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Tatuaggi: tra storia e cultura

Cos’è un tatuaggio? Un’immagine da imprimere sulla nostra pelle, un simbolo che ognuno di noi sceglie a seconda di un significato profondo. Il tatuaggio di per sé è sempre stato associato nel mondo sociale ad un atto di ribellione, spesso legato principalmente a musicisti rock ma in realtà è diventato con il tempo una moda che coinvolge molte persone.

Forse, non tutti sanno che i tatuaggi nascono nei tempi antichi e per antichi si intende proprio ancestrali, a ritroso. Si parte addirittura dall’epoca neolitica. Gli studiosi hanno ritrovato nella grotta di Aurignac, in Francia, un punteruolo molto appuntito fatto con osso di renna, che si ritiene sia stato usato come strumento per tatuare. Del resto, in numerosi scavi archeologici sono stati ritrovati corpi di uomini e di donne tatuati, persone di popolazioni di tutte le etnie e di diversa provenienza.

Insomma, il tatuaggio ha attraversato i secoli e con essi diverse culture. Si pensi alla Mummia di Otzi, ritrovata coperta da ben cinquantasette tatuaggi e parliamo del 3300 a.C. Il suo corpo è attraversato da linee parallele che pare fossero state fatte a scopo terapeutico per la cura contro l’artrite.
In Cina, durante la dinastia Zhou, il tatuaggio contrassegnava criminali e schiavi, una tradizione sparita nei primi anni del ‘900.
Marco Polo riportò ne “Il Milione” che alcune persone avevano disegni sul corpo eseguiti con un ago.

In India ed in Egitto, i tatuaggi erano legati alla cultura del tempo e servivano come simbolo d’appartenenza, per contraddistinguere le varie tribù.
Nelle Filippine, invece, le immagini riprodotte sulla pelle erano legate a concetti esoterici e alla magia.

L’Europa non è stata da meno, i Pitti ad esempio si tatuavano il viso e parti del corpo, per indicare i guerrieri delle diverse tribù, con lo scopo di terrorizzare le popolazioni limitrofe.

Per i guerrieri scandinavi era consuetudine tatuarsi… ma con l’arrivo del cristianesimo, i tatuaggi vennero banditi, perché considerati simboli pagani.

Nel Giappone, la tecnica del tatuaggio risale addirittura al 10.000 a.C. Per lo più venivano realizzati tatuaggi colorati che indicavano il ceto sociale di appartenenza o il lavoro svolto, ed erano un segno di riconoscimento soprattutto tra l’élite. Negli anni ’20, però, ci fu un cambio di tendenza da parte del potere costituito e della società nipponica ed i tatuaggi divennero così ad appannaggio di criminali e Samurai decaduti.

I guerrieri persiani e gli Imperatori erano ricoperti di simboli, così si contraddistinguevano da altri eserciti. Gli Imperatori erano soliti tatuarsi, scarnificarsi il collo ed il viso così da evidenziare la propria superiorità nella scala sociale, ed avevano anche numerosi piercing.

Più recentemente, nel 1900 nacque in America la così detta “vecchia scuola” costituita da splendide pin up, cuori trafitti, ragnatele ed ancore, che andavano a richiamare il mondo marittimo, questo perché i marinai erano soliti tatuarsi.

Fu, poi, la volta, negli anni ’60, degli skinhead e dei mods. I Punk adottarono la ragnatela che ne divenne il simbolo di appartenenza negli anni ’70.

Mentre oggi il tatuaggio è tornato a far parte della società diventando una moda accessibile a tutti.

Gli stili dei tatuaggi si possono dividere in Old School che come abbiamo già detto si ispira a loghi marittimi per lo più realizzati con il colore nero; New School che riprende la vecchia scuola usando però colori più energici; il Tribale, dove lo spunto sono simboli indigeni, neri e astratti. Lo stile Realistico che riprende forme e colori dal vero con sfumature e profondità; la tecnica Giapponese, con disegni grandi e colorati ripresi da kimono. Il Lettering, unicamente parole che possono anche accompagnare un disegno. Lo stile Biomeccanico, rappresentato da creature con sembianze umanoidi.

Esiste poi la scarificazione che si può considerare una versione estrema del tatuaggio che lascia profonde cicatrici. Non si usano i classici aghi ma una macchinetta ad uso chirurgico che brucia l’epidermide lasciando, appunto, dei solchi/scarnificazioni che si possono anche colorare divenendo un tatuaggio in rilievo. Va da sé che questa operazione risulta essere dolorosa e ricettacolo di infezioni e non tutti i tatuatori sanno o possono eseguirla. Anche la scarificazione ha origini antiche, legata alla religione e a riti di purificazione.
Ci sono svariate tecniche anche in questo rituale: il cutting, ovvero l’incisione; il marchio a fuoco chiamato branding o l’ice kiss (qualora il marchio venga impresso con il ghiaccio).

Di pari passo esiste anche la body art, nata tra la fine degli anni sessanta e inizio anni settanta.
Scaturita dalla protesta sociale e culturale, la liberazione sessuale e la caduta dei tabù sociali. Fu così che il corpo si tramutò in opera d’arte. Questa tecnica ai nostri giorni è ovviamente cambiata nel contesto sociale, non è più sinonimo di protesta ma una vera e propria arte. Così come nel mondo dei tatuaggi, vi sono convention e gare dedicate proprio a questa pratica.

TATTOO E MUSICA

Nel mondo della musica sono tantissimi i musicisti tatuati: rockstar, rapper e artisti pop.

Tra le rockstar, Nikki Sixx, ex bassista degli ormai “defunti” Motley Crue, ha tatuata la maggior parte del corpo, così come il suo ex compagno di band il batterista Tommy Lee che dopo il clamore suscitato per la svastica nazista sul braccio, ha deciso di ricoprire gran parte del corpo.

Anthony Kieds, frontman dei Red Hot Chili Peppers, i cui tatuaggi si ispirano alla civiltà degli indiani d’America, Marylin Manson che sulla spalla destra ha un ciclope verde che lui stesso ha disegnato.

Boy George non è da meno: ha una stella di David ed un fiore di loto sulla testa; Pink, invece, sfoggia un fiocco rosa sulla coscia ed il ritratto del suo cane annegato in piscina.

Liam Howlett dei Prodigy, ha una corona sul collo con la scritta “I Have Arrived”, Bjork ha una bussola vichinga sul braccio sinistro, Ozzy Osbourne il suo nome sulle dita della mano e poi c’è Eminem che ha tatuato sulla spalla destra il ritratto di sua figlia Hailie Jade, oltre ovviamente altri soggetti.

tatuaggi hanno un significato ben preciso per chi sceglie di imprimersi la pelle… e chi scrive ha deciso di tatuarsi gli occhi di Alice Cooper

Valeria Campagnale

Autore

Valeria Campagnale

Valeria Campagnale

Classe 1970, appassionata di musica fin da piccola, cresce con David Bowie, il primo punk, l’ondata dark degli ottanta, il newromantic e trova poi il proprio interesse sfociare nella musica hard rock, con l’attrazione per i generi glam, street e sleazy di cui è una fiera portabandiera.
Si iscrive a scuola d’arte e ne consegue il diploma con una tesi sul suo pittore preferito, Andy Warhol.
I propri idoli sono David Bowie, Alice Cooper, Billy Idol, Bruce Dickinson e Chris Holmes.
Ha fatto del proprio interesse musicale la sua attività, seguendo artisti come manager e promoter e collabora con alcune webzine hardrock.
Tra i suoi vari interessi, svolge anche volontariato animalista ed è una appassionata di gatti.