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Quoroom: “Abbiamo bevuto tutto quel che è stato pagato?” [L’Intervista]

“Abbiamo bevuto tutto quel che è stato pagato?” è il nuovo progetto musicale dei QUOROOM, band cantautorale con spunti in chiave “popolare” e prog. Per l’occasione abbiamo scambiato due chiacchiere con Mirko, ideatore ed ispiratore della formazione musicale, che ci ha raccontato tante cose su questo progetto, spaziando dalle sue origini fino ad oggi:

– Perché hai iniziato a suonare?

Da piccolo si accorsero che non distruggevo subito i dispositivi audio, a differenza delle macchinine e di altri giocattoli, ero evidentemente predestinato a questa dolcissima “sofferenza” forse anche perché, essendo ipovedente al 98% non avevo chances, se non quelle di riconoscermi nella musica, o nei dettagli che arrivavano attraverso l’udito, si perché oltre ad amare e a divenire un po’ alla volta musicista, mi appassionai alla radio, ai suoi tempi tecnici, ai suoi suoni d’uscita, ad esempio, ancora oggi, saprei riconoscere una radio dall’altra, ovviamente tra le mie preferite, già solo dall’equalizzazione e dalla compressione con cui escono le canzoni mentre smanetto con il manopolone… Ho iniziato scrivendo poesie, poi mettendo a punto quel che imparavo con i primi Bontempi, e poi con la mia prima keytar Yamaha, per poi passare alle percussioni, finendo così al canto. diciamo che non ho avuto scelta, peccato che la mia famiglia, nella sua ingenua “ignoranza” dettata anche forse dal fatto che essendo di ceto medio basso, le premesse non permettevano certi lussi, non mi ha mai sostenuto negli studi, quindi tutto quel che so l’ho imparato da me, bene o male che sia.

– Quali sono stati i tre momenti più importanti della tua vita per diventare l’artista che sei oggi?

Per l’appunto l’ipovisione, che mi ha impedito di praticare sport che sognavo, come il motociclismo. Per come son fatto, mi sarei ammazzato subito, sono sempre e comunque stato uno scavezzacollo.

Vedere l’omino del gas che veniva (successe 3 o 4 volte credo) a chiudere il contattore per morosità, e vedere mia madre disperarsi nel chiedergli di temporeggiare, mi distruggeva l’anima, al punto da fantasticare e scrivere cose che mi portassero lontano da quel che vedevo.

Il terzo, l’ho capito da cantante, quello “svarione” che ti viene quando affronti un passaggio difficilissimo di un pezzo in particolare, che rallenta probabilmente l’ossigenazione del cervello, dandoti la sensazione di non farcela, una meravigliosa sensazione di non farcela, che però è accompagnata anche dalla consapevolezza di saper quel che si sta facendo, sembra quasi uno sballo di qualche strano tipo di droga, passa subito, ma lì per lì ti aggrappi all’asta del microfono e aspetti felice la soddisfazione di aver portato a casa il risultato. So di non provare solo io questa cosa, per cui non sono del tutto pazzo, ma fidatevi che pagherei per provare ad ogni esibizione quei dieci secondi di delirio.

Ne aggiungo un quarto, la mia faccia tosta, il mio amore spassionato nel donarmi al pubblico sentendomi a casa sia davanti al microfono, sia facendo radio, sia sul palco…

– Mirko, parlaci del tuo (o meglio del vostro) ultimo lavoro…

Con un cantautore con cui collaborai diversi anni fa, da 6 anni abbiamo messo in piedi un progetto, non un gruppo, i QUOROOM, progetto cantautorale che alla prima prova ruppe il ghiaccio con “Pezzi di Vetro” canzone che vanta una miriade di accordi, e non adatta abitualmente ad essere la prima per rompere il ghiaccio e fare amalgama, poi mettemmo insieme un repertorio di una cinquantina di cover riarrangiate per chitarra e voce, e una decina di inediti, nati e cresciuti un po’ grazie all’esperienza delle cover, altre nate insieme di getto, altre messe sul tavolo da me o dal mio “Socio” Fabrizio Catino, ottimo chitarrista accompagnatore e grande compositore, Abbiamo scremato e registrato un album molto breve, dura 34 minuti con 6 inediti e 2 cover, un vero e proprio biglietto da visita, “Samarcanda” e “Pezzi di vetro”, la prima in chiave prog, la seconda per omaggiare la nostra intenzione iniziale con un pezzo molto importante per entrambi.

Gli inediti, eh quelli sono da scoprire, e credo che nel cassetto abbiamo ormai già altri 2 album pronti, più o meno…

L’album si chiama “Abbiamo bevuto tutto quel che è stato pagato?” lo so, ve lo ricorderete solo sbagliandolo, ma è stata una frase importante per noi, per cui nonostante in molti ce l’avessero sconsigliato, abbiamo mantenuto la volontà di chiamarlo così. Edito da AreaSonica Records.

Abbiamo scelto il nome Quoroom, perché volevamo che il nostro fosse un progetto estremamente popolare, cioè non in termini di notorietà, ma di accessibilità, e cosa c’è di più popolare del quorum raggiunto da un referendum? Ecco, noi abbiamo messo del nostro sostituendo la seconda u con due oo per omaggiare anche i luoghi in cui provavamo e per un anagrammatico giuoco di parole

– Qual è la difficoltà più importante che si incontra nella vostra professione?

L’invidia, di molti troppi colleghi, e la mole di immondizia in termini di offerte per farti emergere che c’è in giro. Non siamo star, so che dobbiamo sudarcelo sul campo il “successo”, onestamente a più di quarant’anni, neanche te lo imponi più come obiettivo, ma volendo arrivare alle persone, col tuo lavoro, purtroppo in troppi se ne approfittano, e solo se sei consigliato bene non butti soldi e tempo, e purtroppo, nel mondo della musica emergente esistono solo due categorie, chi è stato fregato almeno una volta e chi ancora no… Poi sicuramente, se deve andare vai, perché insindacabile è il fare breccia nell’orecchio e nel cuore di chi ascolta, puoi avere il management migliore al mondo, pagarlo fior di lingotti d’oro, ma se non arrivi dove devi arrivare non puoi dar la colpa a nessuno…

 

– Quali novità avete in cantiere per il futuro?

Coi turnisti e col nostro produttore Marino Deangeli, già produttore per i Rumatera, Jalisse, Canzian, Marky Ramones etc… etc…, abbiamo messo in piedi lo spettacolo relativo all’album di cui sopra per i palchi più importanti, che son sicuro arriveranno, mentre con un altro chitarrista abbiamo messo a punto tutto il nostro repertorio per le situazioni più piccole, i bacari veneziani, da cui veniamo, le locande, le bettole, le strade, non i pub, perché non facendo tributi rock, non ci vogliono…

Poi registrare il secondo disco e far innamorare mio figlio Daniele, di soli tre anni, della musica.

– Su quali canali social e streaming siete attivi? Facebook, Instagram, Spotify, YouTube…

Ovviamente siamo distribuiti in tutte le piattaforme di questa terra, ormai sai com’è?! Compri un pacchetto per cui chi ti cerca ti trova ovunque. Sui social, essendo io l’unico interattivo, per di più come vi dicevo sopra, molto ciecato, quello in cui bazzichiamo di più è sicuramente Facebook: il più “ignorante” e versatile, il più semplice e accessibile a tutti. E poi ovviamente abbiamo un canale Instagram ed uno Twitter, che non potevano mancare. Ma abbiamo anche un sito che raccoglie tutti i feed di quel che andiamo a pubblicare, che è www.quoroomband.com