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4 dicembre 1980: il rock saluta per l’ultima volta i Led Zeppelin

Il tramonto di una band, molto spesso, è segnato da eventi tanto spiacevoli quanto inaspettati, un po’ come quando viene assegnato un cartellino rosso ad un giocatore, subito dopo i primi minuti dal fischio di inizio di una partita di calcio determinante per le sorti della squadra. Forse allora è stato proprio il destino, o la sfortuna, a mettere la parola fine alla carriera dei Led Zeppelin, negli anni Ottanta: l’incidente di Robert Plant a Rodi, il tour americano del ’77, chiuso con la tragica notizia della morte di Karac – figlio del frontman – a soli cinque anni, rappresentano sicuramente casi incisivi per una carriera d’oro come quella di Plant e compagni.

Nonostante il susseguirsi di queste vicende, la sentenza definitiva è stata data dalla morte  di John Bonham, lo storico batterista che, durante le prove per un imminente tour americano ottobrino il 24 ottobre 1980, aveva alzato il gomito bevendo mezzo litro di vodka già a colazione, raggiungendo poi il quantitativo di un litro in studio. Terminate le prove, Bonham decise di andare a letto, sfinito, si accasciò sul letto per poi spegnersi improvvisamente; il corpo è stato rinvenuto il pomeriggio del giorno seguente dal bassista John Paul Jones e dal tour manager della band, Benji LeFevre.

La band difficilmente metabolizzò il colpo e impiego due durissimi mesi per prendere atto che il 4 dicembre 1980, sarebbe stato il capitolo conclusivo di una degna e onerosa carriera musicale. Attraverso una dichiarazione esplicita, la band spiega: “Abbiamo deciso di non poter continuare, così come siamo”.

Difficile non restare a bocca asciutta di fronte una notizia simile. Da quel momento il rock è stato privato di una band che ha saputo creare un sodalizio perfetto tra abilità strumentale e impeccabile capacità di scrittura, innovativa e intrinseca. Riascoltare pietre miliari del repertorio dei Zeppelin o i diversi tributi in onore a Bonzo (così era soprannominato il trapassato batterista), è solo un palliativo per cercare di colmare quel vuoto lasciato da una band che sarà ricordata per sempre.

Francesco Tusa