Generation Interviste

QUBE GENERATION: parlando di musica con Gianfranco Riccelli

L’ultimo disco di Gianfranco Riccelli è un bel tuffo nel “sud”, ma non tanto quello della tradizione folk

L’ultimo disco di Gianfranco Riccelli è un bel tuffo nel “sud”, ma non tanto quello della tradizione folk, piuttosto quello che dà sapore e un certo tipo di colore alla grande canzone d’autore italiana. Un filo conduttore che ci porta dalle braccia di Pierangelo Bertoli a quelle di Claudio Lolli, di cui Riccelli musica loro testi inediti. Ma non solo questo.

Nelle sue scritture incontriamo compagni di viaggio, cantori, storici del suono e delle melodie. Ed oggi, con Riccelli, anche precursori e fedeli a questa voglia di “novità”. Si evince da qui un gesto di rispetto verso le origini, un rispetto importante che vuole dar vita e nuova voce alle proprie canzoni. Non è un caso che il nuovo disco di Riccelli si intitoli proprio “Indietro non ci torno”. L’intervista per gli amici di Qube Generation:

– Claudio Lolli, Pierangelo Bertoli, un certo De Gregori, la vita di Guccini… e tanto altro senza dover per forza espatriare. La tua canzone, come quella dei maestri appena citati, torna a riprendersi il suo ruolo. Cioè la vita di tutti i giorni, le persone, le nostre città, la politica e la società. Senza pensar troppo alle melodie e agli estetismi dei media. È questo il primo impatto che ricevo ascoltando il tuo disco. Sei d’accordo?

Sicuramente d’accordo. Amo i cantautori che hanno fatto scuola, e con alcuni di loro ho avuto un rapporto diretto (di Claudio Lolli e Pierangelo Bertoli ho musicato qualche testo e Guccini ha prodotto il mio precedente volume “Grazia in punta di piedi…”).
Sicuramente la forma di poesia/canzone è quella che più mi appartiene e, di conseguenza, gli orpelli ed i virtuosismi musicali mi interessano poco, a meno che non siano in linea con il testo.

– “Indietro non ci torno” è dal passato che sta attingendo a piene mani. A cosa ti riferisci in particolare?

Con “Indietro non ci torno” (il brano è stato scritto a quattro mani con Marcello Barillà) ho sentito la necessità urgente di delineare un pezzo di vita musicale. Non penso, e non sono, quello che dice “ai miei tempi…”. Non penso che ai miei tempi tutto fosse migliore e non li guardo con nostalgia. Facendo un lavoro mentale e cronologico di questo genere, ognuno di noi ha avuto ‘i suoi tempi’ e questi tempi non penso siano migliori di altri. Altrimenti bisognerebbe ammettere che l’uomo dell’età della pietra ha vissuto in un’epoca meravigliosa, e sappiamo tutti che non è stato così.

– Com’è stato musicare un brano di Pierangelo Bertoli? E uno di Claudio Lolli? Come si è verificata quest’opportunità?

Come asserito, non è la prima volta che musico testi inediti di Bertoli e Lolli (con quest’ultimo ho anche effettuato alcuni tour in giro per l’Italia). Bertoli lo conoscevo ed ero in possesso di alcuni suoi testi. In quest’ultimo caso ho chiesto alla famiglia (in particolare al figlio Alberto) l’autorizzazione a musicare ed ho fortemente voluto la sua voce come feat nel brano.

– E se non fossero stato Pierangelo Bertoli o Claudio Lolli, da chi avresti voluto attingere per musicare dei testi?

Ti potrei rispondere De Andrè/De Gregori/Vecchioni/Guccini. Come vedi si gira sempre intorno.

– Secondo te, le sue tradizioni di una città, le sue strade e i suoi abitanti, influiscono totalmente nel DNA artistico di una persona? In altre parole: si fa un certo tipo di canzone perché si vive a Bologna piuttosto che a Roma?

Penso di no. Ho vissuto in vari posti ed in tutti c’era (e c’è) fermento musicale. Diciamo che la mia permanenza a Bologna ha coinciso, forse, con un periodo proficuo a livello compositivo.

– La musica d’autore oggi cos’è divenuta e cosa si appresta a divenire?

La musica d’autore so cosa è stata, almeno per me. Non so e non riesco ad immaginare cosa si appresta a divenire. Sicuramente fin quando la massificazione di programmi televisivi che propinano altro sarà così pregnante, c’è poco da ben sperare. Purtroppo l’educazione musicale (intendo educazione all’ascolto) è stata sottovalutata da tempo. Il risultato? Meteore che durano una stagione se si è fortunati. E pessima musica in giro. Nulla contro la musica commerciale, ma mi sembra si stia toccando il fondo.

Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d’autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.