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#NetflixAndMusic: I migliori documentari sulla musica, ep. 3

Eccoci tornati con il nostro appuntamento settimanale, arrivato oggi al terzo episodio. Dopo Nina Simone e Quincy Jones, quest’altro docufilm nella classifica dei migliori cinque documentari originali Netflix sul mondo della musica (secondo IMDb) riguarda un’altra leggenda, o meglio ancora altre due leggende. Andiamo quindi a vedere quale documentario si piazza al gradino più basso di questo particolare podio.

#3 : Rolling Thunder Revue: Martin Scorsese racconta Bob Dylan (2019), 7.7/10

Martin Scorsese e Bob Dylan: già soltanto leggere l’accostamento di questi due nomi nel titolo dovrebbe spingere ogni appassionato di cinema e musica a cliccare il tasto Riproduci e osservare in silenzio ciò che due leggende contemporanee hanno da dirci. L’argomento in questione è già di per sé molto interessante, vale a dire il Rolling Thunder Revue, cioè il tour itinerante a cui Bob Dylan diede il via nell’estate del 1975, per portare in gran parte degli Stati Uniti un’allegra compagnia di performer di vario genere come Joan Baez, Patti Smith e Allen Ginsberg.

Scorsese ci mostra però già dai primi minuti come il racconto di questo tour circense sia solo il background per qualcosa di più: le immagini ci catapultano infatti direttamente nel lontano ‘75, mentre una delle prime affermazioni di Dylan è di non ricordare poi molto di “qualcosa successa 40 anni fa”. Subito dopo prende il via un turbinio di immagini e video inediti dell’epoca, come le prove prima del tour in casa Dylan o l’intervista a Ginsberg, spezzati poi da interviste a chi il tour lo ha vissuto in prima persona, come la Baez, il chitarrista Ramblin’ John Elliot, il cantautore Ronald Hawkins e, ovviamente, Bob Dylan. Proprio quando lo spettatore viene catapultato nel presente, però, l’occhio più attento noterà come qualcosa non torni: difatti, le interviste raccolte da Scorsese non sono tutte riferite a personalità ed avvenimenti reali, come ad esempio la meta-intervista all’attrice Sharon Stone, interprete di sé stessa.

Il docufilm è quindi un intrecciarsi di realtà e fantasia, a metà strada tra la celebrazione di un’idea tanto folle quanto innovativa, una riflessione sul mondo contemporaneo e uno pseudo documentario à la The Office, tutto molto consono allo stile Bob Dylan; allo spettatore si richiede dunque un ascolto ed una visione interessati, pronti ad aprire il primo browser a portata di mano per ricercare quanto ci sia di vero e quanto invece sia stato creato su misura per incantare e confondere il pubblico: due cose che due maestri come Dylan e Scorsese, ognuno nel proprio campo, hanno sempre fatto egregiamente.

Chiaramente, non siamo di fronte a ciò che Scorsese ci aveva proposto 15 anni fa, vale a dire No Direction Home: Bob Dylan, docufilm realistico che ripercorre la vita e l’influenza che la carriera di Dylan ha avuto sul mondo moderno. Si può infatti dire in conclusione che un documentario (?) del genere, molto lontano dall’essere canonico e puramente celebrativo nei confronti di un artista o di un evento, può tanto attirare e affascinare lo spettatore incuriosito e dai gusti più particolari quanto far storcere il naso a chi nel genere documentaristico è sempre alla ricerca della pura e cruda verità; lasciamo quindi allo spettatore la scelta, se dev’essercene una, tra apprezzamento e rifiuto.

Christian Settecerze