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MASSIMO VOLUME: Il Nuotatore

“il Nuotatore”, settimo disco in studio di quella che può essere considerata, senza dubbio alcuno, una delle band più influenti della scena italiana anni novanta, fonte di influenza ed ispirazione per un’intera generazione e poi, ancora, per quelle ancora a venire, arriva dopo 6 anni di silenzio da quel “Aspettando i barbari” (2013 ndr) che così bene impressionò critica e pubblico.

Doverosa premessa letteraria: il disco prende in prestito il titolo a uno dei racconti più sorprendenti di John Cheever ed, ascoltandolo, appare piuttosto evidente la volontà di essenzializzarlo nelle sonorità.

Dopo, infatti, il definitivo abbandono del chitarrista Stefano Pilia (ormai in pianta stabile con gli Afterhours ndr), I Massimo Volume hanno scelto di puntare coscientemente – almeno per ciò che concerne le registrazioni a studio – sul trio delle meraviglie. E quindi chitarra, basso e batteria per dar spazio, appunto, a sonorità più immediate, palpitanti e perché no, a tratti anche inquiete. Parola d’ordine: decostruire. Ed a rimanere difatti concretamente impresse in ciascuna delle nove tracce di cui è composto l’album, sono state, per l’appunto, solo e soltanto le cose essenziali. Ed è stato ancora una volta meraviglioso rendersi conto di come, così poche cose, possano in realtà comunicare ed emozionare ancora così tanto.

Grande merito è certamente da attribuire all’ottima produzione di Giacomo Fiorenza ma, soprattutto, alla progressiva evoluzione di quegli arrangiamenti che, di fatto, hanno costruito la miglior ossatura possibile da guarnire, quindi, con musica ma, soprattutto, parole.

Si perché è difatti un disco essenzialmente parlato, “il Nuotatore”. Un disco che certamente rifugge i banali canoni di quella uniformità musicale tanto in voga oggi e che, però, si guarda bene dal voler sconvolgere, musicalmente parlando. Anzi, la nuova struttura lirica dell’album appare evidente fin dal primissimo ascolto: certamente più narrativa ed avvincente, a discapito dell’esaltazione ad ogni costo.

Ed a proposito di narrativa, non possiamo esimerci dal segnalare ancora una volta la bravura e la pienezza di Emidio Mimì Clementi che, accantonato ormai l’impeto degli esordi, si rivolge al suo pubblico con uno stile espressivo decisamente più maturo e consapevole.

Un essenziale lavoro a tre, quindi, capace di dar vita ad un’opera caratterizzata da una compattezza senza eguali. Una nuova fatica che conferma come, i Massimo Volume, siano riusciti a costruirsi, nel tempo, un’identità esclusiva e perciò, ormai, facilmente riconoscibile.

L’ascolto de “il Nuotatore” è, insomma, un gran bel viaggio. Uno di quei viaggi che ti impone di separare l’anima dal corpo per tuffarti in uno di quei mondi incantati, popolati da miti e leggende. Ma è anche un disco sulla consapevolezza di non poter né dover rimanere rigidi ma tendere, semmai, la mano all’incoerenza. Di fatto, unica e sola garanzia di purezza assoluta.

Bruno Pecchioli