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Intervista a Massimiliano Pone di Useless

Una qualsiasi sera di novembre 2018, nel calore analogico dello studio di Massimiliano Pone.

– Iniziamo dalle domande facili: quando e come è nata la tua etichetta e, soprattutto, qual è l’idea che ti ha spinto a farlo?

È nata stasera che ne sto parlando con te, anche se nella mia mente lavora già da diversi anni e l’idea che mi ha spinto a realizzarla è un forte desiderio di contribuire alla conservazione di una tradizione. Ho sempre comprato dischi, li ho cercati, in alcuni casi anche per anni; mi sono trovato a scegliere, in base al disco che stavo per comprare, se acquistare un vinile oppure un CD, una cassetta o anche un mini disc… poi a casa finalmente l’ascolto. Qualche volta deludente, altre volte entusiasmante. Poi la lettura dei testi, dei crediti, la curiosità di leggere dove era stato prodotto, registrato, masterizzato, da chi, in quanto tempo… Oggi a casa la mattina mentre preparo il caffè ascolto un disco che mi prepari alla giornata che sta per iniziare. La sera uno che mi liberi da ciò che è accaduto durante il giorno. E’ ancora necessario che ti spieghi perché ho deciso di farlo? Vuoi sapere quanti mp3 ho? Quanti hard disk destinati alla musica ho in studio oppure a casa? Molti, te lo assicuro…ma per me non esistono. Non mi appassionano, non mi emozionano e non mi fanno venir mai voglia di utilizzarli.

– Quali sono le difficoltà che hai incontrato (e che eventualmente ancora incontri) nel produrre e proporre un artista?

Il mio obiettivo è quello di produrre esclusivamente vinile di fattura artigianale. Nessun processo industriale. Già questa è una difficoltà enorme. Che io abbia dedicato tutta la mia vita musicale alle produzioni con una grande ricerca sonora lo sanno tutto quelli che mi hanno conosciuto. Una grande difficoltà per me è quella di trovare artisti che abbiano delle idee coerenti. Non dico brillanti, oppure innovative o particolarmente ammiccanti al music business, vorrei avere a che fare con artisti che abbiano veramente qualcosa da dire. Che abbiano realizzato un percorso e che oggi abbiano la lucidità di incidere quello che la loro esperienza oppure gli studi gli abbiano fatto maturare. Già una decina di anni fa dicevo con una forte autoironia: “Compro solo dischi di gente morta!”.

Lo dicevo per far ridere ma in fondo era la verità. Per me vale la pena produrre un disco se a distanza di qualche anno qualcuno avrà ancora il desiderio di ascoltarlo. La maggior parte della musica che sento produrre oggi ha una scadenza. Mi imbatto in decine di artisti che sembrano destinati a cambiare le sorti della musica e dopo sei mesi già nessuno più se li ricorda. Poi in contrapposizione ci sono dischi prodotti tanti anni fa di cui uno non può fare a meno

– Come vengono scelti gli artisti che entrano nella “scuderia” dell’etichetta?

Li sto scegliendo perché hanno un cuore ed un’anima. Sono artisti con una grande sensibilità, capaci di dedicarsi in maniera assoluta alla musica che producono. Musicisti veri, in grado di poter suonare la propria musica ovunque e con grande professionalità. Nelle mie produzioni non esistono “artifici”. L’obiettivo è quello di realizzare una fotografia di quello che sta succedendo in studio in quel preciso momento. Non sono contemplate correzioni sull’intonazione, sul tempo o suoni overprodotti. Non mi interessano. Trovo che i dischi per così dire “perfetti” mi annoiano terribilmente. I dischi che invece amo, ad ascoltarli bene sono pieni di imperfezioni. Nella mia idea proprio i difetti sono ciò che rendono le cose uniche.

– Esiste un mercato che consenta ad un artista di vivere con i proventi della propria produzione musicale?

Io questo non lo so. Di sicuro conosco tanti artisti che vivono della loro musica. Alcuni con grande difficoltà, altri con discreto sfarzo. Sicuramente è difficile riuscire ad essere sempre produttivi. Certo si può anche realizzare un disco l’anno, ma il contenuto sarà sempre di buon livello? Io non credo. Come si fa a vivere con i proventi della danza? Oppure della pittura o della fotografia? Parliamo di arte. Gli artisti, in quanto tali, non dovrebbero preoccuparsi di andare a fare la fila alle poste per pagare la tassa sulla spazzatura, dovrebbero solo poter vivere le esperienze che li aiutino ad elevare al massimo la loro ispirazione. Ti sembra possibile? Certamente no. Allora ecco che alle produzioni si affiancano i concerti, le lezioni private, i seminari…il part time al bar sotto casa… Allora ci ho pensato. La risposta è no. Oggi non si può vivere con i proventi delle produzioni. Si può essere fortunati e bravi e riuscirci per qualche anno. Ma tutta una vita?

– Quali sono le peculiarità della tua etichetta, e perché un artista dovrebbe sceglierla?

Sicuramente non per i soldi. Se è vero che le produzioni saranno solo su vinile in tiratura limitata, allora sicuramente non farò arricchire nessuno. Forse però ci sarà ancora qualcuno che avrà voglia di non essere infilato a calci nel calderone di Spotify o YouTube con il frastuono che offrono. Magari questo qualcuno avrà voglia di registrare la sua musica con la cura che merita.

Oggi ognuno a casa propria è purtroppo in grado, o pensa di esserlo, di realizzare il proprio disco. A me interessa una magia diversa.

Davide Visca