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RECENSIONE: Ministri, “Fidatevi”

Il racconto, che si districa tra 12 tracce, si apre con un’espressione che lascia subito carta bianca agli ascoltatori “è una questione di gusti”. Decidete, o proseguite o lasciate perdere, ve lo stanno dicendo…

Ho avuto bisogno di tempo, forse anche troppo. Il nuovo album de I Ministri mi ha lasciata un po’ “di stucco” (in senso positivo). Fidatevi, e continuate a leggere.

Devo essere sincera: il primo singolo, “Fidatevi”, che poi ha dato il nome all’album, non mi aveva molto convinto musicalmente parlando. Al primo ascolto mi sembrava un classico pezzo de I Ministri, niente di più o niente di meno, sembrava quasi una bonus track di uno degli album passati. Non sto dicendo che non mi piacesse, è un pezzo forte con un testo altrettanto forte e che parla di “cose” e non di amore, ma mi aspettavo un ritorno in scena un po’ diverso.

A colmare le mie mancanze è arrivato il secondo singolo (“Tra le vite degli altri”) e l’intero album. Immaginate di prendere la scossa: il nuovo album de I Ministri è proprio così, una vera e propria scarica elettrica di circa 42 minuti. Forti, potenti, decisi, “urlanti”. Finalmente un gruppo italiano che urla con la pancia e non con la gola, perché certe cose vanno proprio buttate fuori.

Il racconto, che si districa tra 12 tracce, si apre con un’espressione che lascia subito carta bianca agli ascoltatori “è una questione di gusti”. Decidete, o proseguite o lasciate perdere, ve lo stanno dicendo.

“Spettri” e “Crateri” mi invadono, hanno atmosfere tese che esplodono senza chiedere permesso. Il tema della fiducia torna con “Tienimi che ci perdiamo”, ricca di note aperte e semi allegre che danno un colore più dolce al pezzo. Questo brano apre un po’ la strada al tema “coppia”, liberandosi in un ritornello molto graffiato sul pezzo successivo “ma mentre fa giorno/siamo perfetti/ io e te”.

“Memoria breve” è senza dubbio il pezzo del disco che preferisco, mi è bastato sentirlo mezza volta per farmelo entrare sotto la pelle. Forse è anche uno dei pezzi più “pop” (passatemi la collocazione di genere”) dell’album. Ognuno ha un posto in cui tornare, in questo disco penso sia proprio questo il posto in cui tornare sempre. La voce graffiata che irrompe su un ritornello musicalmente dolce lascia uno degli effetti di contrasto più romantici degli ultimi anni.

La razione d’amore sembra essere finita con il pezzo successivo: “Usami”, storia di un materialismo umano ed emotivo. Questo pezzo è uno schiaffo in faccia, breve e intenso, pieno di controsensi.

Il rischio di risultare “il vecchio e scontato trio rock”, con questo lavoro viene evitato magistralmente, i pezzi che sono essenzialmente rock assumono una forma rotonda ed elegante. È un disco in cui la band mostra il fianco, confidando nella fiducia nel prossimo ma sempre in punta di piedi.

Come si fa
a restare per sempre al sicuro
come si fa
a fidarsi e poi fidarsi di nuovo?

Benedetta Barone

Autore

Qube Music

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