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After Hours, aka la sofferenza di Abel

Il 20 marzo The Weeknd ha pubblicato il suo quarto album in studio, un progetto da 14 tracce che lasciano trasparire tutta la sofferenza e le contraddizioni del cantante canadese.

È il 13 gennaio 2019, quando The Weeknd scrive su Twitter queste parole: “No more daytime music”. Questa dichiarazione tanto breve quanto esplicativa è un chiaro riferimento al suo ultimo album in studio vero e proprio, vale a dire Starboy, nel quale lo stile del cantante canadese ha subito un cambiamento piuttosto evidente rispetto ai primi lavori, spostandosi su tematiche e suoni più luminosi. Già nel marzo 2018 l’EP My Dear Melancholy aveva visto un ritorno a temi ed ambientazioni più dark, ma l’uscita di After Hours è il definitivo ritorno allo stile lirico e artistico del primo Abel, con liriche intrise dei sentimenti più cupi dell’animo umano. L’album si presenta come una sorta di cerchio perfetto, all’interno del quale il canadese parla direttamente ad un ipotetico vecchio amore, esprimendo continuamente i suoi dispiaceri, le sue paure, le sue paranoie e la sua voglia di fuggire da una vita fatta di ostentazioni atte solo a colmare il proprio vuoto interiore. Un tema sicuramente affrontato già da una miriade di artisti, chi per tutto un album, chi per una sola traccia, al quale The Weeknd riesce a dare una forte impronta di realismo e sincerità, traccia dopo traccia. Di banger da classifica veri e propri, tra le 14 tracce del disco, ce ne sono infatti pochi, tra cui le già pubblicate Heartless e Blinding Lights, che nel giro di un paio di mesi hanno già raccolto diversi milioni di ascolti. Anche in questi pezzi più easy, però, The Weeknd non esprime certo sentimenti positivi: se infatti in Heartless afferma come soldi, droga e low life l’abbiano reso, appunto, heartless (senza cuore, tradotto letteralmente), in Blinding Lights si parla del bisogno di una persona che in questo momento Abel, non proprio sobrio e concentrato, ma accecato dalle luci di Sin City,  non può avere e desidera ad ogni costo per trovare sollievo.

L’album parte con la canzone Alone Again, nel quale Abel comincia subito a parlare alla donna alla quale chiederà inutilmente perdono in quasi ogni traccia dell’album; è spaventato, paranoico a causa dell’assunzione sconsiderata di sostanze stupefacenti, ha infatti paura di morire per overdose. Per questo motivo, chiede aiuto ad una lover che però non è lì con lui, lasciandolo solo nella sua Las Vegas prima e nel letto poi.

L’album continua con Too Late, brano nel quale Abel inizia con le scuse vere e proprie a tale amante e ammette, senza troppi fronzoli, che è ormai troppo tardi per salvare la sua anima. Lo stesso senso di colpa nei confronti della sua ex lo troviamo poi nella traccia successiva, Hardest to Love, nel quale Abel, su una particolare produzione drum’n’bass, se da un lato non capisce come la sua ex possa ancora stargli vicino, nonostante il suo comportamento squallido, dall’altra ne fa trasparire il bisogno che lui stesso prova di avere vicino tale donna, trovandosi da solo in an house che non è a home. Lo stesso contrastante sentimento, pieno di sensi di colpa, lo troviamo poi nella traccia Scared to Live, presentata in anteprima al Saturday Night Live; è importante notare come queste tracce dell’album, eccetto la prima, tutte dal tema pressoché identico, abbiano delle liriche ridotte all’osso, quasi come a voler ripetere con pochi fronzoli o metafore questa colpa che mangia da dentro Abel.

La cosa cambia con la traccia numero 5, vale a dire Snowchild: una prima strofa che guarda al passato difficile, una seconda piena di metafore e giochi di parole, per un pezzo che si distacca leggermente dal mood dell’album senza però lasciare il terreno dell’uomo che vuole allontanarsi dai lussi della vita mondana, come spiega il ritornello “Now a n*gga leaving into the night”. Tale ritornello si lega poi a meraviglia con la traccia successiva, Escape From L.A., dove Abel canta di come abbia avuto tutto ciò che voleva, ma come questo tutto sia niente senza la presenza di quella donna ancora una volta al centro dei suoi dolori; dolori provocati anche dalla vita di Los Angeles, una città che, come detto nel ritornello, “sarà la sua fine”. Il pezzo si chiude mostrando ancora una volta la natura contraddittoria dell’artista, che nonostante senta la mancanza di una lei al quale sacrificherebbe tutto, non si tira indietro nel concedersi ad una delle tante “tipe uguali” di L.A.

