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Il mondo musicale ricorda Prince: 5 anni senza genio e sregolatezza

A distanza di cinque anni dalla sua morte, sopraggiunta il 21 aprile 2016, a Minneapolis, viene ancora oggi ricordata la genialità del ribelle della black music, Prince.

Considerato, come suggerisce il nome, il principe della black music, Prince era conosciuto e apprezzato da tutte le generazioni del suo tempo: Miles Davis, trombettista attivo durante gli anni 90, lo ha etichettato come un genio assoluto, remando contro i suoi giudizi fortemente negativi.

Grazie al suo carisma e alle sue performance nel palco, Prince ha conquistato il cuore di molti suoi fan divertendo e incantando con il suo sound, poi riproposto dagli artisti emergenti del secolo successivo.

Artista poliedrico, Prince non era solo un cantante: era abile alla chitarra, un infaticabile ballerino, sulla falsa riga del re del pop Michael Jackson, e un pianista di talento. Un vero e proprio polistrumentista capace di toccare qualsiasi genere musicale che, apparentemente, sembrava fuori dalle sue corde.

Aveva dimostrato di essere un diamante grezzo da limare già all’età di 19 anni, quando firmò il primo contratto con la Warner. Pochi anni dopo, incise uno dei suoi album di maggior successo, Purple Rain. Come tutte le star del panorama musicale, anche Prince è stata vittima del “tormento dell’artista” complice l’industria musicale e la travagliata vita alle attenzioni delle etichette.

Energico e intraprendente, Prince è stato un artista prolifico grazie anche alla sua volontà di produrre musica al punto che, a Minneapolis, nella sua villa privata, costruì tre sale di incisione, madrepatria di svariati brani e album di successo tra cui Welcome 2 America, album, ad oggi, inedito contenente brani tratti da concerti tenuti durante le tappe del tour a Inglewood, in California.