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Riflettori puntati su 6ix9ine

Dai problemi giudiziari alle accuse a Billboard, passando per la faida social con Snoop Dogg, il rapper di New York si è preso il centro dell’attenzione nel corso degli ultimi mesi

Tattoo facciali, capelli color arcobaleno e vestiti appariscenti sono i tratti distintivi di un personaggio che nel corso degli ultimi mesi, per svariate ragioni, vediamo spesso citato dai media e sui social network: stiamo parlando di 6ix9ine aka Tekashi, pseudonimo artistico di Daniel Hernandez, rapper statunitense dalle note origini latine. Il nativo di Brooklyn è salito (nuovamente) alla ribalta in questi ultimi giorni dopo una serie di accuse verso Billboard ed Ariana Grande: secondo 6ix9ine infatti la Hot 100 Chart non rispecchierebbe valori reali a livello di vendite ed ascolti. Tale accusa è basata su un aumento ritenuto sospetto delle vendite del nuovo singolo della Grande insieme a Justin Bieber (Stuck with U), schizzati in poche ore in prima posizione. Inoltre, Hernandez non si spiega come il suo singolo Gooba, rilasciato il giorno del suo ventiquattresimo compleanno poco dopo la fine della sua detenzione in prigione, non abbia raggiunto la prima posizione di questa classifica nonostante i numeri paurosi ottenuti su Youtube: infatti, tale singolo detiene ora come ora il record per il maggior numero di visualizzazioni ottenute da un brano entro 24 ore dalla pubblicazione, ben 41 milioni, mentre in generale ha oggi superato le 200 milioni di views.

Questa “faida” con Billboard e gli artisti citati in precedenza è però solamente l’ultima di una lunga lista di controversie nel quale il nome di Hernandez è in prima linea: fin dal suo esordio, nel 2017, con il singolo di debutto (commerciale) Gummo, certificato tra l’altro disco di platino, 6ix9ine ha sempre fatto parlare di sé soprattutto per vicende extra-artistiche e riguardanti la sua vita privata o il suo rapporto con i colleghi. Il punto di svolta è stato sicuramente l’arresto del 2018, con molteplici capi di accusa imputati a lui e alla gang alla quale era affiliato, i 9 Trey Bloods. Bisogna sicuramente puntualizzare come Hernandez fosse e non sia più affiliato alla gang, siccome per evitare una pena che avrebbe potuto raggiungere 47 anni totali di detenzione, il rapper newyorkese ha deciso di patteggiare e testimoniare contro i suoi ex compagni, guadagnandosi le antipatie della stragrande maggioranza della scena hip-hop statunitense (e non solo), che ha inizato a guardarlo come uno snitch (dispregiativo con cui viene definito chi tradisce i propri affiliati collaborando con la giustizia). Dai 47 ipotetici anni, la pena per 6ix9ine è stata ridotta a circa due anni, subendo un’ulteriore modifica ad aprile, quando il rapper è stato scarcerato in seguito all’emergenza sanitaria in corso (soffrirebbe infatti di asma) e dovrà quindi scontare ai domiciliari il rimanente della detenzione, fino a luglio 2020.

Inoltre, in questi primi giorni post-detenzione 6ix9ine sta facendo parlare di sé non solo per il singolo da record e per le accuse a Billboard, quanto anche per una faida social con una vera e propria colonna portante dell’hip-hop, vale a dire Snoop Dogg: Hernandez ha infatti fatto capire come le critiche a lui rivolte da parte di Snoop riguardo la sua collaborazione con la giustizia siano altamente ipocrite, siccome anche Snoop Dogg stesso avrebbe collaborato con le forze dell’ordine in passato. Come se non bastasse, sempre tramite lo stesso social network 6ix9ine ha fatto sapere di avere a disposizione una vera e propria lista di rapper che avrebbero collaborato con la giustizia, di cui lui è venuto a conoscenza dopo il suo patteggiamento. Chiaramente la risposta di Snoop non si è fatta aspettare molto, con le accuse rispedite al mittente insieme a qualche minaccia neanche troppo velata da parte del californiano, che ha intimato 6ix9ine di pensare al suo business e smettere di provocarlo.

Per concludere, è chiaro che 6ix9ine sia un artista che per il genere musicale che propone, una sorta di trap iperaggressiva che non bada molto alle liriche o al flow, quanto piuttosto allo stile vocale e visivo, possa dividere letteralmente il pubblico in due parti, tra l’apprezzarlo e il non tollerarlo, senza una sorta di via di mezzo. Al di fuori della sfera prettamente artistica però, il giovane di Brooklyn ha imparato a fare dannatamente bene una regola fissa del marketing e del mondo della musica e dello spettacolo: bene o male, l’importante è che se ne parli.

Christian Settecerze