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Qube Music School: Michele Esposito dei Ministri ci parla di “Blissard” dei Motorpsycho

“Blissard” dei Motorpsycho è il quinto lavoro della band norvegese, pubblicato il 16 febbraio del 1996, con le sue 11 tracce si rivela un lavoro ampio, pieno zeppo di generi, nato quasi per improvvisazione. Un viaggio musicale, che parte correndo, per concludersi rilassandosi con i suoni tanto cari alla psichedelia

Michele Esposito, il motore dei Ministri, è il nostro prof. di oggi, che ci svelerà tutti i segreti di questo meraviglioso album.

“Blissard” dei Motorpsycho è il quinto lavoro della band norvegese, pubblicato il 16 febbraio del 1996, con le sue 11 tracce si rivela un lavoro ampio, pieno zeppo di generi, nato quasi per improvvisazione. Un viaggio musicale, che parte correndo, per concludersi rilassandosi con i suoni tanto cari alla psichedelia.

Michele Esposito, il motore dei Ministri, è il nostro prof. di oggi, che ci svelerà tutti i segreti di questo meraviglioso album.

– Come ti sei appassionato ai Motorpsycho?

Un giorno, mentre con i Ministri ci dirigevamo con il nostro Volkwagen T3  giallo verso chissà quale concerto, il mio fonico ha messo sullo stereo “Vortex Surfer”.

Ho pensato in quel momento che fosse la canzone piu’ bella di sempre.

– Se dovessi presentare i Motorpsycho a chi non ha mai approfondito la loro storia, quali caratteristiche metteresti in luce?

E’ una band davvero matta.

Hanno scritto decine di album tutti con uno stile differente.
Io preferisco il primo periodo (che strano!),dove erano un misto tra i Nirvana e un gruppo prog anni 70.
Adoro di loro la sporcizia e l’urgenza.
Con il tempo sono cambiati e anche in meglio, ma ho sempre adorato i primi 5/6 dischi.

– Hai scelto di parlarci di “Blissard”, quinto album della formazione. Perché proprio questo disco?

Questo disco è seminale tra i musicisti .

E’  uscito a metà anni novanta e per me risulta davvero innovativo per quel periodo. E’ un disco che suona come se i Nirvana facessero post rock.
Il post rock non lo adoro, ma i Nirvana sì e me ne sono innamorato a primo  ascolto.
Il songwriting oltre alle melodie sono molto a fuoco, e quando non lo sono te ne freghi perché sotto ci sono i riff e la batteria suonata a perdifiato.
I ritornelli urlati sono coinvolgenti, e anche se non è registrato bene, non importa.
E’ dinamico e nel periodo della ricerca del volume nei dischi, era una scelta coraggiosa.

– Ricordi la prima volta che hai ascoltato l’album?

Ero a casa, da solo, come sempre quando ascolto i dischi.

– Conosci qualche aneddoto sulla band o sulla nascita di questo disco?

Sono sicuro che è stato registrato in presa diretta.
Da un po’ di interviste del tempo, si evince che molte canzoni sono frutto di improvvisazioni, il che rende il tutto ancora più affascinante.
Dalla mia esperienza di musicista ho imparato che quando le canzoni vengono fuori subito, in maniera semplice, sono davvero speciali. L’unicità di interpretazione della prima volta è magica, irripetibile.

– A te che sei il ministro del ritmo non posso che chiedere di approfondire le caratteristiche ritmiche di “Blissard”, che parte con tempi sfrenati, per poi addolcirsi in una psichedelia suadente negli ultimi brani, quasi come se avessimo di fronte due diversi mondi musicali. A cosa pensi sia dovuta questa scelta?

Le scelte ritmiche sono sempre dettate dalla contingenza della canzone.
Essendo improvvisato in parte, all’inizio il  disco risulta  sfrenato, cerca il rock, per poi ricadere in momenti riflessivi e intimi.
Insomma si parte correndo per arrivare stanchi alla fine del percorso che si è intrapresi.
E’ un flusso di coscienza, la ritmica lo accompagna a dovere, senza strafare, a servizio della composizione, come natura vuole.

– Molti lo ritengono il capolavoro della band. Secondo te perché quest’album è stato considerato migliore rispetto agli altri lavori della formazione?

Non ci sono mai motivi precisi per cui alcuni album risultano essere migliori o peggiori.
Sono come le persone, alcune stanno simpatiche altre meno, puoi cercare di capire il perché ciò succeda, ma non è una scienza esatta.
Il motivo a mio parere per cui “Blissard” risulta speciale sono le canzoni.
Un disco prima del sound deve avere le canzoni, e “Blissard” ne è pieno.

– “Blissard” è stato registrato con una formazione a cinque. Che novità hanno portato i nuovi componenti nei suoni della band?

Avere dei musicisti in più in una registrazione è fondamentale.
Sicuramente più teste coinvolte, se sono usate per arricchire la composizione, non possono che fare bene, e credo che così sia stato in questo caso.
Per esempio l’uso dei mellotron è fondamentale in molte canzoni di questo album.

motorpsycho

– Per questo album decisero di fare una preproduzione dei brani prima di entrare in studio, a differenza degli altri nati quasi totalmente per improvvisazione. Pensi che i suoni ne abbiano giovato?

Sinceramente penso che una preproduzione sia necessaria, ma da come suona il disco sono sicuro che e’ stata minima. Le strutture sono istintive e si sente a primo ascolto, ed è questo che lo rende speciale.

– Nell’album c’è un pezzo di 9:46, “S.T.G.”, ma anche due pezzi che superano i sei minuti come “Greener” e “Nathan Daniel’s Tune From Hawaii”, completamente al di fuori dalle logiche discografiche moderne…ce ne parli?

I Motorpsycho tutto fanno tranne ragionare come fa un discografico.
Suonano, lavorano, si divertono e partoriscono ciò che hanno dentro, senza pensare alle radio o alle vendite.
E’ un puro atto di sincerità.
Non lo prescrive il medico che le canzoni debbano essere di 3 minuti e trenta secondi, e se si vuole sviluppare un linguaggio musicale a volte ci vuole più tempo.

– Qual è il brano che ami di più e perché?

“Drug Thing”.
Da batterista adoro il modo serrato in cui si porta il tempo.
Le dissonanze della chitarra e della voce rendono tutto aggressivo e  malinconico.
Ho sempre rimpianto il fatto di non aver ascoltato questa canzone quando ero un giovane.
Sarebbe stato sicuramente la colonna sonora  della mia adolescenza.

– Vuoi aggiungere qualcosa alla nostra lezione?

“Blissard” è un disco davvero significativo per tutta una generazione legata al linguaggio musicale rock. Non è un disco semplice, ma tutte le cose interessanti non lo sono.

– E adesso veniamo a te, che progetti hanno I Ministri per i prossimi mesi?

Per i prossimi mesi saremo in tour, a portare avanti il discorso intrapreso con il nostro ultimo lavoro “Cultura Generale”.
Abbiamo oltre 20 date in tutto lo stivale con aperture a gruppi come Pixies ed Editors.
Sicuramente, dopo un adeguato periodo di pausa, ci ritroveremo in sala prove per lavorare a canzoni nuove, ma per ora i nostri pensieri sono rivolti a suonare dal vivo.

Intervista a cura di Egle Taccia

Autore

Egle Taccia

Egle Taccia

Avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!