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Qube Music incontra Maria Chiara Paruzzo, in arte Miele

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L’artista di Caltanissetta, sostenuta da Andrea Rodini – già scopritore e produttore di un talento come Renzo Rubino -, ha frequentato il CPM Music Institute di Milano, perfezionando le sue doti vocali e quelle della scrittura grazie a corsi di Song Writing. E’ nota per esser stata selezionata dalla Commissione Area Giovani di Sanremo ed aver partecipato tra le nuove proposte. A causa di un errore tecnico, durante la fase di voto della sala stampa, viene dapprima annunciato il suo accesso alla finale del Festival, ma subito dopo giunge la triste comunicazione di quello che però si trasformerà nell’occasione più grande, di esibirsi come ospite alla serata finale. Un pubblico più ampio ascolta così il pezzo Mentre ti parlo ed iniziano le partecipazioni in radio in cui presenta il suo album di debutto Occhi, contenente sei tracce inedite più una cover di Lucio Dalla.

– Dal potere al volere, ma sempre al condizionale: “Dovrei amarti di meno/Dovrei amarti di meno/Somigliarti di meno forse un giorno dovrei/Dovrei amarti di meno/Ma non amarti di meno… Mentre ti parlo di me/Mentre ti parlo!”. 
Gli “Occhi” di Miele sono rivolti all’amore, quel sentimento e desiderio dì complicità tra due amanti che non sanno comunicare; una storia senza soluzione nel testo, quanta rabbia c’è in quello che racconti?

Quando ho scritto questa canzone c’era assolutamente la necessità di gridare, di dire molte cose, anche molta ansia.

Poi, a distanza di tempo, mi sono accorta che era più un grido di emancipazione, la consapevolezza di dover camminare con le proprie gambe, la ricerca di un percorso individuale, la mia strada appunto.

– Le parole formano il filo con quale colleghiamo le nostre esperienze, Miele scrive e canta: “Togli quei fili dalle mie mani”.
Come nasce la canzone presentata a Sanremo?

La canzone presentata a Sanremo è nata a Milano, città che ho scelto per studiare musica, ho lasciato la mia terra, la Sicilia; in quel periodo oltre ad una ricerca di definizione artistica e conseguente crescita personale, la musica entrava insistentemente nella mia vita. Iniziavo a parlarne con la mia famiglia, cercavo di spiegare il desiderio crescente di trasformare la musica nel mio lavoro, non è stato così facile. I miei avevano paura, soprattutto mio padre, vedeva il percorso troppo difficile.. Un giorno, durante una litigata al telefono, arriviamo io e mio padre ad uno scontro. In seguito ho deciso di scrivere il testo Mentre ti parlo, inserendo le parole che forse non ero riuscita a dire per telefono.

– “Dice il petalo bugiardo/Invecchia con me/Come sarebbe stato condividere le rughe” (tratto dalla traccia numero due “M’ama non M’ama”). Si tratta di legami spezzati, canti un universo maschile bugiardo.
Le tue storie sono così autobiografiche?

Si, queste storie sono autobiografiche, in questa traccia viene raccontata con più allegria, più sobria, ma il mio modo di scrivere viene influenzato da episodi che mi riguardano. Andando via da casa ho dovuto lasciare inevitabilmente qualcosa, perdendo gran parte delle mie abitudini. Ogni tanto proprio dalla Sicilia tornavano nella mia mentre ricordi, c’è un po’ di malinconia.

– Una giovane artista, per far conoscere e sentire la sua voce ad un pubblico più vasto, deve necessariamente presentarsi in Italia a Sanremo oppure è preferibile fare un talent?

I percorsi che ammiro di più sono quelli che partono dal basso, ci sono tantissimi giovani emergenti che non fanno uso dei talent o di vetrine come quella di Sanremo, iniziano a trovare il loro contesto da soli. Non ho nulla contro i talent, credo che l’unica cosa necessaria sia avere un minimo di chiarezza su ciò che effettivamente si vuol fare con la musica: fino a quando decidono gli altri per te, rischi poi di fare delle cose che non ti rispecchiano… Si può soffrire, rimanere delusi, in altre parole devi essere così determinato da sapere tu, come artista, quali sono le proposte a cui rispondere sì e [quali sono]quelle che non ti appartengono.

