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DIEGO: dalla Sardegna tra RAP e MMA

Partendo dalla necessità di Grandmaster Flash & The Furious 5 di raccontare le difficoltà di un contesto sociale così difficile come lo era il Bronx dei primi anni Ottanta, il Rap si è sempre adattato alle varie esigenze dei suoi protagonisti e alle loro storie. Dopo  “The Message” (1982), ha raccontato la “lotta al potere” dei Public Enemy (Fight the Power, 1988), le difficoltà personali della vita di Eminem ai fine anni Novanta, la rivalsa dei “vinti” nella loro impresa verso la scalata sociale, come Notorious B.I.G., fino ad espandersi in ogni parte del mondo riuscendo ad adattarsi ai vari contesti, formando vari sottogeneri con varie sonorità e argomenti.

Il filo conduttore della storia del Rap è la possibilità di raccontare il proprio stile di vita e le proprie esperienze a tutti, anche includendo le proprie passioni come in questo caso lo sport.

In Italia, nei primi anni Novanta, il Rap nasce con un’identità predominante simile ai primi testi rap d’oltreoceano, quindi di contestazione, proveniente dai centri sociali, caratterizzati dai testi politici dei Posse, di Lou X e CUBA, per poi diffondersi a quelli più punk degli Articolo 31. Questo genere arriva tardi alle orecchie di un pubblico considerevole per il mercato musicale italiano, poiché è inizialmente poco apprezzato e sottovalutato.

Mentre nelle banlieu francesi, nei ghetti americani, nelle periferie tedesche si potevano già sentire le voci del quartiere portare i loro stili di vita fino al centro delle metropoli, nei primi Duemila anche i quartieri in Italia avevano una voce, marchiata DOGO Gang.

Negli anni successivi, il rap inizia a diffondersi nei club, nelle radio, i concerti si riempiono di nuovi ascoltatori e ad oggi abbiamo artisti conosciuti in tutto il mondo, spingendo sempre più ragazzi ad intraprendere un percorso artistico rappresentando tematiche differenti.

Come successo per Diego, uno dei primi a proporre agli amanti del rap italiano uno stile di vita diviso tra sport e musica.

Diego, classe 1998, nasce a Nuoro una provincia del centro Sardegna che, pur risultando una città con 30.000 abitanti circa, è abbandonata a se stessa, dove i giovani si ritrovano spesso costretti ad allontanarsi dalle proprie famiglie alla ricerca di un futuro, generando spopolamento, per la mancanza di opportunità.

Diego ha deciso di sfogare questo clima di tensione creato da questo contesto dedicandosi alle arti marziali poiché rappresenta una delle poche opzioni che gli permette di rimanere nella sua città.

Un evento ha dato la svolta alla sua passione per questo sport: durante una discussione animata con un suo coetaneo, Diego viene allontanato da Elia Madau, lottatore professionista e atleta del team “Luta Libre Italia”. Grazie a questo incontro fortuito, Diego ha l’occasione di approfondire la conoscenza di Elia, il quale lo convince ad allenarsi nella sua palestra.

Così, grazie al Maestro Elia Madau, dopo anni praticati a livello agonistico nella sua palestra, Diego inizia la sua preparazione per un incontro di MMA che si sarebbe dovuto tenere nei prossimi mesi, rimandato ormai, a causa dei blocchi imposti per il Covid-19.

Lotta per sfogarsi e scrive per liberarsi ma, grazie alla disciplina appresa dallo sport, preferisce rimanere nell’anonimato per affinare la sua tecnica e il suo stile fino a quando si sente realmente pronto, proprio come per un combattimento: da qui nasce la fusione tra MMA e Rap.

Diego ha sfruttato al meglio la sua possibilità di raccontare il suo stile di vita: due passioni fuse nella sua prima traccia dal titolo “Mata Leao”, (il video è fuori su YouTube dal 28 aprile) una delle tecniche di sottomissione per soffocamento del brasilian jiu jitsu, una presa da cui Diego riesce a liberarsi, facendo sentire la sua voce e aprendo l’incontro alla lotta per il suo titolo personale.

Attualmente il team di Diego è composto da Elia Madau che lo segue sia nella lotta che nella musica e Andrea Mura, personal manager, art director e Co-founder di NepodEnt, azienda sarda di management in continua espansione, che si occupa tra le altre cose, della promozione di alcuni artisti sardi.

Si può pensare forse a una sorta di rivoluzione di questo genere in Italia? L’alternativa dello sport scelta da Diego, delle attività sane fuori dai contesti della droga e dei reati da cui si scosta, rimpiazzando quella della vita criminale potrà portare e spronare l’ascoltatore verso alternative più positive?