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Simone Olivieri, Apotheke

Il nuovo disco uscirà il 30 Gennaio

Dopo l’esordio omonimo del 2011 il songwriter romano dà alle stampe il primo disco cantato interamente in italiano. Nove tracce non solo da ascoltare ma da sentire in profondità, fin sotto pelle, in un continuo, intimo e intenso contrasto di stati d’animo.

APOTHEKE

Apotheke è il nome antico della farmacia, quel luogo spettrale e sinistro in cui si tenevano veleni e antidoti. In Italia la parola è diventata poi “bottega”, il posto in cui si ripongono e si espongono cose vecchie e nuove. Così in APOTHEKE, il nuovo album di Simone Olivieri, ogni canzone contiene un veleno e ne è allo stesso tempo l’antidoto; è contemporaneamente cose vecchie e nuove, immobilità, come un insetto intrappolato nella resina, e reazione, movimento, liberazione. APOTHEKE è un disco scuro e denso come una storia antica e misteriosa, ma anche leggero e luminoso come una mattina. Ascoltare APOTHEKE è infatti come attraversare una giornata: dall’oscurità in cui si fa piano piano largo la prima luce dell’alba come una speranza, all’esplosione del sole mattutino, passando per l’indolenza della controra che brucia i campi e la furia degli elementi di una tempesta serale, finché è ora di sparire di nuovo, come un cerchio che si chiude, nel tramonto che porta quiete e riposo.

TRACKLIST

1 Non è che un bene ormai

2 Il Folle

3 Incespico

4 Resina

5 Controra

6 Appesa

7 In Cauda Venenum

8 Tempesta

9 Settembre

SIMONE OLIVIERI RACCONTA “APOTHEKE”

NON E’ CHE UN BENE ORMAI

Il brano che con la sua apertura porta dal buio alla luce, dall’oscurità all’interno del disco. Ad accompagnare è il suono morbido, caldo e misterioso di un antico

pump organ di inizio ‘900, che farà un po’ da filo conduttore dell’intero album.

IL FOLLE

L’unica canzone di “quasi amore” del disco. “Quasi” perché le distanze sono incolmabili, il destino è scritto e nessuna grande azione può riparlarlo, ma nonostante ciò è impossibile dirsi addio.

INCESPICO

Il senso di immobilità e inadeguatezza iniziale crea un vortice cupo come una vertigine nell’abisso. L’improvvisa e lucente esplosione, portata dall’arrangiamento più ricco dell’intero album, è la reazione che permette di scrollarsi tutto di dosso e ripartire più forti di prima.

RESINA

Il colare della resina sorprende l’insetto, e, immobilizzandolo, consegna un attimo all’eternità, come una fotografia naturale, come sentirsi intrappolati in un’immagine e non riuscire più ad uscirne.

CONTRORA

La controra è l’ora della giornata che separa la mattina dalla sera. Così, in questo disco, è la traccia che separa la prima parte, più chiara e luminosa, dalla seconda, più scura e crepuscolare.

APPESA

Il primo brano della seconda parte dell’album, notturno e inquieto. L’organo torna a soffiare minaccioso, per sottolineare l’angoscia della ricerca al buio di una via d’uscita, in un finale di tensione crescente.

IN CAUDA VENENUM

“Il veleno è nella coda”, così con questo brano inizia la coda dell’album. Un arpeggio di chitarra esamina il veleno; gli interventi di pianoforte e organo sono l’antidoto che prima cura e poi dona l’immunità.

TEMPESTA

La minaccia che si avvicina, il cielo si fa sempre più scuro e pesante, la tensione sale sempre di più finché improvvisa si scatena la furia degli elementi, la battaglia elettrica, il cataclisma: i fulmini squarciano il cielo, scoppia la tempesta. Alla fine non rimane che distruzione e silenzio.

SETTEMBRE

La chitarra culla, le voci circondano in un abbraccio. A questa atmosfera è affidata la chiusura del disco: il riparo, la quiete, la gratitudine eterna, il conforto, il riposo.

Autore

Qube Music

Qube Music

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