Davide Visca Generation Interviste

Qube Generation: con Paolo Benvengù, in bilico tra reale e immaginario

Nuova e antica voce: il ritorno degli Scisma e il carisma spirituale di Paolo Benvegnù

Ho conosciuto la sua musica tanto tempo fa, quando ancora non sapevo chi fosse realmente. Poi il suo viaggio mi ha in qualche modo rapito, divenuto com’è oggi, visionario e spirituale, speculare e adiacente al tempo stesso. Un artista che ha compiuto forme e dato adito a sostanze tra le righe di opere che non posso pensare come risolute e risolutive. Perché il tutto si compie nell’esatto istante in cui accade, se accade, con questo scopo soltanto. La vita, questo passaggio miracoloso in cui esistere, in cui ricercare la nostra identità, in cui danzare – come invitano a fare gli Scisma – nel modo che più ci viene naturale, rifiutando i calcoli premonitori delle macchine metalliche e dei massimi sistemi del potere. Il viaggio è ora…ed è ora questa ennesima chiacchierata ricca di spunti mai scontati e di passaggi da sottolineare per tutti quelli che, come lui, ancora sognano un mondo in cui gli “uomini sono come bambini che ancora scoprono benissimo lo specchio”. Nuova e antica voce: il ritorno degli Scisma e il carisma spirituale di Paolo Benvegnù.

– Partiamo da “Mr. Newman”. Un personaggio sempre pronto e sempre dedito allo scopo. Un punto di riferimento o una satira sociale del prossimo futuro?

Beh…che dire…purtroppo è un punto di riferimento. Da buon conservatore quale sono e quale mi sono scoperto di essere in questi ultimi anni non amo, anzi detesto, l’uomo controllato o l’uomo controllore, colui che magari costruisce anche macchine dedite al controllo o al servizio di controllore…non accetto l’uomo che magari controlla anche se stesso. E comunque è un vecchio adagio, non è una cosa che dico io o viene rivelato per la prima volta dagli Scisma. Basta vedere, che so: “2001: Odissea Nello Spazio”, ma anche prima insomma…testimonianze di questo pensiero ce ne sono tante nel passato anche remoto…semplicemente l’idea è quella di esortare noi stessi e gli altri di gettarsi anche con istinto e ingenuità nel caos di questo eterno mistero e di questa grande meraviglia che è la vita, la grande vita che c’è su questo pianeta.

– Infatti in questo nuovo disco degli Scisma, nella title track ma anche nella bellissima “Stelle, Stelle, Stelle”, c’è un invito diretto alla danza. Cito dalle note di stampa: “Che poi non si dica che si balla solo l’Hully Gully”. Come a dire: popolo svegliamoci e facciamo accadere cose nuove invece di subire sempre le stesse cose che ci sono imposte dai sistemi commerciali e controllati?

Esatto. Ma guarda: in realtà già fare cose vecchie sarebbe interessante. E qui tiro fuori un tema sociale davvero importante. Faccio un esempio: mettersi un camice ed entrare in un posto di lavoro già sarebbe una cosa bella. Tornare ad avere un’identità almeno per quelle 8 ore al giorno. Tornare a quando il lavoro restituiva identità. Cose vecchie…e ti rendi conto come queste immagini, il camice, il posto di lavoro, l’identità che ne restituisce questo…sono cose vecchie? Insomma: già tornare questo sarebbe bello. Credo che oggi in questo sistema di multi-possibilità ci si perda molto e direi che dopo oltre due secoli e mezzo in cui l’uomo è costantemente alla ricerca della sua identità siamo arrivati invece alla ricerca del denaro, del potere sotto varie forme. Mi sembra che ci sia più la ricerca dell’eredità, eredità di un padre, eredità di un altro inteso genericamente più che ricerca di noi stessi. Tutto questo mi sembra brutto, molto poco nobile. E ho avuto la fortuna di poter attraversare questo tema, come altri ovviamente, con gli Scisma, ancora una volta, oggi. Ne abbiamo parlato molto diffusamente e anche con toni, direi, leggeri. Mi piace la metafora che sottolinei tu della danza che ha tutto un suo senso, hai ragione. Torniamo a legarci al rifiuto di un uomo calcolatore e controllore. Quindi danziamo e facciamolo a modo nostro, come siamo noi e non come ci impone il sistema. Mi piacerebbe vedere la danza che farebbe un bambino, l’idea di danzare inconsciamente, senza regole, bambini inteso come esseri umani che non hanno ancora scoperto benissimo lo specchio…ecco.

– Bellissima questa frase, Paolo. Che immagini sogni di vedere in quello specchio oggi?

Non ho ben capito che immagine si veda riflessa allo specchio. Mah vedi…da ragazzo ho sempre sognato che nella vita, nel mondo, su questa Terra, ci fosse una vera qualificazione del genere umano, dell’essere umano. E la qualificazione consisteva nel quanto fosse nobile fare – quindi essere – un idraulico quanto uno scultore, quanto un medico, quanto un educatore elementare per intenderci…e invece mi sembra che tutte queste cose succedono ma in realtà non esistono. Non esistono perché non c’è nessuno che le faccia risaltare.

– Ma alla fine c’è tempo e modo per farle risaltare?

