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QUBE GENERATION: L’evoluzione secondo FREI

Nuovo disco per FREI. Canzone d’autore nel mondo digitale dei suoni e della cultura. Trilogia conclusa (forse) e di sicuro “Epilogo” raggiunto. L’evoluzione della specie laddove la specie siano macchine ed animali, laddove il mondo è un altro in una regione del tempo e dello spazio parallela alla nostra. Insomma, da ghirigori di fantasia e di “fantascienza” il cantautore romagnolo sforna un album sociale che, paradossalmente, resta ben incollato alla realtà. Bellissima congiunzione di intenti: il presente dell’uomo contemporaneo ripreso e raccontato da un altro punto di vista. Che poi il quadro è lo stesso…ma lo scopriremo solo alla fine. Sottile linea che divide il saper vivere dal saper diventare. Forse dovremo ancora capir bene la prima. Qube Generation intervista FREI:

– Evolution. Evoluzione. Leggi paralleli in un mondo parallelo. Sicuro che non sia il nostro pianeta quello che racconti?

Fino alla terza traccia è il nostro pianeta, poi me ne vado altrove. Prendendo spunto dai sogni che facciamo di notte, me ne vado in altri luoghi e da li racconto quello che vedo nelle tracce successive. Per cui non c’è una continuità narrativa palese. A un certo punto si volta pagina, si cambia completamente luogo. E’ un modo per sottolineare che non c’è ritorno dal tipo di evoluzione in atto, e siccome per come la vedo io non è un’evoluzione, me ne vado. Trovo spazio nel buio, in un sospiro lieve, in una bugia. Trovo un’altra dimensione nei luoghi reconditi del mio pensiero, dove si nasconde un animale che ha voglia di guardare e annusare. Nell’ultima traccia ritorno con quei luoghi ancora addosso, il pianeta è sempre quello, ma io no. Vedo in altro modo e mi è tutto chiaro.

– Che poi parli delle macchine e delle scimmie. Che poi in realtà dietro le righe parli del prossimo futuro. Non so se la mia chiave di lettura ti piace o meno…

Il futuro per me non esiste. E neanche il passato. Esiste una memoria che ci inganna, perchè materializziamo nella mente dei luoghi che abbiamo attraversato e li chiamiamo “passato”, per questo, essendo abituati alla bipolarità, crediamo che esista anche il futuro.  Io credo in un tempo unico, nel quale attraversiamo dei luoghi. Per questo quando cerco qualche altra forma di evoluzione mi sposto altrove.

– Nel video bello il momento in cui ti chiedi “Cosa rimane del tosta pane”. Cosa ne rimane?

Briciole di pane bruciate, filamenti di formaggio fossile, carboni di pietanze indefinite (nel 90% dei casi è sempre prosciutto cotto o spalla). Lo schifo e la puzza più personale e intima di una famiglia. Il peggio di una casa, concentrato in una vaschetta di metallo. Gli ultimi pezzetti rimasti degli arti di animali bellissimi, incredibilmente evoluti. Una tristezza enorme. Resta solamente la possibilità di comprarne un’altro e poi un’altro e un’altro ancora, all’infinito, e nei processi che intenzionalmente si ripetono uguali non c’è evoluzione, c’è una persona che si prende per il culo davanti allo specchio, pensando che quello di fronte sia un’altro. Una catastrofe. Dentro il tostapane c’è il peggio di noi. Per questo nei mercatini dell’usato è l’unica cosa che non compra mai nessuno. Il peggio di noi non si può vendere. Non ha mercato. C’è un’offerta ma no c’è una domanda.

– E cosa ne rimane di questa musica stampata su vinili e su cassette? Insomma cosa rimane della musica oggi?

Le parole leggere evaporano e diventano parte dell’aria che respiriamo, diventano come molecole di ossigeno, ci entrano dentro e neanche ce ne accorgiamo, ma ovunque ci permettono di vivere. Quelle pesanti si staccano da noi e sulla base di un conflitto ci gravitano intorno, vanno in orbita e ci restano continuamente, e come la luna, ci tormentano e ci innamorano.

– FREI e il digitale. Cosa ne rimane del chitarrista classico?

Il prossimo disco sarà solo chitarra e voce. Voglio scaramellare i coglioni in una maniera ma vista prima, con canzoni di almeno 7 minuti, talmente pallose che dentro al CD ci devono mettere un bugiardino al posto del libretto, con tutte le controindicazioni per la salute mentale dell’ascoltatore. Una roba talmente estrema che Guccini a confronto deve risultare un pop fradicio, stile Ketchup.  Nella copertina ci sarà la foto di un farmacista dietro il bancone che ti allunga una copia del CD, la cui copertina è la foto di un farmacista dietro il bancone che ti allunga una copia del CD, la cui copertina è la foto di un farmacista dietro il bancone che ti allunga una copia del CD, la cui copertina, ecc…, tipo i Pink Floyd, hai presente?

– Grandi media e grande pubblico. Quanta bellezza ci stiamo perdendo? Anche questo fa parte della nostra evoluzione?

Secondo me non ci stiamo perdendo niente. Secondo me ci stiamo perdendo e basta. Anzi ci siamo già persi completamente. Si brancola nel buio senza certezze, e quelli che le hanno non hanno capito niente. Avere delle certezze a caso, fa parte di questa, chiamiamola così, Evoluzione.  A volte mi sembra di capire che l’importante sia avere una certezza, credere in qualcosa, essere sicuri. Ma vaffanculo. Io non credo a un cazzo, e di certezze non ne ho, e ne sono certo.

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Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d'autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.