Interviste Qube Music Generation

QUBE GENERATION: lo sguardo sociale di Geddo

Il nuovo disco di Davide Geddo si intitola “Alieni”. Ospite nella consueta rubrica di QUBE GENERATION

Gli alieni secondo il cantautore piemontese Davide Geddo sono gli altri, siamo noi, è il genere umano. Si intitola proprio “Alieni” il terzo disco che lo vede tornare in scena con una voce più matura e sicuramente meno attenta alle mode, cantautorale e ben equuilibrata. Un disco che lascia numerosi spunti di riflessioni “dialogando” a proposito di questa nostra società e di chi la vive quotidianamente, di questo eterno mare di informazioni che fluisce e mai arriva, di questo abuso di un tutto che il più delle volte resta sospeso e non arriva a conclusione. Il disco di Geddo non è certo un ascolto che punta a cambiare le sorti e le mode, non è un disco particolarmente ricco di bellezza, ma di certo è un lavoro intelligente e pieno di gusto e lo si sente anche nella produzione. Per chi fosse affamato di nuova musica d’autore italiana…ne parliamo con Geddo, oggi su QUBE GENERATION

– Nel parlare degli altri non puoi che non sottolineare la società, le mafie, le cattive soluzioni, le antiche malinconie. Dopo questo lavoro, hai avuto una visione d’insieme? Hai capito qualcosa di questi “Alieni”?
Sono uno scrittore produttivo ma non basterebbe un’enciclopedia! Però credo di aver tratteggiato almeno un tratto comune tra tutti questi alieni ovvero una forte difficoltà ad avere una comunicazione ed un’interazione di qualità. La quantità di informazioni che quotidianamente ci bombarda seppellisce l’attenzione, la concentrazione, la predisposizione all’ascolto e alla coerenza. Le mie soluzioni, tratteggiate in “Lampi di Settembre” sono la condivisione e il viaggio.

– Musica e musicisti: che ragione ha il mestiere di chi “fa dischi”?
Penso molto all’applicabilità della dimensione del “mestiere” a chi fa dischi; per quanto non abbia ancora una soluzione chiara tendo a pensare che fare dischi e fare musica sia oggi un percorso personale di vita che solo parzialmente e raramente può avere pretese di professionalità e sicurezza. La ragione non può essere economica insomma, per quanto nemmeno possa rimanere sacerdotale o volontaristica. Si tratta di difendere un modello di socialità integrativo, semplice ma potenzialmente profondo e toccante, che dia un senso migliore all’aggregazione e allo scambio.

– Featuring e incontri: questo disco a chi ha stretto la mano?
La canzone Cammina cammina è cantata con Alberto Visconti, caro amico e cantante de L’Orage, ma in questo disco, paradossalmente più estroverso, ho limitato le collaborazioni. Ho però trovato spazio per farmi supportare da grandi amici musicisti come Fabio Biale, Francesca Rapetti,Enrico Testa e Paolo Ballardini oltre alla Geddo band.

– In questo percorso di 3 dischi, tanto per citare obiettivi sfacciati, il cantautore Geddo com’è cambiato?
È cambiato nella consapevolezza. Ora oltre a guardare avanti posso anche girarmi indietro e vedere il percorso che ho intrapreso, ne capisco meglio la fatica, gli errori e quando torno a guardare avanti a me mi pare di poter confidare in una direzione più chiara.

– Qualche grande maestro dice che la musica di un cantautore non corrisponde alla sua vita. Tu che ne dici?
Io dico che stiamo vivendo una delle epoche più noiose e formaliste della storia, che non è facile avere quella vita così pregna di vissuti da potersi permettere un autobiografismo spietato. E’ più importante trasmettere il proprio modo di sentire e guardare soprattutto ai ragazzi, schiacciati dalle paranoie degli adulti fin da bimbi, perché possa sopravvivere una fantasia e un pensiero libero e trasmissibile. Capita comunque spesso che io mi nasconda tra le parole delle mie canzoni, a volte come attore non protagonista altre come assente ingiustificato.

– Cosa manca a questo disco che ancora stai inseguendo?
Manca ancora un po’di esperienza con lo studio di registrazione, con le tecniche di arrangiamento in cui ancora mi devo far supportare quando vorrei avere maggiore controllo. D’altra parte non sono un amante della tecnica e gran parte del mio lavoro si basa sulla dimestichezza con lo strumento e sulla comunicabilità delle mie sensibilità. Ma voglio migliorare sulla capacità tecnica di esprimere quello che ho in mente.

Autore

Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d'autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.