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Recensione: “IX”, Johnny Dal Basso

Un concentrato di energia, a cavallo tra rock anni cinquanta e contemporaneità

DISCO: IX
ARTISTA: JOHNNY DAL BASSO
LABEL: BETA PRODUZIONI/GOODFELLAS
ANNO: 2016

Si chiama “IX”, ma è il secondo lavoro discografico per il giovane one man band Johnny Dal Basso, anticipato dal singolo “Isabella”. Uscito per Beta Produzioni e distribuito da Goodfellas, interamente suonato e prodotto da Dal Basso, “IX” si compone di dieci tracce di cui una ghost track finale, suonate in presa diretta, registrate e missate in analogico in una sola settimana.

Conseguenza naturale pertanto è proprio una sensazione di scatto, getto, impatto, che questi brani lasciano all’ascoltatore, ed è proprio ad una polaroid ad esempio che potrebbero accomunarsi, tanto per l’immediatezza quanto per la nitidezza della dichiarazione d’intenti che Dal Basso attua fin dalla prima canzone che apre l’album.

Già con “Lei è (il Diavolo per me)” infatti il giovane artista, nonostante abbia alle spalle appena tre anni di operato musicale, dà un’impronta ben precisa al lavoro in questione, nonché un messaggio ben chiaro al fruitore: che si aspetti pure del rock ‘n’roll con tutti i fronzoli, le distorsioni, le casse dritte e le sperimentazioni del caso, un sound martellante e trascinante, a metà tra il rockabilly di una volta, un elvisianesimo rivisitato sui generis e gli esperimenti avanguardisti propri degli anni duemila. Ci vuole un orecchio tosto insomma, e chiunque ne sia sprovvisto non coglierà il plus ultra di questo album.

Testi in italiano originali, curiosi ed intriganti vanno a sposare le sonorità di cui sopra, rasentando mai la banalità stilistica. Di stile senza dubbio il giovane non manca per l’appunto, anche se per ciò che concernerà i lavori futuri è forse raccomandabile una maggiore eterogeneità, anche qualora volesse dire tradizione formale, perché spesso è proprio con la semplicità che i conti non tornano.

Punti a favore di Johnny Dal Basso comunque sono indubbiamente un’esecuzione tecnico-sonora impeccabile e una maturazione precoce ma comunque apprezzabile della propria identità stilistico-musicale, il che, al giorno d’oggi, inteso spesso come ripetitività e carenza di nuovo, non è certo poco.

Si segnalano in particolare i brani: “Lorenna”, “Ti sfido”, “Nati dal disordine”, “Isabella”.

Francesca Amodio