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St. Vincent a Villa Ada, esercizio di stile e poche emozioni

Forse è l’algida bellezza che rende irresistibile St Vincent al suoi fan, fatto sta che proprio questa glaciale presenza la tiene al contempo lontana da quel successo planetario che potrebbe raggiungere

St. Vincent approda a Villa Ada col suo caratteristico electronic funk, per un concerto in grado di coinvolgere unicamente i suoi fan più affezionati, presenti per una buona parte del pubblico totale.

Tuta nera aderente, immancabile chitarra a tracolla, gesture robotiche, Annie Clark – più algida che mai – offre tra fasci di luce blu, rossa e verde… una performance senza alcuna pecca, ma talmente lineare e composta da non riuscire ad emozionare.

Ritengo parlando di St. Vincent, vi siano oramai due tipologie di pensiero: chi ne apprezza la svolta degli ultimi anni: una sintesi musicale molto asciutta, che le ha portato successo come regina sofisticata e chic dell’elettronica (sintesi ancor più accentuata dopo la collaborazione con David Byrne). Chi ricorda e ama la giovane Annie, quella alle prime armi… meno matura certamente, ma dal sound più coinvolgente ed emozionante a mio avviso. La Annie Clark di Cruel per intenderci di cui ho presente il bellissimo video registrato allo Jools Holland show, in cui la cantante mi trasferisce molte più sensazioni di quante se ne possano percepire nell’intero suo ultimo album.

Torniamo dunque al concerto di Villa Ada, il cui limite a mio avviso è proprio in una performance stilistica fine a se stessa, in cui il palco è un piedistallo sul quale St. Vincent si colloca come una dea magnifica e distante, in un set matematico… senza mai un brivido per i poveri terrestri, quel suo pubblico composto in massima parte da giovani che forse non hanno sentore dei primordi… quando l’elettronica era ben altra cosa, rappresentata da performer in grado di sperimentare sì, ma al contempo anche di coinvolgere.

Forse è l’algida bellezza che rende irresistibile St. Vincent ai suoi fan, fatto sta che proprio questa glaciale presenza la tiene al contempo lontana da quel successo planetario che potrebbe raggiungere. Una direzione intrapresa, quella della cantante staunitense talmente minimalista che rischia di svuotare il palco da ogni sensazione che la musica ha il compito di trasmettere.

Stefano Campa

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Stefano Campa

Stefano Campa

Grafico, esperto di comunicazione e scrittore. Negli anni ’90 ha alternato la passione per l’arte e la letteratura prendendo parte a numerose attività culturali. Nel 1991 ha pubblicato il suo primo libro di poesie in collaborazione con altri scrittori e nel 1994 è stato inserito nell’Italian Modern Art Yearbook. Tra il 1995 ed il 2000 ha impartito lezioni di disegno e teoria della comunicazione in un liceo della Capitale e ha lavorato presso diversi studi di arte contemporanea, graphic design e pubblicità. Nel 2001 ha creato la propria agenzia di Comunicazione e Web e dal 2002 al 2010 è stato impiegato come Web Manager & Communication Officer presso un’Organizzazione Umanitaria Internazionale, con sede in Svizzera. Attualmente è editore di alcune realtà online.