di indossare la mascherina in classe. Ci sono poi le medaglie d’oro al “Valor Civile” a Willy Monteiro e don Malgesini, in quanto luminosi esempi di generosità e fratellanza per nuove generazioni. Un gesto simbolico e dignitoso da parte di Sergio Mattarella, ma al quale probabilmente i due ragazzi avrebbero preferito una vita più lunga e spesa in una società propriamente “civile”. E nel frattempo, il governo Conte si trova costretto a emanare un nuovo DPCM (oltre a prolungare fino al 31 gennaio lo stato d’emergenza) di fronte all’impennata di nuovi casi di Covid-19 (dovuti soprattutto a un maggior numero di tamponi effettuati), alle scuole che arrancano per far fronte ai contagi (come se il problema della mancanza di insegnanti non fosse già abbastanza), alle code per il “tampone drive in”, e al rischio, quindi, di un secondo lockdown. Però c’è ancora chi, riparandosi dietro la bandiera della democrazia, gioca a fare ancora il negazionista o l’immortale, sbattendosene allegramente del prossimo.

Fuori dall’Italia, la settimana mediatica ha avuto fra i suoi focus principali il “Trump post-ricovero da coronavirus”, che ai microfoni dei giornalisti ha dichiarato di esserne uscito più forte di prima, ma ahinoi! di certo non più saggio. Ragion per cui è toccato ai vicepresidenti Kamala Harris e Mike Pence fare le veci dei rispettivi leader nel loro primo (ed unico) dibattito, dove la democratica ha sicuramente convinto più del suo rivale. Nel frattempo, gli americani sono in attesa di apprendere dalla Commissione Usa per i dibattiti presidenziali quali saranno (e in che modalità) i prossimi appuntamenti che vedranno contrapporsi Trump e Biden, prima delle elezioni di novembre.

A questo punto, si torna in Europa per fare doverosamente tappa in Svezia, dove il consueto appuntamento con l’assegnazione dei premi Nobel si è tinto piacevolmente di rosa, quest’anno. Andrea Ghez (assieme ai colleghi Roger Penrose e Reinhard Genzel) è stata insignita del riconoscimento più prestigioso al mondo nel campo della fisica per le scoperte relative alla formazione dei buchi neri (che caratterizzerebbe anche il centro della nostra galassia, la Via Lattea). Risultando, così, la quarta donna dal 1903 a ricevere il suddetto premio. A farle compagnia, ci sono state anche la poetessa Louise Glück (Nobel per la Letteratura, per aver reso con la sua inconfondibile voce l’esperienza individuale una meraviglia universale) e Emmanuelle Charpentier con Jennifer ADoudna (Nobel per la Chimica, grazie alle loro rivoluzionarie scoperte sul DNA).

Premi, riconoscimenti, bug del sistema d’istruzione, sentenze storiche (come quella che ha visto condannati gli estremisti criminali di destra del partito di Alba Dorata, in Grecia). La riflessione finale non può che legarsi a una tenera idea, quasi utopica, mentre le ultime note dei Van Halen sfumano: quella di una società globale non più retta dal bisogno di competizione, dall’intolleranza di pensiero (sebbene viga il paradosso di Karl Popper), o la necessità di assegnare premi che riconoscano quell’eccellenza che in ogni momento ciascuno di noi può mettere al servizio dell’altro. Ma se per ottenere questo occorre partire da una rivoluzione socio-culturale, allora è l’idea che portiamo ancora avanti di scuola a doversi necessariamente rinnovare.  

Jacopo Ventura