Live Report Serena De Angelis Stefano D'Offizi

Vasco Rossi: 4 concerti all’Olimpico di Roma per rivivere un mito

Sono arrivati da ogni parte d’Italia e sono pronti ad assaporare ogni attimo di questa intensa giornata. Fa caldo, molto caldo, ma non sarà di certo il caldo a fermarli durante la loro corsa verso il palco. Sono tutti qui per la stessa ragione e fa quasi paura pensare che un solo uomo, un solo artista, possa dar vita a tutto questo.

Dopo la data zero, tenutasi lo scorso 18 giugno allo Stadio Tehil di Lignano, arriva allo Stadio Olimpico di Roma il Live Kom 2016.

Un boato squarcia il cielo ancora illuminato dalle ultime luci del tramonto: si tratta delle voci degli oltre 60.000 spettatori che riempiono lo stadio pronti ad assistere allo show che di colpo comincia. “Quello che so è che dentro di me è tutto logico, quell’atmosfera di festa che ho dentro allo stomaco”: Vasco canta le prime strofe de Lo show, appunto, brano che riprende Child in time dei Deep Purple e che fa parte dell’album Gli spari sopra pubblicato nel 1993.

Vasco canta e lo stadio esplode.

“Lo vedi? Lo vedi o non lo vedi? Ci credi? Ci credi o non ci credi?”. Lo vedo, ma non ci credo. Lo vedo, lo sento, ma non credo a ciò che accade quando Vasco sta sul palco. A Lo vedi seguono Deviazioni, brano contenuto in Bollicine (1983), e L’uomo più semplice, bonus track contenuta in Sono innocente (2014). “Come vorrei che fosse possibile cambiare il mondo che c’è, dimenticarmelo e sarebbe facile”: arriva il momento del quarto singolo estratto proprio da Sono innocente, Come vorrei, una sorta di ballata pop semi-acustica. “Io che credevo alle favole e non capivo le logiche è una fortuna che sono ancora vivo”: Vasco afferma di aver fatto una sorta di patto col diavolo, di dover condurre una vita più sana cambiando alcune delle sue abitudini; ma, ascoltando le parole contenute nel testo di Un gran bel film, diventa quasi inevitabile pensare al periodo della malattia durante il quale lo stesso Vasco ha affermato di aver visto la morte in faccia. Ma adesso quel periodo è soltanto un ricordo lontano poiché Vasco, 64 anni compiuti lo scorso febbraio, è ancora qua e di cose da scrivere e da dire ne ha ancora tante.

A Sono innocente segue Guai ed il vuoto allo stomaco quasi leva il fiato. L’uomo del quale canta ironicamente in Manifesto futurista della nuova umanità è un uomo nuovo, moderno, che non ha più fede in un creatore ma si affida soltanto al caso. Il brano è contenuto in Vivere o niente pubblicato nel 2011 e ad esso seguono Interludio 2016 ed Anima fragile in versione strumentale: si tratta di un momento particolare ed inaspettato durante il quale la chitarra solista di Stef Burns si unisce a quella ritmica di Vince Pastano, al basso di Claudio Golinelli, alle tastiere di Alberto Rocchetti ed alla batteria di Will Hunt dando vita ad un unico, corposo ed energico suono. “Questo posto, questo posto is beautiful”: direttamente dal decimo album in studio del cantautore arriva Gli spari sopra, la cui melodia riprende Celebrate degli An Emotional Fish e costringe tutti a saltare come se davvero un domani non ci fosse.

Delusa, T’immagini, Mi piaci perché, Gioca con me: è il momento del primo medley, quello ritmato e sfrontato. “Tanta gente è convinta che ci sia nell’aldilà chissà cosa, chissà”: C’è chi dice no, title track dell’ottavo album in studio del rocker di Zocca pubblicato nel 1987. L’atmosfera cambia quando ad un tratto sui maxischermi appaiono due grossi occhi chiari forse un po’ lucidi. Nessun pericolo per te, Una canzone per te, Dormi dormi, L’una per te, La noia: è il momento del medley acustico e guardandomi attorno mi accorgo che di occhi un po’ lucidi, oltre a quelli di Vasco che appaiono sui maxischermi, ce ne sono parecchi. “Quante cose son passate ormai, quante cose che non torneranno mai”: a Quante volte seguono Stupendo, Sballi ravvicinati del terzo tipo e Rewind, title track dell’album live registrato in occasione del concerto tenuto da Vasco all’Heineken Jammin Festival nel 1998 all’autodromo di Imola. E proprio sulle note di Rewind lo stadio rischia di venir giù. “Vivere insieme a me, hai ragione, hai ragione te, non è mica semplice, non lo è stato mai per me. Io che ci credevo più di te che fosse possibile”: a Siamo soli seguono Vivere non è facile ed Ormai è tardi. A questo punto dalla curva si alza un coro: “Sally! Sally!”. Ma no, Sally non arriva. Senza parole, singolo pubblicato nel 1994. E senza parole ci restano anche quelli che, come me, hanno sperato fino alla fine che il cambio di scaletta non avvenisse o che, quantomeno, non riguardasse Sally.

Segue Vita spericolata, brano presentato per la prima volta a Sanremo nel 1983 e con il quale Vasco Rossi si è classificato penultimo. L’ispirazione, per quanto riguarda il testo, è venuta a Vasco durante un piovoso pomeriggio trascorso a Cagliari poche ore prima di un concerto nell’estate del 1982 ed il Roxy Bar al quale si fa riferimento nel testo, appunto, è un noto programma di Red Ronnie trasmesso da Telemontecarlo negli anni novanta. “Ma la tristezza però si può racchiudere dentro una canzone che canterò ogni volta che avrò voglia di parlarti, di vederti, di toccarti” e su Canzone credo non ci sia bisogno di aggiungere altro. Le mani si stringono, le dita si intrecciano. Sulle prime note di Albachiara, celebre brano del Blasco pubblicato nel 1979 e contenuto nel 45 giri Albachiara/Fegato, fegato spappolato, si conclude, come ormai di consuetudine, un evento che dubito verrà dimenticato da chi lo ha vissuto e ne ha goduto pienamente. Le immagini scorrono davanti agli occhi: migliaia di flash, un’infinità di colori. Ripenso alle urla ed alle facce di tutti quei fan appartenenti a diverse generazioni ed uniti dalla stessa devastante passione. Ed è proprio con le parole di alcuni di loro che ho deciso di concludere questo report: “La cosa più difficile è tornare dai concerti di Vasco. Il problema non è il viaggio di ritorno, ma rimettere i piedi per terra ed accettare che quelle ore siano state soltanto una parentesi. I concerti di Vasco non sono una fuga dalla vita, ma ne sono un’amplificazione. Dopo la vita ritorna quella di sempre”.

“Ma le canzoni son come i fiori, nascon da sole e sono come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più”. Credo valga anche per le emozioni ed è per questa ragione che ho cercato di raccontarvele in fretta pur sapendo che non svaniranno e che me le porterò dentro per un bel po’.

Adriana Santovito | Foto: Serena De Angelis e Stefano D’Offizi

Autore

Adriana Santovito

Adriana Santovito