Generation

QUBE GENERATION: ritorno al vinile con le produzioni de L’AMOR MIO NON MUORE

Nel cuore della Romagna nasce una nuova label totalmente analogica L’AMORE MIO NON MUORE

Nel cuore della Romagna. La filosofia di questa nuova label che nasce oggi ha il sapore di qualcosa perduta in soffitta che oggi vale soldi e vale cultura. Come un cimelio di guerra ma non così antico…come un libro scritto a mano, ma non così antico…eccovi L’Amore Mio Non Muore, una casa discografica ma anche uno studio di produzione che, attenzione tutti, è totalmente analogico. E non tanto per dire…davvero qui non ci sono i computer, probabilmente neanche per controllare i social tra una session e l’altra. Niente digitalizzazioni, niente mouse, niente stratagemmi per avere subito facili vie di fuga a chi non sa bene come si suona o come si canta. L’Amore Mio Non Muore si dedica solo a produzioni su vinile, cartolina che canta, nastri magnetici e cerca – manco a dirlo – il vero suono dagli artisti che decide di seguire. Si torna al passato? Direi proprio di no…invece direi che finalmente si restituisce al presente il vero valore di un mestiere che i computer hanno contribuito ad ammazzare. L’intervista a Roberto Villa e Alberto Bazzoli per gli amici di QUBE GENERATION:

– Partiamo subito dalla genesi: da una sala di incisione “antica” alla costituzione di una label. Da dove nasce l’idea…soprattutto in questo periodo di crisi che stiamo vivendo?
L’idea nasce da Roberto Villa e da Alberto Bazzoli (il sottoscritto), da una forte passione per la musica e per la ricerca sonora. Entrambi musicisti, abbiamo da sempre la malattia di collezionare strumentazione vintage e abbiamo voluto portare questa cosa alle tecniche di registrazione. Così è nato L’Amor Mio Non Muore, una piccola sala d’incisione di 70mq completamente analogica: si registra solo con registratori a nastro senza computer. In un’epoca in cui tutto quello che stava in mezzo tra il 100 e lo 0 è stato spazzato via, l’unica via è tornare al culto dei contenuti e all’attenzione nel fare la propria musica: mai come oggi è stato così importante il suono e la cura nelle produzioni musicali. Paradossalmente non essendoci più nulla diventa più importate quello che si crea e come lo si crea. Inoltre ritengo che questo sia il vero modo di fare musica nell’underground, in modo veramente alternativo.

– Guardiamoci attorno, in Italia e in particolare diamo un occhio alle produzioni che nascono come funghi: al di la della tecnica analogica, che cosa porta L’Amore Mio Non Muore che prima mancava?
L’idea nostra è quella di creare un piccolo centro di produzione musicale attorno al quale gravitino una cerchia di musicisti, con i quali lavorare insieme. L’Artista da noi può trovare, in un solo spazio, molti stimoli creativi e produttivi. La sala è completamente attrezzata da strumentazione vintage, sopratutto dando attenzione ai marchi italiani, come Lombardi, Davoli, Eko ecc.., inoltre, come dico sempre, il grande valore aggiunto di registrare con macchinari analogici è quello di portare il musicista immediatamente in un’ottica di organizzazione del materiale che andrà registrato. Dover pensare a come utilizzare al meglio le 8 tracce disponibili fa crescere e migliora la musica stessa che verrà incisa.

– Dargli “voce” che cosa ha significato per la scena musica del vostro territorio? In altre parole: anche da voi vale il detto Nemo profeta in patria?
Come studio di registrazione, essendo appena nati, cerchiamo di spingere il più possibile per far conoscere il nome. Nella sola Romagna ci sono numerosi studi e tanti di questi sono davvero validi sia dal punto di vista tecnico, che da quello relativo a chi lo studio lo governa, c’è tanta brava gente che lavora! Alcuni di questi hanno anche qualche macchinario analogico simile ai nostri. Abbiamo fatto una scelta, né peggiore né migliore degli altri studi, semplicemente una scelta diversa: non diamo alternative. O nastro o niente. Questo ci permette di dare un taglio sonoro ben definito e abbiamo notato che la questione “no computer” ha ricevuto un discreto successo iniziale. Essendo poi musicisti a contatto con altri musicisti il passaparola iniziale ha funzionato, si inizia a parlarne tra gli addetti ai lavori e non di rado qualcuno passa a trovarci! Siamo aperti a collaborazioni e ci è capitato di collaborare con altri studi della zona per alcuni lavori, insomma non ci chiudiamo nella nostra torre. Il non avere alternativa inoltre richiede un approccio completamente diverso da parte dei musicisti e fin ora nessuno è andato via scontento del suono ottenuto ma, e soprattutto, della resa delle prestazioni. Sfruttiamo la carica, l’adrenalina del momento e diverse formazioni hanno chiuso i take buoni davvero in fretta, contro ogni loro aspettativa. La maggior parte sono band locali al momento, ma ci auguriamo di poter lavorare anche per chi – pur venendo da più lontano – voglia provare un’esperienza di registrazione diversa dal solito (lo studio dista meno di dieci minuti dal casello di Forlì e la strada per arrivare è semplice e comoda!).

