Netflix & Music NEWS

#NetflixAndMusic: I migliori documentari sulla musica, ep. 1

L’arrivo di Netflix in Italia nell’ormai lontano 2015 ha letteralmente rivoluzionato il nostro modo di godere del tempo libero; ciò che prima era possibile vedere solo al cinema o tra le griglie dei canali tv, oppure in rete tra pop-up molesti e rischiosi per la salute dei nostri dispositivi, è oggi a portata di click in maniera del tutto legale e ad un prezzo decisamente contenuto. Non solo Netflix ha cominciato ad offrire sul suo catalogo online film, serie tv, documentari e show di altre grandi case di produzione, mostrando e aprendo la via a diverse compagnie quali Apple, Amazon e (recentemente) Disney, ma ha anche iniziato fin da subito, ancor prima dell’arrivo della piattaforma nel mercato italiano, a produrre contenuti di tasca propria, soprattutto serie tv.

Tra i diversi contenuti prodotti, non mancano sicuramente interessanti documentari che, dando voce ad esperti e narratori, mostrano il mondo nelle sue diverse sfaccettature; politica, economia, società, sesso, crimini, cultura pop e grandi personalità sono tra gli argomenti su cui possiamo acculturarci ed informarci su Netflix. Tra i vari generi e temi a disposizione, proprio per l’argomento “Musica” la scelta è piuttosto ampia, ed è quindi più che giusto fare una selezione tra contenuti considerati di qualità e contenuti che pubblico e critica hanno ritenuto meno validi; per aiutarvi in questa selezione, andiamo quindi a vedere quali sono, secondo la nota piattaforma online IMDb, i migliori cinque documentari a tema musicale prodotti da Netflix. Ogni settimana vi presenteremo un docufilm o una docuserie differente, in ordine crescente di apprezzamento da parte degli utenti di IMDb; mettetevi comodi, dunque, e preparatevi a premere il tasto Play.

#5 : What happened, miss Simone? (2015), 7.6/10

Pubblicato nel 2015, questo docufilm di circa un’ora e mezza racconta attraverso interviste a familiari e amici, video inediti, splendide immagini e documenti dell’epoca la vita e la carriera di Nina Simone, una delle figure più controverse nella storia della black music, cercando anche di rispondere alla domanda che apre le porte del docufilm. l titolo particolare del documentario trae infatti spunto da una citazione di Maya Angelou, poetessa afroamericana ed amica della Simone, intenta a porsi una domanda che viene naturale a chiunque abbia letto, sentito nel dettaglio o visto da vicino la storia di Nina: cos’è successo, miss Simone?

La vita di Nina, così come la sua personalità, vengono ritratte in questo documentario in tutta la loro complicatezza: divisa tra l’ambizione ad una carriera senza eguali e la rabbia che il peso di questa carriera le provocava, tra ribellione al potere politico e sociale e sottomissione al potere di un marito abusivo, la High Priestess of soul è stata una delle artiste più iconiche ma allo stesso tempo più criptiche del secolo scorso.

Liz Garbus, regista del documentario, ha deciso di mostrare al pubblico non solo la carriera di Nina, raccontata attraverso le fasi salienti e le canzoni più iconiche, ma anche di ripercorrere i passi tracciati dalla sua instabile personalità, che solo sul finire della sua vita troverà una valida diagnosi medica, cioè “disturbo bipolare”.

Dagli inizi nei night club fino alla fine della sua carriera in Europa, rimessa in piedi grazie all’uso di psicofarmaci, passando per i controversi anni ‘60 e la questione razziale negli Stati Uniti che tanto ha influito sulle scelte e la carriera della Simone, quella di rivivere la vita di una delle Hall of Famer della musica è un’opportunità imperdibile, sebbene lasci comunque un senso di tristezza a causa dei turbamenti che l’hanno accompagnata per gran parte della sua vita e che vediamo schiettamente raccontati sul nostro schermo; inoltre, è sempre un piacere poter riascoltare i brani più discussi ed iconici della grande Nina, come Mississipi Goddamm e Ain’t got no – I got Life, oltre che rivedere filmati originali delle sue esibizioni dal vivo, sempre molto particolari e toccanti.

Una menzione speciale va infine allo splendido utilizzo di documenti dell’epoca e delle interviste alle persone più vicine alla cantante nativa di Tryon scomparsa nel 2003, come la figlia Lisa Simone Kelly e il suo chitarrista Al Schackman; se i primi danno infatti una grande sensazione di autenticità degli eventi raccontati, le parole delle persone care a Nina regalano un tocco molto intimo e familiare alla storia narrata.

Christian Settecerze