Recensioni Underground Mood

U2: tutto su “The Joshua Tree”

Che cosa realmente conteneva “The Jousha Tree” all’epoca, per aver dato la svolta importante nella carriera degli U2?

Per me gli U2 nascono come band con i primi tre album “Boy”, “October” e “War” e muoiono con i successivi dischi poco rilevanti musicalmente parlando, prendendo una svolta troppo pop rispetto agli esordi. Nel 1987 gli U2 pubblicarono il loro quinto disco, “The Joshua Tree”, che arrivò in poco tempo al vertice delle classifiche inglesi e diventando uno dei simboli musicali degli anni ottanta. I singoli estratti da questo album, With or Without You, I Still Haven’t Found What I’m Looking For e Where the Streets Have No Name spiccarono in vetta delle classifiche praticamente in tutto il mondo. “The Joshua Tree” ha venduto, milioni di copie e il tour che supportò l’album, registrò il tutto esaurito ovunque gli U2 suonarono.

Sarà perché “The Joshua Tree” ritrae il loro culmine musicale, commercialmente parlando, che la band torna dopo trent’ anni a riproporre lo stesso disco tour mondiale “The Jousha Tree Tour 2017” che li vedrà protagonisti in Italia a Roma allo Stadio Olimpico come già parlato nell’articolo http://www.qubemusic.it/u2-a-roma-il-15-luglio-con-the-joshua-tree-tour-2017/.

Sarà un momento di autocelebrazione oppure sarà per mancanza di nuove idee (capita anche ai migliori) dopo aver visto Bono Vox impegnato nella politica, in risolti sociali e nella moda.

Al di là della mia personale opinione: come band non è esattamente ciò che prometteva agli inizi, o meglio ha preferito abbandonare le proprie radici musicali di nicchia per rivolgersi ad un pubblico maggiore, mi ritrovo a parlare di questo evento che per molti dei loro fan è un’occasione unica.

Che cosa realmente conteneva “The Jousha Tree” all’epoca, per aver dato la svolta importante nella carriera degli U2? Prima di tutto è stato prodotto dal geniale Brian Eno e Daniel Lanois che lavorarono con la band anche per “The Unforgettable Fire”, dando un’impronta molto rock in “The Jousha Tree”. Molti dei testi sono stati influenzati da scrittori americani che Bono lesse in quel periodo.

Where The Streets Have No Name apre l’album, Eno dichiarò in seguito che la metà delle sessioni del disco, sono state spese cercando di registrare una versione adatta alla canzone. Bono ha scritto il testo durante una visita in Etiopia, devastata in quel periodo dalla carestia. I Still Have Not Found What I’m Looking For propone un testo influenzato dalla musica gospel americana mentre il titolo della canzone è stato ispirato dal brano Idiot Wind  di Bob Dylan. With Or Without You è stato il primo singolo estratto ed una delle composizioni più datate dell’album, risale infatti al 1985. La canzone è stata originariamente respinta dai produttori, ma Bono rielaborato un accordo con Gavin Friday la rese diversa dall’originale. Bullet The Blue Sky è una canzone semplice, ma con un approccio intenso. Scritto sul coinvolgimento americano nella guerra civile in El Salvador nel 1980, con la voce aggressiva di Bono. L’America Latina è stata anche oggetto di un’altra canzone dell’album, The Mothers Of The Disappeared, scritta riguardo Madres de Plaza de Mayo, un gruppo di donne i cui bambini erano “scomparsi” sotto varie dittature. Running To Stand Still è incentrato su un blues acustico, Red Hill Mining Town è una canzone influenzata nuovamente dalle sonorità di Bob Dylan. Trip Through Your Wires con accenni alla musica soul, Exit con un testo influenzato da Norman Mailer.

Il deserto occidentale era fortemente simbolico in “The Joshua Tree” (monumento nazionale nel deserto del Mohave, popolo di nativi Americani collocati sulle sponde del fiume Colorado) e In God’s Country è un esperimento di un brano rock contemporaneo, per l’epoca in cui venne scritto.

One Tree Hill, quinto singolo estratto scritto nella dedizione per l’ex roadie della band Greg Carroll, morto in un incidente motociclistico a Dublino nel 1986 e descrive un vulcano nei pressi di Auckland, in Nuova Zelanda, dove Carroll era nato e dove la band ha lavorato con lui nel 1984.

Un album dal sapore rock mainstream, decisamente pop rock che si discosta fin troppo dai primi quattro lavori del gruppo, pur mantenendo un songwriting impegnato.

Valeria Campagnale

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Valeria Campagnale

Valeria Campagnale

Classe 1970, appassionata di musica fin da piccola, cresce con David Bowie, il primo punk, l’ondata dark degli ottanta, il newromantic e trova poi il proprio interesse sfociare nella musica hard rock, con l’attrazione per i generi glam, street e sleazy di cui è una fiera portabandiera.
Si iscrive a scuola d’arte e ne consegue il diploma con una tesi sul suo pittore preferito, Andy Warhol.
I propri idoli sono David Bowie, Alice Cooper, Billy Idol, Bruce Dickinson e Chris Holmes.
Ha fatto del proprio interesse musicale la sua attività, seguendo artisti come manager e promoter e collabora con alcune webzine hardrock.
Tra i suoi vari interessi, svolge anche volontariato animalista ed è una appassionata di gatti.