Live Report Postepay Rock in Roma

Voi conservatevi, noi ci teniamo SALMO! Roma e il Postepay Rock in Roma sono conquistati.

Partirei dai polpacci, che la mattina successiva risentiti ti chiedono pietà e un po’ d’attenzione, almeno due stiracchiate. Il report di un live di Salmo lo si scrive come viene vissuto, tutto d’un fiato

Partirei dai polpacci, che la mattina successiva risentiti ti chiedono pietà e un po’ d’attenzione, almeno due stiracchiate. Il report di un live di Salmo lo si scrive come viene vissuto, tutto d’un fiato. E ieri sera al Postepay Rock in Roma il fiato all’mc sardo non è mancato, neanche dopo due ore di rime e salti ed esortazioni ad un pubblico caldo ma non troppo, trasversale ma non troppo, pogante ma non troppo, sicuramente esaltato da questo stupido gioco che è il rap e che Salmo da anni ormai nei live lo innalza, sublimando il suo incessante flusso con sonorità una volta hardcore, ora sempre più rock.

E qui ci sarebbe da affrontare lo straziante dibattito purista che prima quanto spaccava i timpani il sound di Salmo e invece adesso no, che prima se non uscivi con due costole fuori asse il live era andato male e invece adesso no, e arriverebbe il più purista di tutti a dire che va bene che anche Thom Yorke, Creep non la suona quasi mai e solo adesso c’ha riprovato, ma ti pare che vieni a Roma e mi fai quasi tutto Hellvisback e tralasci Yoko Ono, ma sarebbe un gioco perverso, conservatore in un mondo che invece ha il dovere di evolvere, cambiare identità e genere ogni giorno, transgender.

Ecco, Salmo questo lo sa fare e forse in Italia è uno dei più onesti e coerenti nel cambiamento, Hellvisback non è di certo Mister Antipatia, e dopo il live di ieri sera ne abbiamo un’ulteriore prova: Hellvisback è molto di più, è proprio altra roba.

Ha aperto con le prime tre tracce (Mic Taser, Giuda e Io sono qui), e con le ultime due ha chiuso (La festa è finita e Black Widow), e possiamo storcere il naso e borbottare al cielo quanto ci pare ma nel mezzo c’è stato tutto il suo immaginario incazzato e disilluso, la Sardegna e Lucio Dalla, gli occhi lucidi e le gole aperte, fino alla Machete Crew ed ai pugni alzati per Primero con il quale c’ha congedato, e chi borbotta più, al cielo si può solo urlare.

Leviamoci quindi i cappelli e pure le puzze sotto il naso che non servono più, Slait e la band hanno spaccato, 1984 è sì un singolone da radio ma azzannarlo così dal vivo ci vuole una fotta che le radio esplodono, e Salmo ha una storia che sa e può tenere solo di petto e gola, anche ora che tutti sanno il nome.

Luca Giangrande | Foto Danilo D’Auria

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Qube Music

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