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Romina Falconi: “Biondologia”. LA RECENSIONE

A distanza di quasi quattro anni da “Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio”, Romina Falconi ritorna con “Biondologia – L’arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso”, pubblicato il 15 Marzo 2019.
L’album si compone di 12 tracce, attraverso cui la diva più irriverente del pop italiano ci introduce in una dimensione tanto caotica quanto autentica ed universale. La musica incontra il relativismo psicologico e si frammenta in una molteplicità di mondi diversi, a cui corrispondono le infinite contraddizioni dell’io.

Il disco si apre con “Poesia nera”, con una Romina che, come una strega che cova rimpianti e maledizioni nel buio del suo antro, lontana da lupi affamati di cuori, tinge la tela dei suoi ricordi con il colore più opaco che ci sia (“Gronda sangue, ma è sempre il mio cuore; ho vinto ogni guerra persa, ma non ha importanza”). Il conflitto, che alberga nella sua anima, è acutamente analizzato ne “Le 5 fasi del dolore”, che, in ordine, sono: il rifiuto, la rabbia, la contrattazione, la tristezza e l’accettazione. L’autocommiserazione si esplica in tentazioni, visite mediche e messaggi senza risposta (“Dove hai imparato a scappare? Chi ti autorizza a scordare? Dove hai imparato a correre via da me?”)  prima di divenire resilienza. Il brano è stato accompagnato da un video documentario, diretto da Saverio Corriero, ed è stato sviluppato sulla teoria dell’elaborazione del lutto di Elisabeth Kubler Ross, celebre psichiatra svizzera. Il raggio d’azione della comunicazione emotiva è stato, successivamente, ampliato dalla stessa Romina attraverso l’apertura di un centro d’ascolto per cuori infranti, attivo dall’11 ottobre 2018 al 10 novembre 2018.

E’ il momento di “Vuoi l’amante”: questa volta la dipendenza affettiva è raccontata attraverso la figura dell’amante. Siamo, però, parecchio distanti da storie appassionanti come quella di Pericle, che, per amore della sua Aspasia, ripudierà sua moglie o quella di Anna Karenina, che, contro ogni convenzione, lascerà suo marito per amore del conte Vronskij.
Il nostro adultero è bugiardo, schivo, meschino ed incapace di rinunciare ad una vita che gli ha probabilmente assicurato un buon successo ed un’invidiabile reputazione per la sua amante (“Scema, a casa non mi aspetta nessuno. Cretina, ogni tormento per lui è inopportuno”).

Si prosegue con “Troppo tardi”: il dissidio interiore è espresso dal desiderio di risentire la voce dell’amato e dall’orgoglio, da una distanza che pesa e da una lontananza strettamente necessaria (“Mi manchi, ma io non ti chiamo. Vorrei, ma piuttosto mi sparo”) e culmina in una frase oramai iconica: “chiusa una porta, si aprirà ‘sto cazzo”.
La traccia successiva, LATTE+, è una sorta di sequel del brano precedente: il senso di autodistruzione è impreziosito dall’incontro fra elettropop e trap e sembra finalmente mutare in consapevolezza (“Ora che mi sveglio, mi giro nel mio letto e mi accorgo che non esisti, ma adesso guardo meglio: ti ho lasciato sotto il letto e da lì non esci più”). Il sarcasmo la fa da padrone, poi, in “Cadono saponette”, primo singolo dell’album: la metafora della saponetta è nota a tutti e viene generalmente utilizzata in riferimento alle sventure quotidiane, a cui ognuno di noi è sottoposto (“Cadono saponette, ormai so piegarmi bene. Tu, che eviti il dolore, dimmi un po’ come si fa!”).

Fra inchini dolorosi, querele e sicari, Romina intende soprattutto ricordare che per ricominciare ad amare se stessi non è mai troppo tardi. Alla saccenteria ed ai deliri di onnipotenza altrui risponde con “Sei mejo te”, che tuona contro l’amato, ma allo stesso tempo richiama contrasti generazionali che sono all’ordine del giorno a suon di “ai suoi tempi era tutto perfetto e tu non vali nulla, nulla; a chi è nato prima della gallina, su, levateje i social”. I toni si smorzano con “Tienimi ancora”: la paura del futuro consuma Romina ed è scandita da acuti che rivelano una veste inedita, intima (“Abbandonarmi a te non mi va per niente, ma ho il corpo pieno delle tue impronte, ingombranti come i segni delle fruste”).

La nona traccia è “Sex tape”, che si sviluppa su un sound pop rock e vede Romina giocare con le proprie fragilità: il ricatto per un video amatoriale diventa l’occasione celebrare il proprio corpo senza freni inibitori, contro ogni forma di repressione e di becero maschilismo (“Di nascosto mi hai fatto un sex tape, ma, se vengo bene, lo vendo in blu-ray”).

E’ il turno di “Ringrazia che sono una signora”: la cantante intende esercitare un controllo duraturo sulla sua rabbia e rispondere all’istinto ed al desiderio di vendetta con razionalità ed una buona dose di indifferenza…o, almeno, ci prova ( “M’incazzo come un’ape, ti buco tutte le ruote. Niente vendetta prometto. Fuori sorrido, ma dentro ti vorrei scuoiare”).

Ho messo in conto la tua assenza, non mi vedo più intatta”: con queste parole arriva “Ci vediamo presto”, unica power ballad del disco. La poesia nera si tinge di sfumature dorate ed il senso di consapevolezza rende nitida l’ambita meta. Con “Buona vita, arrivederci” termina il viaggio di Romina e di tutti coloro che hanno rinunciato ad una parte di sé per amore, senza risparmiare neppure un battito. Che possiate ritrovare voi stessi, anche “quando finirà l’allegria del gin tonic”!

VOTO: 8.5/10

Vincenzo Parretta