Live Report

Spring Attitude Festival – Estasi Elettronica

Gli eroi e i villani si mischiano: per una sera i confini si perdono, perché ci si è trovati tutti immersi in una selva, in uno zoo umano troppo folto per essere capito…

Una maestosa, gigantesca nottata di ebrezza totale ed elettronica, ecco cos’è stata per me la giornata di sabato dello Spring Attitude.

Io sono stato gentilmente accompagnato da un amico che ha scelto di prendere un bus per raggiungermi nella capitale, gli avevo promesso che non se ne sarebbe pentito e la sua risposta alla fine della serata, quindi più o meno ad inizio mattinata, è stata: “Che storia! Che storia!”.

Tempismo perfetto per rientrare nella nostra zona, andare dallo “zozzone” e prenderci qualche cornettino giusto per stemperare i tonfi che avevamo in testa dopo 4-5 ore di musica.

Il festival è ormai un riferimento dell’inizio dell’estate romana e si può ben capire come sia diventato un punto fermo: il concetto dietro la musica – l’arte e ogni cosa che batte, luccica, brilla, si accende nella zona dell’ex caserma Guido Reni è studiata, collaudata, ma allo stesso tempo innovativa.

Ogni gruppo salito sul palco sembra risentire di questa influenza, del gigantesco stream of consciousness che tutti i partecipanti ai vari concerti hanno: un continuo scambio di bit, informazioni, emozioni tra artisti e pubblico.

Ora cercherò di fare un resoconto più o meno ordinato dei gruppi che ieri hanno stimolato di più il mio sforzo creativo. Poche parole, altrimenti stiamo qui fino alle quattro di domani.

  1. Drink To Me: Ogni paura e inibizione si perde in un live del genere. Assocerei l’idea di questo live a  Samantha Hunt che in settimana ha scritto sul New Yorker: “When fear comes, we shut down the boundary to our body, creep our shoulders up the neck, fold in around the heart. It would be wiser to turn to another body for help, but it’s not what we do”. Effettivamente durante tutta l’esibizione si sente il bisogno di altri corpi. Il live è spasmodico, atomico
  2. Yussef Kamal: Live direttamente da Twin Peeks, la vittoria involontaria dell’assurdo e dell’hype sullo Spring. Mi ha distrutto ogni certezza, ha ucciso Laura Palmer e anche me. Perfetti.
  3. Chassol: Classe, eleganza, stile preciso e ricercato, effetti sonori che si confondono con il video, storie raccontate a 360 gradi. La più bella scoperta di questa serata allo Spring Attitude; e sto ancora fischiando i motivi di base delle canzoni.
  4. WrongOnYou: Bello, estremamente bello. Si conferma il talento, ormai non più grezzo del nostro paese; incredibilmente aperto, sperimentale e lucido, anche quando dall’altra sala strabordavano i bassi di Yussef Kamal.

Mi sono fermato a pensare, con la poca lucidità rimasta, che la bellezza dello Spring è da rintracciare in una parola: versatilità. La struttura è semplice e permette ai vari ascoltatori di trovarsi in più posti contemporaneamente: è come leggere un libro di Kerouac mentre si è sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Gli eroi e i villani si mischiano: per una sera i confini si perdono, perché ci si è trovati tutti immersi in una selva, in uno zoo umano troppo folto per essere capito. A noi è bastato perderci tra la folla, ascoltare musica e tornare a casa stanchi e carichi per l’estate.

Gianluigi Marsibilio

Autore

Gianluigi Marsibilio

Gianluigi Marsibilio

Classe 1995. Nato a Guardiagrele, piccola cittadina in provincia di Chieti, dopo aver percorso la carriera scolastica, frequentando il liceo scientifico, si sposta a Roma per frequentare gli studi in Comunicazione Istituzionale nell'Università Pontificia della Santa Croce. Già dal primo anno di studi ha cominciato a lavorare per varie realtà, creando anche il blog di informazione scientifica ''Tra scienza e coscienza''.