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Xavier Rudd ipnotizza Villa Ada

Un concerto suggestivo e libero. Xavier Rudd and The United Nations con la magia dei riti aborigeni hanno permesso una vera e propria catarsi

Non conoscete ancora Xavier Rudd? Male. Non avete idea di cosa vi stiate perdendo.

Mentre Roma si accalcava altrove, circa 2000 “illuminati” facevano il pieno di emozioni genuine in un concerto a dir poco suggestivo.

Xavier Rudd è un cantautore polistrumentista australiano in genere accostato ai colleghi Jack Johnson o Ben Harper. Ma grazie al suo ultimo lavoro “Nanna”, si è passati a paragoni (spesso azzardati) con leggende del calibro di Bob Marley. Xavier ad oggi, è per la stampa il “reggae bianco”.

Figlio di una mamma per metà irlandese e per metà olandese e di un papà aborigeno, ha nel dna il rispetto totale verso la Terra e verso gli animali che la popolano, è vegetariano e non è nuovo a campagne di sensibilizzazione verso la salvaguardia dell’ambiente e delle minoranze etniche.

Questa volta Villa Ada incontra il mondo ha fatto centro. Il palco immerso nel verde del parco, il laghetto illuminato ed il cielo stellato sono stati la cornice bucolica ideale per ascoltare i suoni della natura che Xavier ama riprodurre.

L’apertura è stata affidata ai Viva Lion un duo scelto ed apprezzato direttamente da Xavier (detto anche Saverio come simpaticamente viene appellato da questi due ragazzi romani).

Mentre il pubblico era ancora preso tra birre e pizza per fare il carico di energie, con umiltà e talento hanno saputo attirare sotto il palco sin dalla prima canzone la maggior parte delle persone.

I Viva Lion sono Daniele Cardinale voce e chitarra e Marco Lo Forti seconda voce, chitarra e percussioni e noi siamo stati sorpresi e contenti di come fossero l’intro intimo azzeccatissimo per anticipare Xavier Rudd. Viva queste due chitarre selvagge e le loro voci uniche, pronte chissà a tentare anche loro la sperimentazione di un passaggio dall’indie folk al reggae… sicuramente li terremo d’occhio.

Xavier Rudd sale sul palco e fa subito del suo pubblico una grande tribù. Quello a cui abbiamo partecipato non è stato un semplice concerto, l’atmosfera è stata più quella di un rito tribale intorno a un fuoco, in cui i protagonisti principali sono danze, sorrisi ed euforia.

E come ogni rito tribale che si rispetti, non può mancare lo strumento musicale aborigeno per eccellenza: il Didgeridoo (uno strumento a fiato dalla lunga forma cilindrica). Xavier Rudd lo impugna come un bazooka verso il pubblico e ne ha così padronanza da poter far ballare 2000 persone solo con i suoni da esso prodotti.

Accompagnato anche dall’armonica, dalle sue chitarre, dalla sua voce e dagli immancabili United Nations, ci fa attraversare l’Oceano Indiano, ci fa arrivare nella sua Terra senza prendere l’aereo.

Le coriste sono femmine con la F maiuscola che ipnotizzano il pubblico con i movimenti del loro corpo e con le loro voci ultraterrene, ed i musicisti dimostrano una perizia impeccabile.

I ritmi tribali sembrano davvero avere qualcosa di magico, rimanere impassibili non è contemplato, ma mai mi era capitato di vedere un artista di quel calibro, far salire sul palco con tutta la libertà del mondo chiunque volesse.
Una diecina di ragazze non se lo sono fatto ripetere due volte, musicisti, coriste, pubblico e frontman che si scatenavano insieme sul palco in barba a qualsiasi regola non scritta.

Il pubblico ha ballato con la nuova bellissima “Flag” e con la ormai radiofonicissima ( e rovinata dai vari mix) “Follow the Sun”, ha cantato con “ Hanalie” e “Come People” e lo ha saluta emozionato sulle note che attraversano le viscere e l’anima di “Spirit bird”.

La catarsi è compiuta. Roma non dimenticherà questo artista né l’aura genuina, umile e libera che lo ha illuminato.

Setlist:
• To let
• Flag
• Hanalie
• While I’m Gone
• Follow the Sun
• Warrior
• Come let go
• Come people
• Struggle
• Creancient
• The Mother
• Time after Time –cover
• Spirit Bird

Marta Croce | Foto: Federico Floresta

Autore

Qube Music

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