Direi proprio di no. Tutto si perde in un mare di cose…in questo mare di multi-possibilità. Tutto questo è il segno dei tempi che stiamo vivendo, Paolo. L’attenzione deriva dalla possibilità di concedere concentrazione. Oggi siamo immersi da diecimila sorgenti al giorno e ovviamente va da se che puoi restituire solo qualche secondo a ciascuna di esse. Anche alla cosa più bella, anche alla cosa più importante. Anche la cosa più stupida.

– Sottolinei spesso questo concetto di Multi-Possibilità. Oggi abbiamo tanto e altrettanto perdiamo per strada nella totale confusione di questa rincorsa. Domanda classica che cade da se: si stava meglio quando si stava peggio?

Mah guarda mi dispiace ma non avrei mai pensato di arrivare a 50 anni e scoprirmi un conservatore. Quello che provo tuttavia è proprio questo. La grande multi-possibilità di essere qualsiasi cosa in maniera reale o fittizia, in questo momento storico, fa in modo che abbiamo perso tutti la nostra identità e, forse anche peggio, che abbiamo perso di vista la ricerca della nostra identità. Mi sembra un segno assoluto del tempo che viviamo e di quello che sta passando…io ho nostalgia di quando c’erano meno cose e proprio per questo si viveva sulla proprio pelle la differenza tra cose necessarie e cose superflue. Mi rendo conto che dicendo questo faccio proprio la parte del moralista, del conservatore…ma davvero oggi sono così, la penso proprio così.

Paolo Benvegnù (12)

– Il ritorno degli Scisma. Incontro umano o incontro di una delle multi-possibilità?

Decisamente umano. Su questo posso metterci la mano sul fuoco. Per dirla in altro modo gli Scisma son tornati per cambiare il finale di una storia. In fondo è solo una motivazione molto più semplice legata al quotidiano e al personale, niente di particolare. Ci siamo ritrovati prima come esseri umani e poi come artisti e compagni di viaggio. Non nego, e qui penso di parlare anche a nome degli altri, che per noi questa cosa era già, per certi versi, gioiosa e perfetta fin dal primo giorno di prove. Il fatto di aver fatto un disco ci è sembrato un modo per ringraziare tutte quelle persone che in questo tempo, ognuno a suo modo, ci sono state vicine o si sono sentite vicine alla nostra prospettiva di sguardo. Sembrerà una cosa molto egoistica ma sinceramente l’abbiamo voluto fare proprio per noi, senza cercare di raccontare qualcosa di diverso da quello che siamo…a me sembra un grande raggiungimento dal punto di vista umano. In una società di fingitori, aver conservato la nostra purezza e onestà, allora come oggi con la nostra musica, mi sembra un grande valore. Vedi come le cose si spostano nel tempo? Penso a quando qualcuno ha scritto “il poeta è un fingitore”. Oggi se siamo tutti fingitori, il poeta che fa?

– Da “Hermann” a “Earth Hotel”. Il tuo personalissimo viaggio in musica che rintraccia le origini dell’esistenza umana. Facciamo un punto della situazione: che cosa vedi? Dove sta puntando?

Non lo so…non so riprendere in realtà…In realtà guarda l’idea di fare dischi che possano sembrare dei libri come dei film, che possano sembrare partenze di un viaggio, mi sembra una cosa bellissima…una cosa giusta. Io sono sempre molto interessato a cercare più chiavi di lettura quando ho davanti qualcosa con cui confrontarmi ed è così che mi muovo in generale nella vita. Non so cosa succederà ora. So che adesso, quello che riesco a vedere sono le giornate che passano. Può sembrare anche sciocco e molto semplicistico ma ora ho l’energia per vedere questo e per parlare di questo. Se arriverà altro in futuro non lo so e, ripeto, odio calcolarlo o prevederlo. Adesso, vuoi per età vuoi per mancanza totale di ambizione verso l’altro, mi viene solo da pensare quanto sia speciale e miracoloso tutto quello che stiamo vivendo o che possiamo vivere ogni giorno.

– Chiudiamo la chiacchierata con cose più terrene. Mi perdonerai ma dopo tanta spiritualità vorrei impattare sul cemento. Se un Talent Show ti chiamasse oggi per far parte del suo staff di insegnant, Paolo Benvegnù cosa risponderebbe?

Penso che risponderebbe di no anche se ne avrebbe bisogno da un punto di vista economico per affrontare il mondo reale. Non penso di farlo perché è una prospettiva che definirei falsa. Non vedo perché debba oliare un mondo che non capisco. Anzi, più che dire “non capisco” ti direi “non approvo”. Mai metterei la mia energia per qualcosa del genere, per qualcosa che non approvo…energia che invece dedicherei al quotidiano di ogni giorno. Se lo facessi mi sembrerebbe di tradire l’unica cosa che mi rimane, per certi versi…e cioè quel certo tipo di pulizia che ognuno dovrebbe avere nello sguardo. La vita ti porta spesso a fare compromessi ed è così che il reale non segue quello che immaginiamo. Sotto questo punto di vista mi sento molto pulito, pulito nei movimenti tra reale e immaginario perciò non prenderei mai in considerazione qualcosa del genere. Ecco tutto…

Paolo Tocco | Foto: Davide Visca

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Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d'autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.