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QUBE GENERATION: le maschere di scena e gli Elefanti

Le maschere nella nuova canzone pop italiana. L’esordio degli ELEFANTI

Di certo la musica italiana è costellata di produzioni, nuove e antiche di giornali e televisioni, di miti che tornano a splendere, di altri che vanno in pensione e poi ci sono le mode assolute che durano meno di un giorno. Niccolò Fabi vince la Targa Tenco…e questo lo sanno tutti. Pochi invece conoscono nomi di grandi esclusi, artisti che al Tenco neanche si sono mai presentati…e poi gli emergenti, quella che è davvero la nuova musica italiana, i nuovi stili e le vecchie mode riviste e corrette per l’occorrenza. Qube Generation vuol fare anche e soprattutto questo – se non siamo noi a dar voce alla nuova musica italiana, chi deve farlo? La tv dei Talent che manda in giro sempre la stessa parata di burattini e burattinai? Ecco…tanto per rispondere a domande giunte in redazione. Vogliamo creare un finestra per dar voce anche ad altro cercando un filo conduttore che sia interessante. Il disco d’esordio degli Elefanti per esempio, l’ennesima testimonianza di come convivano assieme il concetto di maschera e quello di nuovo pop italiano, un lavoro celebrato in molte pubblicazioni dalla stampa e dal web ma sempre lontano da certi riflettori che – qui lo dico e qui lo nego – sembrano quasi sempre puntare su ciò che è facile da conoscere. Il ritornello della canzone sembra famoso più delle canzoni di Fabi o di quelle dei Beatles: ma se il singolo di lancio degli Elefanti venisse messo in bocca a chi vive e vegeta sotto i riflettori? Non si sa…e probabilmente resterà un esperimento incompiuto per secoli. Di sicuro questo duo Bergamasco non si nasconde dietro una maschera ma si mostra con umiltà e carattere, senza credersi meritevoli di chissà cosa ma sapendo che al buon gusto per la scrittura ora deve raggiungere la maturità di composizione. Io quantomeno sento il dovere e la voglia di darne voce…perchè parlare di cose che dicono tutti un pochetto alla fine mi annoia…

– Le maschere. Voi le portate o le levate? Dal video credo possano venir fuori entrambe le chiavi di lettura…
Siamo partiti mascherati con l’intento di creare aspettativa e attirare la curiosità, avevamo una gran voglia di mettere su questo progetto ma non volevamo dire troppo subito. Con il video abbiamo sciolto tutte le riserve e ci siamo liberati da un po’ di plastica!

– Mi pare di aver letto in una vostra intervista, correggetemi se sbaglio, che voi siete reali nel momento che la maschera la indossate. Cioè?
È l’esatto opposto, siamo noi stessi senza la maschera e poi diciamocelo…suonare lì dentro è impossibile!!

– Usare una maschera è un po’ come usare un nome d’arte secondo voi? Insomma che bisogno c’è di nascondersi?
Nel nostro caso maschere e nome d’arte hanno coinciso e ciò è stato utile per farci “calare” ancora di più in questa nuova realtà. La parola Elefanti è entrata nelle nostre menti e ora è come una seconda pelle. Capita ad entrambi (molto spesso) che i conoscenti vedendoci dicano: “E’ arrivato l’elefante!!”

– Restando sempre su questo concetto non significherebbe in qualche modo che così facendo anche la musica si coprirebbe dietro una maschera?
La nostra musica è 100% noi e noi siamo 100% Elefanti!

– E comunque i media, le recensioni, questo spasmodico apparire, queste facce da copertine. A suo modo è tutto questo una finzione. Non trovate?
Si è vero e noi preferiamo essere ricordati possibilmente per la nostra musica, piuttosto che “i due tipi mascherati”, il concetto Elefanti e power duo è già abbastanza roccioso così come è, meglio non renderlo ridondante!

– E per finire mi incuriosisce l’elefante: la maschera che si sceglie, è la maschera di chi si vuol diventare o di ciò che ci rappresenta di più?
Entrambe le cose, ma nel nostro caso la metamorfosi si è completata quando abbiamo scelto di intitolare il disco “Noi siamo Elefanti”.

Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d’autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.