– Hai fatto anche la “musicista di strada”. Cantare fra la gente a ridosso di una Chiesa siciliana, quali emozioni ti ha dato? Credi che esperienze di questo tipo abbiano influenzato il tuo stile di fare musica? 
Puoi descriverci e raccontare il tuo percorso artistico prima del festival…

Fare la musicista di strada è stata un’esperienza particolare, ho scelto di cantare per strada perché a Milano non riuscivo a farlo, dopo ho percepito che è stata un’emozione così intensa da sentire esigenza di ripeterla il prima possibile. Si ferma chi è realmente interessato alla tua musica, invece in un locale la musica viene vista come una forma di intrattenimento, si perde un po’ l’attenzione di chi ascolta; paradossalmente per strada potrebbe essere peggio, perché la gente corre, si trova in giro per fare altro, però se riesci a catturare l’attenzione dei passanti, chi si ferma è motivato, si ferma per te. Poi non c’è il palco, hai un contatto diretto tra chi canta ed ascolta.

– Bisogna raccontare una verità (sono parole tue) la parte melodica ed esigenza di “gridare” un messaggio che speri sia più condivisibile possibile. Sfogo al tuo vissuto.
Sei, da buona isolana, una nostalgica con la paura di perdere una quotidianità divisa inevitabilmente da un nord più vivo “musicalmente”? O semplicemente al Sud non si riesce a creare un officina di talenti autorevoli, capaci di emergere senza avere grandi etichette discografiche alle spalle?

Personalmente sono supportata da un’etichetta indipendente e non da una major, bisogna puntare alla qualità, creare un prodotto il più possibile coerente con ciò che si fa, è la mia esigenza primaria. Stare ad esempio con la Maciste Dischi, mi rende libera di potermi esprimere.
La nostalgia c’è, perché lasciare un luogo familiare può pesare, ma io sono andata al Nord per cercare contatti, al Sud non ci sono le risorse per chi ha un talento, la Sicilia è piena di artisti emergenti, ma difficilmente trovano il luogo adatto per perfezionarsi rimanendo giù.
Però esistono anche al Sud progetti finalizzati alla promozione della cultura, un esempio, la regione Puglia, che negli ultimi anni sta investendo molto sull’arte, sulla musica, con borse di studio, anche coinvolgendo la SIAE con agevolazioni per band emergenti… Bisogna lavorare su iniziative di questo tipo per sensibilizzare ed educare, così da permettere a tanti giovani talenti di migliorarsi, esibirsi senza allontanarsi.
Fare musica, oggi, è un atto eroico. Spesso gli artisti vengono visti come idoli, personaggi irraggiungibili, sinceramente a me non piace pensare questo. Trovo giusto evidenziare i sacrifici, il sudore di un gruppo che sposa il tuo progetto; spesso la musica nel nostro paese non viene considerato come un mestiere, prima di salire sul palco sono tante le difficoltà che devi superare, devi combattere con tante cose, la gente vede solo la parte finale, ti nota soltanto quando salì sul palco dell’Ariston, invece la vita di un musicista è fatta di momenti unici, di prove, sono eroi per questo motivo, non mettono la faccia, ma sono con te perché condividono un progetto.

– All’interno del tuo album c’è una cover di Lucio Dalla “Grande figlio di puttana”: un omaggio oppure un punto di riferimento, un maestro da cui attingere? 

Lucio Dalla è il mio cantautore preferito, per intensità vocale, interpretativa… Lo ascolto spesso. Avevo voglia di fare una mia versione di questo pezzo, anche se non credo di potermici confrontare o raggiungere i suoi livelli.

– Con quale artista credi di avere un affinità? Anzi, chi vorresti in un tuo secondo album tra le donne del panorama musicale italiano?

Assolutamente Carmen Consoli, mi piace il suo modo di scrivere e la stimo come cantante. Adoro anche Malika Ayane.

– Oltre il tema della famiglia, in futuro Miele cosa pensa di scrivere e cantare?

Io scrivo per necessità, l’arte nasce spontaneamente e deve dire la verità.
Dopo Sanremo arriva la parte più difficile, stiamo lavorando per portare il più possibile la mia musica in giro, con la mia band proviamo e definiamo un tour, pubblicheremo delle informazioni tramite i Social.

Matteo Dragà




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Qube Music

Qube Music è il MAGAZINE dedicato alla MUSICA, frutto di sinergie tra editori, giornalisti del settore discografico, media e radio, che propone servizi punto di riferimento per la diffusione di contenuti musicali.

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