Interviste

Paolo Tocco: un disco di racconti, un libro di canzoni

Ultimo lavoro dal titolo “Il mio modo di ballare” pubblicato nel 2015 da Artis Records / Cramps ha sfiorato la tanto ambita cinquina del Premio Tenco come miglior disco in assoluto di quell’anno piazzandosi al fianco di mostri sacri come De Gregori, Conti, Consoli e tanti altri

Amico, collega di scritture giornalistiche ma soprattutto cantautore che da anni poggia piedi sulla scena italiana. Moltissimi del settore lo conosco quasi più come uomo e ragazzo perennemente impegnato nei panni del giornalista, blogger e promoter discografico. Ma la vena cantautorale è ben presente da quasi 10 anni, percorso in cui Paolo Tocco ha seminato e poi raccolto importanti riscontri di critica e, oggi, anche di pubblico (finalmente). Ultimo lavoro dal titolo “Il mio modo di ballare” pubblicato nel 2015 da Artis Records / Cramps ha sfiorato la tanto ambita cinquina del Premio Tenco come miglior disco in assoluto di quell’anno piazzandosi al fianco di mostri sacri come De Gregori, Conti, Consoli e tanti altri. Oggi quel disco ha preso una forma assai interessante: è divenuto un libro di racconti ed è questo il nucleo pulsante della mia intervista. Ogni storia si dipana e si svolge dietro personaggi di fantasia in luoghi quasi inventati. Pubblicato recentemente da Tabula Fati, l’opera riporta ovviamente lo stesso titolo, la stessa grafica di copertina, una copia del disco incluso e ovviamente la stessa penna poetica di chi ha concepito musica e testi. Una lettura che scorre e che ti accompagna tra sogni e avventure verosimili, in un morbido gusto che stimola e seduce l’attenzione e la curiosità di afferrare soprattutto quello che di bello si nasconde tra le righe di ognuno degli 11 racconti. Anche se sembra surreale, anche se è quotidiano il nostro rapporto lavorativo, fermo Paolo in una telefonata meno confidenziale del solito e mi faccio regalare un’intervista che spero si traduca in qualcosa di più esteso un giorno o l’altro:

– Un disco di racconti, un libro di canzoni: ti piace come titolo per questo pezzo?
Beh direi che mi somiglia tantissimo!!!
Mi piace molto il sapore che vien fuori dallo scontro tra metafora e realtà. Secondo questo è uno degli ingredienti portanti della follia…che non è pazzia, attenzione!!!

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– Il disco assomiglia al libro o è il contrario?
Direi il contrario, non fosse altro che il primo è venuto molto prima del secondo. Il libro è stato un gioco, uno sfogo. I racconti sono scritti davvero di getto, poi ritoccati (molto poco devo dire) dalla casa editrice…però più del 90% di tutto è praticamente scritto di getto. Per ogni racconto sono ovviamente partito dal tema che ho sviluppato in ciascuna delle canzoni del disco ma poi l’istinto mi ha fatto svolgere il lavoro quasi del tutto indipendentemente. Pensa che ho inserito personaggi neanche mai citati nelle canzoni se non per qualche piccolo dettaglio. Insomma, il libro è una prosecuzione estesa dell’istinto che ha generato tutte quelle canzoni. È stato decisamente un bellissimo esperimento…

– Parlavi di correzione e allora eccomi pronto: un po’ come la produzione di un disco e l’evoluzione di un brano che hai pensato con la chitarra e poi si ritrova in tutt’altro scenario…insomma, quanto ha inciso l’editing di questo libro su quella che era la stesura originale?
Guarda per essere precisi dalla stesura mia principale sono passato dalle mani e dal gusto di Luigi Marrone, scrittore e amico di lungo corso. Praticamente è stato lui a darne una bella veste facendo pochi interventi ma decisivi. Il risultato è finito poi nelle mani della casa editrice che quindi ha praticamente lasciato tutto com’era se non per alcuni dettagli di espressione, coerenza di forma e cose del genere. Ma preso nel suo complesso direi che tutto quello che leggo mi rispecchia tantissimo. Quindi se la tua curiosità era sapere se e quanto ha inciso la correzione, allora ti rispondo descrivendola come “trasparente e silenziosa”.

– Nel quotidiano prima di essere cantautore sei anche un giornalista musicale. Tra l’altro sei uno stretto collaboratore dell’ufficio stampa SONYCA che ad oggi detiene forti numeri di visibilità sul fronte internet. Ma poi anche tante altre realtà di promozione discografica, riviste di cui sei in redazione etc…quindi di artisti e di scritture ne vedi passare e non poche. Arrivo al punto: la continua esposizione alla forma di scrittura giornalistica, spesso influenzata anche “politicamente” da aziende e produzioni, ha in qualche misura condizionato o contaminato la tua vena espressiva in forma di racconto?
Innanzitutto lasciami correggere una cosa. Non sono un giornalista. Giornalista è una parola che identifica, prima del mestiere, un titolo specifico che io non ho. Se poi vuoi riferirti al mio continuo scrivere di musica e soprattutto “far scrivere” di musica allora si…ma comunque la parola non è adatta. Ora su due piedi non saprei quale etichetta usare, siamo in un gigantesco meltig pot che quasi perdo di vista anche i significati…
Tornando alla domanda: ne vedo tante si, ne leggo e ne scrivo…ma direi che tutto questo prescinde dalle mie scritture, diciamo così, private. Però sono sincero e a tratti stupito quando ti dico che la forma scrittura “giornalistica” non ha inciso per niente ne ha in qualche modo diseducato la fantasia a tradursi in parole. Anzi forse il voler scrivere un libro di racconti è stato proprio quel bisogno di aria fresca e campi aperti dove correre per evadere dalla routine di quartieri glitterati di palazzi e grattacieli. Non so se ha reso la metafora…