Tra Heartless e Blinding Lights, tracce numero 7 e 9 dell’album, troviamo poi Faith, dove Abel si concede ad ogni droga possibile e agli effetti che queste gli causano; egli infatti ammette di “essere stato pulito per un anno”, ma ora vuole “tornare al vecchio sé”; anche qui però, c’è spazio per una dedica d’amore nella seconda strofa, iniziata dalla straziante e spiazzante frase “but if I OD, I want you to OD right beside me”, che tradotto sarebbe “se andrò in overdose, voglio lo faccia anche tu affianco a me”.

Con Blinding Lights inizia invece una seconda parte dell’album dai suoni più elettronici, continuata dalla traccia In Your Eyes, di cui è fuori lo “short film” su YouTube da circa tre settimane; il pezzo è molto semplice, uno dei pochi banger veri e propri del disco. L’elettronica di ispirazione anni ‘80 continua poi col brano Save Your Tears, sempre dedicato ad una fantomatica ex ragazza, che nonostante le liriche tristi alza il mood generale del disco come le due tracce subito precedenti. La terzultima traccia è in realtà un interludio, intitolato Repeat After Me, nel quale uno stremato The Weeknd tenta quasi di fare il lavaggio del cervello alla sua ex, convincendola di essere ancora innamorata di lui, nonostante lei abbia ora una relazione.

La penultima traccia del disco è la title track, uscita più di un mese fa come singolo di lancio, però senza videoclip; qui Abel ammette di essere tornato l’uomo che era, dando un doppio senso artistico e personale alla dichiarazione, tra il ritorno ai suoni cupi dei tempi di Trilogy e il concedersi alla low life più sfrenata. Anche qui si parla di sbagli, paranoia e senso di colpa per gli errori commessi durante la relazione passata ed i torti fatti alla sua ex, il tutto condito da delle scuse chiare e concise di un uomo ormai al limite. Limite che viene infatti raggiunto e superato nell’ultima traccia del disco, vale a dire Until I Bleed Out, che si apre con un eloquente intro: “I can’t move, I’m paralyzed / I’m so paralyzed / I can’t explain why I’m terrified / I’m so terrifed. La traccia chiude il cerchio dei sensi di colpa di The Weeknd, che ora, dopo aver appunto perso ogni goccia di sangue durante il processo creativo come recita il titolo, è pronto a tornare Alone Again e far ripartire il cerchio, tra lusso, solitudine e assuefazione alle sostanze stupefacenti.

L’album è un progetto dal forte impatto, coraggioso da un certo punto di vista e a tratti ripetitivo, che però mostra in lungo e in largo quanto fama e denaro possano a volte far scivolare l’io di un artista in un baratro senza uscita di dolori e mancanza di affetti. Il messaggio è chiaro e risuona forte in ogni traccia dell’album, oltre che essere riflesso in forma visiva nei video dei singoli finora usciti: The Weeknd è un uomo consumato, solo nel lusso sfrenato e inghiottito da una vita vissuta a 300 km/h nel quale non può fermarsi più, perché “la sua più grande paura è il fallimento”, come ammette in una traccia del disco. Anche la presenza costante di una donna alla quale chiedere scusa e per il quale disperarsi suona infatti come una metafora di quel senso di vuoto e mancanza che The Weeknd delinea abilmente in quasi ogni traccia di After Hours.

Le produzioni, che mantengono in ogni traccia il mood electropop, dividendosi tra sperimentazioni futuristiche e basi debitrici della dance anni 80’/90’, sono state curate da produttori quali il solito Metro Boomin’, ma anche Illangelo, Max Martin, Oscar Holter e The Weeknd stesso.

L’album ha infine, personalmente parlando, un buon appiglio commerciale grazie a quelle poche ma ben curate tracce pronte a spopolare in radio, una su tutte Save Your Tears, pronta a continuare molto probabilmente il successo dei primi 4 singoli; inoltre, dell’album è già presente una versione deluxe, contenente il remix di quattro brani e la versione live di Scared to Live al SNL.

Christian Settecerze