Interviste Qube Music Generation

QUBE GENERATION: l’esodo in patria dei NewTella

Il segreto dei NewTella sta nell’umile approccio: una band al suo esordio che non promette la luna, ma si impegna a volerla conoscere

Genova. Boston. Resto del mondo. Un tuffo nel passato. L’idea di vedere le nuove leve cimentarsi con i mostri sacri della storia del grande Rock è pratica comune se sfogliamo le banalissime serate di cover band. Nessuno si offenda per carità, ma scrivere brani originali è sempre una strada impegnativa e decisamente rischiosa. Se poi contiamo che il tutto si regge fortemente sull’ispirazione di quei tanto citati mostri sacri, direi che l’esperimento soffre il peso di un’ambizione smoderata. Il segreto dei NewTella sta nell’umile approccio: una band al suo esordio che non promette la luna, ma si impegna a volerla conoscere. Genovesi per due terzi, la voce proviene da Boston: il cocktail è perfetto. Nella scena indie italiana, la BMA Music sforna un esordio che noi di Qube vogliamo sottolineare. L’intervista ai NewTella per gli amici di QUBE GENERATION.

I NewTella nascono proprio dalla fortissima componente Americana oppure quella è stata una conseguenza? In altre parole l’America l’avete inseguita o ve la siete ritrovata?
Noi non ci sentiamo molto “americani”, anche se la nostra musica nasce con testi inglesi e amiamo molti artisti e panini americani. Max, il nostro bassista e cantante, è nato e cresciuto a Boston e ha contribuito all’aria americaneggiante, ma non fatevi ingannare dall’accento genovese: Pietro – nonostante sia nato e cresciuto a Genova – è il più americano di noi tre. Non la salopette e camicia a quadri che ricordano Dixie, ma il suo sound. Certe ingerenze della produzione hanno addolcito questo in “Spoon”, ma è una cosa che ha un bell’impatto soprattutto nei nostri live.

“Spoon”. Un disco per ricordarsi le origini oppure per andarle a conoscere?
Il nostro album “Spoon” è più un percorso alla riscoperta delle origini dal nostro punto di vista, cioè con un’energia nuova e un carattere moderno. Non è una rivisitazione nostalgica o una ricerca di riprodurre un sound che tutti già conosciamo e amiamo.

Genova come ha accolto il vostro esordio poco “patriottico”?
Beh, questa domanda andrebbe posta ai genovesi. Crediamo che ormai viviamo in un mondo globalizzato in cui l’inglese è ormai lingua compresa da tutte le giovani generazioni, anche quelle italiane. Comunque Genova è madre di molta musica rock, non dimentichiamo.

I NewTella e la BMA Music. La vostra musica nelle mani di una label. Evoluzione o standardizzazione?
La standardizzazione non è nei mezzi di distribuzione, ma nel contenuto; poi una label oggi è una controtendenza. Il sistema della produzione e distribuzione musicale è in continuo evolversi, per cui una label potrebbe essere anche un elemento addirittura superato.

Ora non resta che andare proprio in America a suonare… giusto?
Giustissimo! Per rimanere in tema di patriottismo si può dire che torniamo sui passi di un nostro illustre concittadino del passato: il buon vecchio nuovo mondo ci aspetta.

Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d'autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.