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Quel fantastico peggior anno della mia vita, di Jesse Andrews

Jesse Andrews, laureato ad Harvard, ci regala una vera chicca per il suo esordio letterario. Me and Earl and the dying girl dimostra che quando si ha a che fare col cancro la colpa non è di nessuno, neanche delle stelle

TITOLO ORIGINALE: ME AND EARL AND THE DYING GIRL
EDITORE: EINAUDI
ANNO: 2015
TRADUTTORE:  A. SARCHI

“Se dopo aver letto questo libro decidi di venire a casa mia e uccidermi brutalmente, davvero non ti biasimo.”

Libri fuori dal comune ce ne sono pochi, in particolare scritti da autori emergenti, ma fortuna vuole per noi lettori che a volte capita che qualcuno rompa le righe e scriva un libro che non ti aspetti. Cinico e divertente, pubblicizzato (erroneamente) come un libro per adolescenti Quel fantastico peggior anno della mia vita è la lettura perfetta per ogni età. Perché? Perché gli anni del liceo in fondo non finiscono mai, perché per tutta la vita si ha a che fare con il dovere e con il sentirsi inadeguati, e perché l’amicizia e i sentimenti e l’ironia sono parte integrante del nostro quotidiano.

“Questo libro contiene zero lezioni di vita, zero piccole verità sull’amore, zero momenti di calde lacrime in cui abbiamo tipo capito di aver abbandonato l’infanzia per sempre. E a differenza di quasi tutti i libri in cui una ragazza si ammala di leucemia, non ci sono frasi lunghe e mielose che dovrebbero essere profonde solo perché scritte in corsivo.”

Jesse Andrews, laureato ad Harvard, ci regala una vera chicca per il suo esordio letterario. Me and Earl and the dying girl dimostra che quando si ha a che fare col cancro la colpa non è di nessuno, neanche delle stelle. E non vi azzardate a paragonarlo a qualche best-seller insulso, sono due cose completamente diverse, o come dice bene il protagonista: questa non è una toccante storia romantica. Se vi sta balenando l’idea che questo possa essere un libro trito con i soliti ingredienti banali: ragazzo + ragazza + malattia incurabile, vi assicuro che non è così. Quindi calmatevi, sedetevi e prendetevi un attimo per uscire da questo canone e dallo schema mentale di rifiuto. Questa roba è tutt’altra roba. Qui si ride ragazzi! Perché Andrews ci insegna (anche se abbiamo trent’anni) che nei moment più tristi c’è sempre qualcosa per cui ridere, perché per andare oltre il concetto di morte, per poterla (forse) accettare, bisogna prenderla in giro e scherzarci su.

Jesse Andrews è un simpaticone, anche oltre queste pagine e lo ha dimostrato in molte interviste, anche commentando su GoodReads (sito di recensioni online, ndr.) il suo stesso libro scrivendo: “This is probably the best debut novel I’ve ever written.” Come si fa a non amarlo? Questo è uno di quegli autori che ti fanno pensare: cazzo come vorrei che fosse un mio amico!

Il libro è scritto dalla prospettiva di Greg Gaines, ragazzo un po’ sociopatico che frequenta l’ultimo anno di liceo e che non fa parte di nessun gruppo in particolare. Niente legami, Greg è amico di tutti. Dunque non ha amici. Ma ha un “co-worker”: Earl, col quale guarda film e ne riscrive e filma parodie ( Apocalipse Later, Cat-ablanca, The Manchurian Cat-idate). Il protagonista racconta le vicende che gli accadono durante il suo senior year e di come sua madre lo forzi a frequentare una sua compagna di scuola e sorta di ex-ragazza Rechel, alla quale è stata diagnosticata la leucemia.

Greg proviene da una famiglia un po’ stramba, il padre è un professore universitario, si aggira per casa la maggior parte del tempo filosofeggiando con indosso vestiti tribali e cercando di convincere Greg ed Earl a mangiare assurde prelibatezze tipo salsicce di ostrica e trippa di yak. La mamma è una ex-hippie, che ha avuto una vita molto interessante e avventurosa prima del matrimonio, ma i cui dettagli sono accuratamente stati omessi. Greg ha anche una sorellina ed un gatto, Cat-Stevens (non credo esista un nome migliore sulla faccia della terra da poter dare ad un gatto).

Earl proviene, invece, da un quartiere malfamato e da una famiglia altrettanto malfamata, tanto che Greg evita con molta attenzione di presentarsi a casa di Earl temendo mortalmente i suoi fratelli.

Rachel è la classica ragazza semi invisibile alla quale nessuno da’ troppa importanza: ebrea, capelli crespi, denti un po’ sporgenti. Nulla di straordinario, ma solo se vista dall’esterno. Lei è quella che nonostante la leucemia riesce a fare breccia nel cuore di Greg e a portarne (finalmente) via un pezzetto.

Greg entra nella vita della “ragazza morente” dimostrando a sé stesso che i legami, quelli che ha sempre cercato di evitare per non incorrere in cocenti delusioni, sono qualcosa di fondamentale, una grossa parte della nostra crescita emotiva e personale. L’amicizia con Rechel diventa così profonda da permetterle di guardare le parodie girate con Earl (privilegio assoluto) fino a decidere di girare un film per lei. Un film che avrà un’unica, devotissima fan.

Nel libro Andrews adotta la tecnica del racconto dei fatti da parte del protagonista e sceglie lo stratagemma di fargli descrivere le scene come se fossero il copione di un film, con tanto di dettagli tecnici come possibili piani sequenza, inquadrature e luci. Esaltando ancora di più la passione che Greg ha per il cinema.

“ If this were a touching romantic story, in this moment some STRANGE NEW FEELING would wash over Greg – a sense of being understood, in a basic way that he almost never is understood.

Then, Greg and Rachel would make out like lovesick badgers. However, this is not a touching romantic story. There is no NEW FEELING that washes over Greg.

There is no BADGER MAKE-OUT SESSION. Instead, Greg sort of shifts uncomfortably and breaks eye contact.”

Presentato anche come film al Sundance Festival, è un libro spassoso e scorrevole, che se ne avete la possibilità e le conoscenze necessarie, va letto in inglese, perché per quanto un libro possa essere tradotto bene, le battute, quelle che devono far ridere se sono in lingua originale fanno ridere di più.

Difficile da ammettere, ma anche quelle che fanno ridere, in lingua originale, fanno piangere di più.

Francesca Romana Piccioni

Autore

Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.