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INTERVISTA a Jacopo Ratini, appunti sulla felicità

Jacopo Ratini, tre dischi all’attivo, “Ho fatto i soldi facili”, “Disturbi di Personalità” e, per l’appunto, l’ultimo nato “Appunti sulla felicità” nonché un libro di poesie e racconti, “Se rinasco voglio essere Yoko Ono” e un’audio fiaba per bambini “Il Pescatore di Sogni” il tutto, condito da innumerevoli esperienze live e collaborazioni artistiche di risalto ed importanza nazionale. Tutto questo e non solo è oggi Jacopo, cantautore romano, che noi di Qube Music abbiamo avuto il piacere di intervistare.

– Jacopo, ciao! Prima ancora di addentrarci fra le sfumature della tua ultima creatura, ci piacerebbe fare un passo indietro e, precisamente, a quella 60a edizione del Festival di Sanremo datata 2010. Che ricordi hai? Ma soprattutto, che tipo di artista troviamo oggi rispetto a quello che, 8 anni or sono, calcava il suo primo, vero palcoscenico importante?

Del Festival ricordo la gioia ma anche l’incoscienza di cantare una canzone, nata in una stanzetta, di fronte a milioni di persone. Le mille interviste, le foto, gli spostamenti frenetici da un posto all’altro per fare promozione al disco e alla canzone. Un’orchestra di sessanta elementi che suona il brano che ho scritto. La gente che ti ferma per strada e ti chiede foto e autografi.

Dal 2010 ad oggi sono cresciuto dal punto di vista artistico, personale e professionale. Mi sento più consapevole rispetto a ciò che scrivo, compongo e desidero raggiungere artisticamente. Ho imparato a prendere le misure con i vari aspetti del mondo in cui lavoro.

– “Appunti sulla felicità” arriva dopo qualche anno di silenzio musicale anche se sappiamo bene che, artisticamente parlando, Jacopo è uno che non si è fermato mai… giusto? Oltre quindi a pensare e mettere in cantiere i nuovi brani dell’album, che cos’altro hai fatto di bello durante questo tempo? Ce lo racconti?

In questi anni ho composto tre dischi (Ho fatto i Soldi Facili, Disturbi di Personalità e Appunti sulla Felicità), un libro di poesie e racconti (Se rinasco voglio essere Yoko Ono), una favola per bambini (Il Pescatore di Sogni), ho portato in scena un reading musicale (il Salotto Bukowski), ho ideato un laboratorio creativo di scrittura di canzoni e sono direttore artistico di un locale. Insomma… mi sono dato da fare. J

– Nel tuo ultimo lavoro i temi toccati sono tanti. Si parla di comunicazione, felicità, silenzi, cambiamenti e, ovviamente, anche di amore. Facciamo un gioco, ti va? Scegli un tema a caso fra quelli elencati sopra e, legandolo quindi ad un pezzo dell’album, raccontaci come, questo, ha preso vita.

Il brano che da il titolo al Disco “Appunti sulla Felicità”, ad esempio, è nato mentre leggevo un libro di crescita personale. C’era questa frase “Ogni giorno in più che aspetti è un giorno tolto al tuo futuro” che mi risuonava in testa da diverse ore. Ho provato a riformulare il concetto in maniera più sintetica e personale. Ho preso un post-it, ci ho scritto sopra “I giorni che perdi sono sogni sprecati” e l’ho attaccato sulla lavagnetta di sughero di fronte alla mia postazione di lavoro. Dopo un po’, riguardando il post-it, mi viene da scrivere di getto un testo che parlasse del tempo che spesso si spreca mentre cerchiamo di raggiungere i nostri obiettivi. Non sapevo se sarebbe diventata una canzone o una poesia. Le parole uscivano in maniera automatica ma consapevole. Quella frase, evidentemente, mi aveva stimolato un canale creativo particolare. Erano tutte frasi che invitavano all’azione: “Se è tutta una questione di felicità che aspetti per cominciare a stare bene?!?”. Ho preso la chitarra ed ho suonato l’accordo che spesso associo alla riflessione e all’introspezione, il mi minore. La canzone è uscita fuori in poche ore. Il giorno dopo ho fatto un importante lavoro di revisione testuale e musicale, ho tagliato e ricucito frasi, spostato parole da una strofa al ritornello, ho completato versi e frasi melodiche. Il Tutto, ovviamente, a mente lucida. E’ stata l’ultima canzone del disco che ho scritto.

– Il panda umanizzato, malinconico ed insoddisfatto protagonista del videoclip del brano “Cose che a parole non so dire” incontra il suo opposto femminile e torna, in un certo qual modo, alla vita. È un bel messaggio, questo. Ma sei – o magari sei stato, non sappiamo – tu quel panda?

Nel Videoclip il panda è stato interpretato Daniel De Rossi. Un amico e un grande attore. Era il 13 giugno, faceva un caldo pazzesco dentro quel costume, non l’ho invidiato affatto. Nella vita di tutti i giorni credo di essere a metà tra il panda maschio interpretato da Daniel e quello femmina (interpretato da Maria Gorini). Oscillo tra momenti di grande felicità e convivialità ed altri di misantropia, spleen e malinconica solitudine. Ma nulla di grave, si chiama “sensibilità artistica”.

– Oltre ad essere un musicista, sei anche scrittore nonché ideatore di quel “SALOTTO BUKOWSKI”, un reading musicale che ha riscosso, fin dai suoi esordi, un più che discreto successo. Ci riveli sotto quale spinta artistica e creativa nasce questa tua fortunata intuizione concretizzatasi, poi, nella capacità di fare incontrare le poesie di Charles Bukowski, coi grandi artisti della canzone d’autore italiana?

Credo che il Salotto Bukowski sia uno dei miei esperimenti artistici più riusciti. Portare questo spettacolo di fronte a quasi mille persone, all’Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso 20 marzo, è stato pazzesco. Tutto è nato nel 2007 quando presi da uno scaffale di una libreria un libro dal titolo “Il Grande – Poesie di Charles Bukowski”. Lo aprii a caso. Cominciai a leggere una poesia intitolata “I vecchi”. Fu un colpo di fulmine. In un quarto d’ora avevo divorato metà libro. In qualche mese lessi tutti i libri del “Vecchio Sporcaccione” (sia romanzi che poesie). Negli anni sono diventato un vero collezionista di Bukowski. Nel 2012 iniziai a portare in giro dei reading in cui leggevo le sue poesie. Questa trovata ebbe una discreta risonanza e creò un ottimo passaparola nell’ambiente cultural/letterario. Decisi che era giunto il momento di portare a teatro uno spettacolo che gli rendesse omaggio a tutti gli effetti e che raccogliesse tutte le sue poesie più significative. Decisi di unire il reading all’altra mia grande passione: i cantautori italiani. Chiamai a raccolta Gianmarco Dottori e Luca Bellanova e così a febbraio del 2014 il Salotto Bukowski fece il suo debutto ufficiale a Teatro.

– Ad ogni album segue sempre una tournée. Cosa dobbiamo aspettarci, d’ora in avanti, da Jacopo? Su quali palchi quindi ti vedremo, nell’immediato futuro?

Il 7 Dicembre al Wishlist Club di Roma e poi, in primavera, inizierà un tour nazionale

Intervista di Bruno Pecchioli per QubeMusic