Generation Interviste

QUBE GENERATION: la malinconica solitudine di R.Y.F.

Gli errori bruciano la pelle e i cattivi ricordi deformano la percezione del proprio presente

Pensando ad uno stato di cose nel quale è la solitudine l’unica forma possibile per rendere la corsa inarrestabile, ecco che è la stessa immaginazione a regalarmi momenti di tramonto e di pomeriggi anonimi, tra palazzi e strade larghissime, tra il silenzio di un tutto e la quiete di se e dei propri pensieri. Gli errori bruciano la pelle e i cattivi ricordi deformano la percezione del proprio presente. Tutto questo mi comunica Francesca Morello con un disco rivelazione nella sua timidissima semplicità. La sfacciata stesura di una canzone contro l’impeto emozionale di se e del proprio inconscio. Ho ascoltato questo “Love Songs For Freaks & Dead Souls” e l’ho visto passeggiare nel buio della mia camera. Su QUBE GENERATION andiamo oltre i canoni commerciali. Che sia questa la strada per inciampare con gli artisti…quelli veri.

– Partiamo dal nome: R.Y.F. cosa significa davvero? Tra le righe?
R.Y.F. sta per Restless Yellow Flowers, viene dal libro di Bulgakov “Il Maestro e Margherita” – Essa aveva in mano orribili fiori gialli inquieti. – dal momento che adoro quel libro e quella frase mi era rimasta molto impressa, l’ho fatto diventare il nome del gruppo all’inizio e del mio progetto poi. L’acronimo arriva per semplificazione.

– Distorsioni e intimità. Retroscena autobiografico di qualche cattivo presente?
Nel disco ci sono e quello che mi circonda, ma niente di quello che racconto è necessariamente riconducibile a qualcosa di negativo, tutt’altro. Esprimo in musica ciò che faccio fatica ad esprimere a parole, sono polaroid di vita che sentivo l’esigenza di esternare.

– Ma se ti dicessi Janis Joplin o Procol Harum?
Non c’è niente di più lontano da tutto ciò che ha avuto anche solo una mini influenza sul mio gusto musicale…hahaha! Scusa se ti ho deluso. Janis Joplin è stata una delle migliori cantanti della storia, Procol avrà avuto la sua importanza ma non vengo da quel periodo storico musicale. Gli Hippies non mi vanno molto a genio, troppa positività obbligata. Nasco da tutt’altro genere musicale un bel po’ più aggressivo e arrabbiato, ti sembrerà strano ma molte volte quando scrivo sono arrabbiata.

– Da Ravenna all’America degli anni ’60. Qual è il ponte di connessione spazio temporale?
Purtroppo non c’è

– Un disco notturno. Rifiuti la luce o rifiuti la sfacciataggine?
La luce e le tenebre fanno parte di un tutt’uno. E’ un disco dedicato agli outsiders, a chi a volte si sente perso o morto perché la società ti vuole inspiegabilmente inscatolare, etichettare e far sentire a disagio, ma c’è sempre una via d’uscita. Il disco parla d’amore, non di quello che fa rima con cuore, ma di tutte le sue sfaccettature. Io sono una persona tendenzialmente timida e per niente sfacciata, da questo punto di vista preferisco l’ombra.

– Domani R.Y.F. tornerà a corredarsi di un gruppo? O questa dimensione solitaria sarà quella definitiva?
Chissà cosa mi aspetta… Al momento non ci penso, negli anni ho suonato in diversi gruppi, ma questo ritorno alle origini per il momento mi soddisfa. Parlo di ritorno alle origini perché il mio primo concerto in assoluto l’ho fatto a  17 anni ed è stato davanti all’intero istituto da sola con la mia chitarra acustica, per quanto il tempo sia passato e ne sia passato tanto, emozionalmente le cose non sono cambiate molto, c’è ancora l’eccitazione e apprensione prima del concerto ed è una cosa molto importante.

Paolo Tocco

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d’autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.