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Un viaggio nel tempo nella vita del “Califfo”. Buon compleanno Maestro

Cari amici, io mi sentirò vecchio solo 5 minuti prima di morire ma penso di essere in grado di raccontarvi alcuni trucchi del mestiere. Franco Califano

-Cari amici, io mi sentirò vecchio solo 5 minuti prima di morire ma penso di essere in grado di raccontarvi alcuni trucchi del mestiere.- Franco Califano

Oggi Franco Califano avrebbe compiuto 78 anni, lui nato a Tripoli il 14 settembre del 1938.

Nella storia della musica italiana il “Califfo” entra nel gotha dei pochi cantanti nostrani ad aver venduto più di 20 milioni di copie di dischi collaborando con i più illustri e talentuosi artisti del Bel Paese: Mina, Mia Martini, Edoardo Vianello,  Renato Zero, Donatella Rettore, Francesco Nuti, Gabriella Ferri, e Federico Zampaglione dei Tiromancino sono solo alcuni dei tanti a cui Franco Califano ha regalato una parte di se. Sì perché Franco Califano non ha solo scritto delle meravigliose canzoni. Ha messo in musica e parole il racconto di una vita stentata e sfrenata, fatta di fame e successi, di cadute e resurrezioni, di  amori e delusioni. Fotografie di un realismo sconvolgente tanto da sovrapporlo alle esperienze di ciascuno di noi.

“Se avessi sbagliato le volte che han detto, direi col coraggio che ho dentro -lo ammetto-. Se mi vestissi da uomo pietoso, sarei meno odiato ma mi sentirei uno schifoso. Se fossi un ruffiano mischiato ai ruffiani… Ma vivo una vita che va come il vento, di ciò che faccio non mi pento, e passo il mio tempo scrivendo poesie, amando le mie malinconie, sogno le strade che portano al mare, chi è prigioniero invece muore, io sono un uomo che è stato tradito e per questo ora resto da solo, per certi pentiti per falsi poeti sarò solo.”(da Solo).

E ancora: “nato controvento e nella vita intanto canto, tra la strada e la finestra c’è una lacrima che resta, canto buio e luna piena, sempre prima fra le stelle nasce Venere ribelle, contro il tempo e senza età canto ancora la mia libertà,questa sera finalmente posso stare fra la gente, posso dire quello che mi va, per amore o per dispetto, forse è questo il mio difetto, non sò vivere a metà”.(non so vivere a metà dall’ album Ma Cambierà,1986)

Il  “Maestro”. Era il soprannome con cui preferiva essere chiamato. E come negarlielo. Il maestro è tale quando ti insegna la sua conoscenza. E la sua non era certo un sapere accademico. Odiava gli accademici, soprattutto quelli che parlano di sesso. “Perché un libro sull’erotismo? Perché,schiere di sessuologi, con le loro teorizzazioni hanno capito poco di cosa è una donna. Ci vuole uno pratico” (da “Il cuore nel sesso” di Franco Califano edizioni Castelvecchi).

Nessuna frase può meglio esprimere il modo di pensare del “Maestro”.

Il suo era un apprendere sul campo, quest’esperienza che amava tanto, quella di cui si fregiava come delle medaglie per un atleta. E questo ruolo da maestro  il “Califfo” lo ha sempre sentito come un vestito che gli cascava perfettamente addosso, come quelli costosi e di sartoria che metteva sul conto del mal capitato facoltoso che faceva di tutto per entrare nelle sue grazie, nella speranza che “l’ultimo dei playboy” gli presentasse una delle mille donne che gli giravano attorno. Un “Maestro ” pronto ad insegnare alle nuove generazioni come amare una donna, nel corpo e nell’anima.

“Emozioni, il fiato corto e il cuore che batte a mille sono il vero significato dell’esistenza.” Così scrive in uno dei suoi manuali sull’amore e sul sesso. Due componenti inscindibili per lui.

Nell’ascoltare le sue canzoni si sente tutta la passione di un amante focoso e attento, innamorato, che sa fare sesso e sa fare l’amore, che sa gestire le relazioni o come direbbe lui “che le pianifica a tavolino” ma che allo stesso tempo le soffre e se ne strugge, che sa essere duro e dominatore nei rapporti ma allo stesso tempo romantico. Una dicotomia continua fra il dominio e la sofferenza, fra il coinvolgimento ed il distacco. Fra chi le donne le possiede e chi le donne le adora. Fra chi non riusciva a fare ameno della loro compagnia e chi invece ha fatto della solitudine una palestra di vita.

Una luogo dell’anima dove allenarsi: “Trovato il paese, poi dopo fai presto, per l’auto al parcheggio, c’è un povero cristo, trapassa la piazza imbocca il viale, finché non incontri una rampa di scale, 300 gradini e arrivi al mio nulla, mi vedi trascino la mente che sballa, un sorso di mare, una lama di sole, per l’ultima spiaggia di un uomo animale, laggiù, dove mi hai spinto tu, sto io che aspetto il turno mio, ormai dal tempo anitco dell’addio, ho solamente una gran voglia di morire, la solitudine, morire in solitudine” (L’ultima spiaggia)

La solitudine si ma anche e soprattutto la malinconia, vera compagna di “allenamento” per Franco Califano, un allenamento fatto di vuoti, di rabbie e animato da un costante senso di rivincita nei confronti del mondo. Perché “nella palude se sarva  solo er coccodrillo” come scrive nel libro Il “Cuore nel sesso”. Quella malinconia che tante volte canta in brani che descrivono la verità di un uomo profondamente solo e disilluso:

“Io piango, quanno casco nello sguardo de’ ‘n cane vagabondo perché, ce somijamo in modo assurdo, semo due soli al monno”. (da Io nun piango, 1977)

Oggi ho voluto ricordare Franco Califano non come lo si ricorda sempre, come il grande amante anche un po’ volgare a volte ma come un artista che in una vita di egoismi e solitudine ha in realtà dato è condiviso tutto se a favore degli altri. A favore dei giovani. Ma non giovani nell’età. A favore di tutti quelli che non si arrendono alla quotidianità e al grigiore. “Giovani lo si è sempre, se lo si vuole. “ disse durante (un’intervista  a La storia siamo noi, programma di Gianni Minoli, nel 2010.

Uomini così, affrontano il mondo per gli altri e poi raccontano l’esperienza affinché non vengano commessi gli stessi errori.

“Da quando son nato ne ho fatta di strada, in mezzo ai peccati e ai segreti degli uomini, un poco bambino, un vecchio poeta, mi sono perduto per cose più semplici, ne ho perso di sonno, quando andava di moda ne ho sciupati di soldi, coprendo di sabbia una vita inutile, ci ho riso sopra per non piangere, quello che è fatto è fatto…” (da Ieri con la testa di oggi).

Luca Angelini

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Qube Music

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