– E allora uso le virgolette e mi viene da chiederti: ti viene da fare il contrario? Cioè ti approcci al tuo lavoro di “giornalismo” con fantasia e romanticismo letterario?
Decisamente si. Forse, in parte, è anche un mio piccolo pregio soprattutto nei confronti dei colleghi e artisti. Un dialogo meno industriale e settoriale, un incontro tra anime creatrici piuttosto che tra impiegati compagni di stanza. Insomma parlo e scrivo nel lavoro allo stesso modo (o quasi) di come ho concepito la realizzazione di questo libro e dei miei dischi. Non posso scindere le cose…anche se spesso sono costretto a farlo.

– Buttiamo un sasso in acqua: il nuovo disco di Paolo Tocco? Nuovi banditi all’opera?
Bel sasso direi…sta nascendo proprio in questi giorni. Il mio terzo disco si intitolerà “Ho bisogno di aria” e sarà tutt’altra storia e tutt’altro approccio da “Il mio modo di ballare”. È cambiato tutto Alex: sono cambiati i compagni di viaggio, i miei bisogni espressivi, l’urgenza che ho di fare qualcosa che sia immediata e davvero “popolare” (nel senso di linguaggio e non nel senso di stile e di forma musicale). Sto curando molto poco il suono proiettando l’ascolto molto più sull’espressione e sul messaggio. Stiamo lavorando con Giacomo Pasquali al Touch Clay Studio di Popoli (Pescara) – ti giuro che il nome è un caso – che di suo è un luogo incantato in mezzo alla natura ai piedi della Majella e a due passi da una riserva di lupi…insomma ti lascio immaginare l’aria che si respira ogni volta che mi chiudo li dentro. Un lavoro nato principalmente dall’incontro con Amedeo Micantoni, grandissimo chitarrista e amico di vecchia data con cui ho condiviso gli anni dell’università. Ci siamo ritrovati oggi e non ci siamo più lasciati. Lui per primo mi ha convinto a tornare a fare vita sociale con la chitarra in mano…ho scritto 11 nuovi brani (forse non tutti saranno sul disco finale), ed è stato una vera benedizione lavorarli con lui, arrangiarli e dargli voce. La compagnia poi si arricchisce questa volta di un violino (Danilo Florio) e l’aver ritrovato anche il batterista che ha lavorato con me al primo disco “Anime sotto il cappello” e cioè Marco Contento. E poi tanti altri che graviteranno a darne collaborazione e supporto. Sarà un disco di pelle e di emozioni, le mie sicuramente…questa volta do retta solo all’istinto. Speriamo bene…

– Ti ho chiesto questo per rubare una domanda che il giornalista e scrittore Donato Zoppo ti ha fatto alla presentazione in Feltrinelli lo scorso settembre: questo nuovo disco diventerà un libro?
Beh ormai ci sto prendendo gusto. Sinceramente sarebbe bello convogliare il tutto in un romanzo ma non mi sento capace di tanto…vedremo…

– Chiudiamo con una parola: “Finalmente”. All’inizio dell’articolo ho detto “finalmente” riferendomi ai riscontri di pubblico. Questa intervista prende spunto dalla bellissima presentazione concerto che hai tenuto Domenica 13 Novembre al FLA di Pescara. Finalmente ti vedo impegnato e anche molto sul fronte Live. Come mai questa svolta?
Impegnato si ma sempre con moderazione. Il discorso è davvero lungo per spiegare una cosa che forse mi cataloga come strano: non amo fare il cantautore in pubblico. Eppure è stato l’incontro di anime nuove, di energie fresche che mi ha spinto alla rivoluzione. Soprattutto ho iniziato a godere di un equilibrio mio personale e ad accettare tutto del mio “lavoro come artista”, le cose belle e le cose in cui riesco meno. Il quadro è fatto dal tutto e non solo da alcuni particolari. E devo dire che dopo anni di convivenza questo quadro inizia a piacermi, quindi mi sento a mio agio e davanti alle proposte live non chiudo subito la porta ma quanto meno la lascio accostata. Che poi oggi mi circondo dal vivo di personaggi davvero speciali…hai citato la presentazione del FLA (che per esempio non mi è piaciuta tantissimo soprattutto perché dovevamo correre, avevamo tempi stretti e non avevamo provato nulla) e penso che quella sarà una formula spesso presente d’ora in poi. L’emozione di Massimiliano Elia che legge non riesco più a commentarla e poi il trasporto di Amedeo Micantoni alla chitarra direi che è totale. Ti dico anche che per il nuovo disco stiamo già chiudendo un tour di date in Italia…che per me significa che la rivoluzione è quasi totale…quasi però…

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Direi che potevamo parlare ancora per molto. Congedo Paolo (che tanto ritroverò a breve per nuove interviste da concordare) e mi lascio cullare dal brano “Nenè”, forse la vera chicca preziosa di un disco, “Il mio modo di ballare”, che nel divenire libro di carta non ha perso l’identità ma si è semplicemente aperto a tutti…un po’ di più…un po’ come fa uno sconosciuto che finalmente diventa un amico.

di Alessandro Riva

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Qube Music

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