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Salmo: PLAYLIST [Recensione]

Lo scorso settembre è uscito “90MIN”, il nuovo singolo di Salmo, che ha aperto le danze per il nuovo album “PLAYLIST”, uscito il 9 novembre 2018. 

Dopo aver infranto tutti i record su Spotify sia con il singolo “90 MIN” sia con l’album “Playlist” in testa alle classifiche FIMI-GfK, è stato anche il primo artista italiano a lanciare in esclusiva su Netflix un video musicale e ad avere un canale dedicato sul celebre sito hard “Pornhub” dove, con un’operazione di marketing fuori dagli schemi, ha lanciato il nuovo album. Salmo, dopo il triplo disco di platino per “Playlist”, è stato anche il primo artista italiano a collocarsi nella global chart di Spotify con 8 brani.

“Playlist” si apre con 90MIN, un racconto degli orrori che rappresenta senza filtri la nostra società dell’odio e dell’ignoranza. Sin da subito si capiscono, quindi, le serie intenzioni di Salmo che già dalla scelta del titolo sembra voler deridere quella che sembra essere diventata la musica oggi, una raccolta di Playlist. La Playlist di Salmo non risparmia nessuno, racconta l’Italia e tradisce il suo disgusto per ciò che lo circonda in ogni ambito. A dispetto del titolo la playlist di Salmo è però composta da brani che seguono un filo logico e che hanno dei suoni molto coerenti; salvo un divertissement punk/rock, ci troviamo di fronte a un vero e proprio album, a dispetto delle provocazioni.

Con “Playlist” Salmo ci propone un album nudo, crudo, violento e sincero. Un album che è lo specchio dell’artista che è riuscito a dominare le classifiche contrastando tutto quello che è mainstream, dalla politica all’arte; un album che non ha paura di schierarsi e di prendere posizione, riflesso di un artista che dice sempre ciò che pensa senza aver paura di perdere fan. Si tratta di 13 capolavori di purezza artistica, che ancora una volta dimostrano come al momento la scena rap sia quella che in Italia ha più coraggio nel dire le cose, senza distaccarsi dalla realtà.

Che dire di “Stai Zitto” dove il nostro si incontra con Fabri Fibra per cantarcele (anzi rapparcele) a dovere, con delle rime che non risparmiano nessuno e che sviscerano alla loro maniera il concetto del meglio tacere se non sai ciò che dici.

In tutta la tracklist c’è un solo brano non contrassegnato come explicit (solo perché strumentale), cosa che ci fa capire come i testi di Salmo non si risparmino su nulla. Da incorniciare l’incontro di due titani della scena in “Dispovery Channel”, la feat. con Nitro.

I toni si rilassano su pochi brani, quali “Sparare alla luna” con l’azzeccatissimo feat. di Coez e ne “Il cielo nella stanza” ft. Nstasia, il brano più romantico del disco, ricco di citazioni ai cantautori, probabilmente il primo in cui Salmo si mostra così vulnerabile.

In “PXM” c’è una grande verità: gli scrittori non muoiono mai, esistono per sempre.

Bassi distorti e ritmi frenetici in “Tiè”, intermezzo semistrumentale, dove l’artista sposta i suoni verso i lidi del rock, genere che ultimamente sembra tentare la scena rap/trap. Il disco si avvia verso il finale con il singolone “Perdonami” e l’introspettiva “Lunedì”.

“Playlist” è uno di quegli album da avere, uno di quei lavori che sono destinati a restare e ad essere attuali anche dopo molti anni.

Recensione a cura di Egle Taccia