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QUBE GENERATION: la musica fatta bene di MIKELESS

Di MIKELESS e del suo nuovo disco “Il Maniaco” si dice tutto questo e molto altro ancora sfogliando le numerose pubblicazioni che stanno uscendo circa questo lavoro

La radice, se proprio ne vogliamo dare una, è quella lì. One Man Show. Pedalini digitali, contributi pre-registrati. Il tutto a condire una bella voce, sicura, sincera, che canta su una chitarra a tratti normale e in altri importante. Testi pop per una ballata leggera italiana. Di MIKELESS e del suo nuovo disco “Il Maniaco” si dice tutto questo e molto altro ancora sfogliando le numerose pubblicazioni che stanno uscendo circa questo lavoro. Mi fa specie di come oggi sia divenuta “normale” una dimensione che un tempo era assoluto appannaggio di performer atletici quasi fossero circensi. Come a dire che il progresso se da una parte sviluppa dall’altra normalizza. Due chiacchiere con Mikeless per la rubrica QUBE GENERATION

– Discografia italiana oggi. Crisi e mercato più che nero. Mikeless come reagisce?

Proprio adesso sono in ristampa, ero stato forse un po’ troppo cauto nella prima stampa de “Il Maniaco”…sicuramente il mercato è in continuo cambiamento. Ora i dischi d’oro si vincono con le vendite in digitale…te ne accorgi anche da le Reunion di grandi gruppi storici, che appunto hanno bisogno di suonare dal vivo per guadagnare, perché con i dischi si comincia a far fatica…

– I personaggi di questo disco sono spesso figli dei tempi che corrono. Ma secondo te si stava meglio quando si stava peggio?

Bhe, sicuramente la situazione odierna è ardua, in tutti i campi ed in tutti gli aspetti della vita. Ma lo era anche prima, solo in modi diversi… Dal punto di vista musicale, e quindi in questo mondo fatto di grandi multinazionali che hanno portato la funzione della musica ad essere solo un mero interesse finanziario, dovremmo relazionarci al fare musica e cercare di portarla in giro il più possibile, come una vera e propria MISSIONE.

– Un tempo era la chitarra ad essere distorta. Oggi è l’informazione. Tu come pensi di tutelare la tua musica?

Io sono iscritto alla SIAE, perché comunque oggi in Italia è ancora uno dei pochi modi per essere sicuri al 100% di aver tutelati i propri lavori. Non che ci sia molta scelta devo dire…

– Dietro questo lavoro trovo che sia splendido il sottolineare la qualità del suonare uno strumento come fosse un vero e proprio lavoro artigianale. Oggi che la musica è praticamente digitale e sta sparendo anche il vero musicista, il performer. Questo disco penso contribuisca a far capire l’importanza di quel che stiamo perdendo. Sei d’accordo con questo mio punto di vista?

Si e no… Anche io ho una visione romantica, ed è condivisibile il tuo pensiero. La digitalizzazione e’ una cosa, l’elettronica un’altra… per fare musica si può battere su degli oggetti e microfonarli, si può usare solo la voce oppure utilizzare solo strumenti elettronici… si può usare tutto o niente. Non so se ho reso l’idea, spero di si.

– Ti hanno paragonato a Britti. Forse per il primo appiglio, quello più popolare, verso un certo modo di fare pop con una chitarra. Tu cosa rispondi? Nomi e contaminazioni?

Allora, l’aneddoto è che quando è uscito il primo disco di Alex, io ero ragazzino. Avevo sentito la sua “Oggi sono io” a Sanremo e mi ero emozionato. Presi il disco e rimasi pietrificato sul pezzo strumentale (difficile da trovare su Un disco pop italiano) “Tre kitarre”! Strimpellavo all’epoca , da lì ho iniziato a prendere lezioni…
Ho suonato con tanta gente, fatto mille jam session e ascoltato tante cose diverse. Mi piace la Musica, quella fatta bene, quella che trasmette emozioni, non importa il genere…
Poco tempo fa però mi sono ricordato dei pochi dischi che consumavo (essendo pochi) quando avevo 12-13 anni e ho riscontrato che si possono sentire tutte le influenze di base che mi hanno marchiato e che vengono fuori ancora adesso…Michael Jackson-Dangerous , Manatthan transfer (gruppo solo voci), Pink Floyd-THE Wall (lo ascoltavo prima di addormentarmi…), Blues Beothers, Jimi Hendrix-Experience.

– Melody (Taitù Music) e Mikeless. In qualche modo lei e il suo gene pop italiano ti ha condizionato o contaminato in qualche modo?

Melody è ormai una grande amica, nonché la mia produttrice e quindi una delle persone che credono in me e che si divertono a collaborare con me. In febbraio abbiamo fatto anche la prima data in duo. Così adesso collaboriamo anche live! Sicuramente mi consiglia e mi supporta sempre… E poi è una cantante incredibile!

Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d’autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.