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La Municipàl: BELLISSIMI DIFETTI [RECENSIONE]

E fu così che, i fratelli Tundo, colpirono (e bene) ancora.

Strategicamente anticipato, infatti, da alcuni fra i singoli di maggior successo svelati progressivamente nel corso di tutto il 2018 (Vecchie Dogane, I mondiali del ’18, Italian Polaroid, Mercurio Cromo, Punk Ipa), il 29 marzo scorso, è finalmente venuto alla luce (per l’etichetta discografica luovo, neonato ramo operativo di iCompany dedito allo sviluppo discografico di progetti artistici ndr) il nuovo lavoro del duo leccese: quel “Bellissimi difetti” che conferma, parafrasando quanto citato sulla pagina Facebook ufficiale di Carmine ed Isabella, la rinnovata volontà di “cercare, attraverso musica arte e poesia, di descrivere la propria romantica visione del mondo”.

Se fossimo chiamati a pensare, così di getto, ad una terminologia in grado di sintetizzare al meglio i testi dei 12 pezzi dell’album per quindi poi tentare di unirli tutti in un ipotetico e quanto mai ideale filo conduttore, non avremmo certamente dubbi nel definire “intima” la nuova fatica dei fratelli Tundo. Un’ opera che, ascolto dopo ascolto, pare aver tutte le carte in regola per rivelarsi finanche migliore di una seduta di psicanalisi, considerata la capacità di far emergere insicurezze, fragilità, tormenti ed incubi in questo personalissimo viaggio interiore alla scoperta del “sé”.

Ecco, “Bellissimi difetti” è specialmente questo: è crescita nonché cosciente e progressiva accettazione di se stessi. È come guardarsi allo specchio da una differente prospettiva scoprendosi, quindi, segretamente ed intimamente innamorati di ciò che si vede riflesso. È un far sostanzialmente pace con le mille, personalissime, imperfezioni che, tutto d’un tratto, appaiono in realtà finalmente uniche. E Bellissime.

Ad un ascolto attento, sembrerebbe magari venir meno quel briciolo di sana speranza verso “ciò che sarà domani”. E ciò perché, con “Vecchie dogane” (il brano che chiude il cd nonché il primo singolo pubblicato dal duo ndr), a farla essenzialmente da padrona pare certamente essere l’urgenza di abbandonare un Paese incapace, oggi come oggi, di dar spazio ai sogni. Quei sogni che, invece, caratterizzano – e da sempre – il “pop crepuscolare” del duo leccese.

Bellissimi difetti” è da considerarsi, a tutti gli effetti, un vero e proprio banco di prova della naturale crescita musicale ed artistica del duo originario di Galatina. Un disco, insomma, di notevole spessore artistico impreziosito da sonorità mai banali e testi profondi e riflessivi. Forse, rispetto al più recente passato (“Le nostre guerre perdute”, primo LP datato 2016 ndr), ascoltandolo, si percepisce netta la sensazione di trovarsi di fronte ad un lavoro più forte ed energico corredato, però, da quel giusto mix di dolcezza ed autenticità, tipico delle sinfonie a cui il duo ci ha da sempre abituato.

Insomma, una bella prova di maturità per Carmine ed Isabella che, di questi tempi, ha per noi l’effetto di una vera e propria boccata d’ossigeno da respirare a pieni polmoni in un attuale panorama cantautoriale italiano, più che mai in fervente nonché progressiva evoluzione.

Bruno Pecchioli