Lato etichetta: qui già la questione è più complessa. Pubblicare solo ciò che registriamo in studio significa, anche qui, fare delle scelte. Innanzi tutto non è detto che tutti coloro che vorremmo pubblicare come etichetta passino dal nostro studio vuoi perché non ci conoscono o perché ciò che fanno non è adatto al nostro metodo; inoltre non tutto ciò che abbiamo registrato era adatto alla pubblicazione, vuoi perché non ci interessasse vuoi perché noi non fossimo interessanti per la band. Essendo poi noi stessi musicisti in diversi progetti, ed avendo registrato con essi nello studio, abbiamo deciso di iniziare le pubblicazioni con alcune delle cose che seguiamo da dentro. Al momento abbiamo in programma cinque uscite sia di musica strumentale che cantata. Il disco dei Supermarket (Portobello), pubblicato il 19 maggio 2016, vede Roberto Villa coinvolto come bassista (contrabbasso, basso elettrico, chitarra baritona); altra uscita strumentale sarà il prossimo disco de Mr. Zombie Orchestra, prevista per inizio 2017, dove io suono il pianoforte, organo e tastiere varie. Per quanto riguarda il filone cantato, abbiamo da poco registrato un 45giri di Giacomo Toni (Roberto al basso elettrico) in uscita in autunno e, il 30 settembre 2016, avremo la pubblicazione di Tropico, in collaborazione con Irma Records, nuovo disco del Collettivo Ginsberg che vede Cristian Fanti alla voce e sempre me alle tastiere; a Natale uscirà invece Benny and the Cats con un nuovo singolo, che registreremo praticamente la settimana prossima. La Romagna è piena di musicisti che varrebbe la pena avere nella propria discografia; ci piacerebbe iniziare un percorso che coinvolga la scena romagnola nelle sue più varie sfaccettature. È uno degli obiettivi dei prossimi anni.
Comunque per rispondere alla tua domanda, si anche da noi vale il detto!

– Dagli anni ’90 siamo investiti dalla rivoluzione della comunicazione. Oggi siamo in pieno regime edonistico. L’immagine e l’apparenza prima di tutto. Voi tornate al tempo dei contenuti. Che significato ha un gesto simile e che ambizioni inseguite?
Qui sarò molto più esplicito. La filosofia che governa lo studio e l’etichetta ormai l’abbiamo enunciata ma, sì, abbiamo un logo che spacca, ma difficilmente ci vedrete immortalati in selfie sotto l’insegna o in altre posizioni strane, tipo sotto la testa di bisonte che aleggia sopra la porta della regia (tranquilli animalisti, è finta): preferiamo fare uno scatto a chi sta registrando, ai microfoni e al loro posizionamento, agli strumenti, insomma al lavoro piuttosto che ai lavoratori. Usiamo i social come strumento di comunicazione, solo l’essenziale, news, foto inerenti al nostro lavoro (se per colazione-pranzo-cena volete sapere cosa consumiamo ci chiamate ok? ); l’hype lo vogliamo costruire col passaparola, perché il nostro lavoro è fatto di fiducia, i musicisti devono venire da noi a registrare perché lavoriamo bene, non perché ci facciamo delle belle foto o filmiamo gattini. L’apparenza è il primo biglietto da visita, ma poi le scarpe oltre che belle devono essere pure comode e un artigiano che lavora il pezzo singolo, su misura, questo lo sa, le calibra sul piede del cliente. Le ambizioni sono semplici: registrare dei bei dischi, con dei suoni che rispecchino a pieno il progetto dal punto di vista stilistico e che ne esaltino le caratteristiche e le qualità; pubblicare dei bei dischi con dentro delle belle canzoni, che la gente possa ricordare e tenere a cuore, curare il più possibile il prodotto, coinvolgere artisti per l’artwork, giornalisti per le note, fotografi per gli scatti, ecc. Trattare bene i nostri artisti e creare con loro un rapporto che vada oltre la collaborazione professionale, sentirsi parte di un progetto.

– Che poi oggi il vinile è tornato di moda…dal vostro punto di vista diremo purtroppo o per fortuna?
Direi per fortuna! Gli appassionati di vinili ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma vedere gente, che non mi sarei mai aspettato, ricomprare il giradischi è una cosa di cui bisogna essere contenti, anche se dovesse essere solo per moda. Il vinile è sicuramente un oggetto di grande fascino, con pregi audio, di packaging, con impossibilità di duplicazione. Insomma sembra che qualcuno abbia capito che l’unico modo per mantenere un mercato del fisico sia stato tornare al vecchio vinile. Questo fermento porta anche a grandi ristampe dei dischi, in certi casi positive, quando parliamo di dischi di nicchia difficilmente reperibili in originale, ma anche negative, come il blocco e il sovraccarico di lavoro per le fabbriche a discapito delle piccole produzioni.

– Per chiudere…L’Amore Mio Non Muore…cos’è che davvero non morirà mai secondo voi in questo mestiere oltraggiato da tutti i lati?
L’umanità nella musica non morirà mai, e nemmeno l’amore e la passione per essa. Siamo arrivati ad un punto dove forse per andare avanti abbiamo bisogno di guardarci indietro per capire che strada prendere. Quella fatta finora si è rivelata fallimentare. Noi lo facciamo e siamo sicuri per lo meno di sensibilizzare chi viene a contatto con noi e con il nostro lavoro.

Autore

Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d’autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.