LIVE REPORT

ONE DIMENSIONAL MAN live at FREAKOUT CLUB

Gli One Dimensional Man, band composta da Pierpaolo Capovilla (basso e voce), Carlo Veneziano (chitarra) e Franz Valente (batteria), sono alla quarta data del tour per presentare il loro ultimo album “You Don’t Exist”, uscito il 23 febbraio per La Tempesta Dischi, dopo sette anni dall’incisione di “A Better Man”.

Ad aprire la serata troviamo i Love in Elevator, band alternative rock che scalda l’atmosfera con sonorità dream pop-noise rock e la voce trasparente di Anna Carazzai, che ritornerà sul palco come bassista per accompagnare gli ODM nell’ultimo brano.

Dopo una breve pausa per il cambio palco, una voce fuori campo recita l’elenco dei presidenti degli Stati Uniti d’America, “The American Dream” apre il sipario, in un crescendo di suoni poco rassicuranti e passi angoscianti che si riversano con violenza in “In Substance”.

I pezzi si susseguono l’uno dopo l’altro, feroci e travolgenti. La band non sembra avere intenzione di rallentare, nemmeno su “Tell me Marie”, che appare incattivita e spoglia di quella vena un po’ più radiofonica con cui l’abbiamo conosciuta.

Il ritmo incalzante e frenetico non riesce a distrarre il pubblico, che inizia a muoversi sempre più verso il palco. Uno scambio di battute interrompe per pochi secondi il concerto, e permette a Capovilla di presentare il prossimo brano, a cui dice di tenere molto e che lascia intendere la sua visione decisamente poco rosea della realtà.

Una parentesi teatrale si apre e si chiude con Capovilla che recita: “l’amore non muore mai, sei tu che lo uccidi, ogni giorno” e spezza la carrellata dei brani tratti dal disco d’esordio.
Valente conquista il pubblico con la sua carica esplosiva e la capacità tecnica, impeccabili anche i riff di Veneziano e i virtuosismi al basso di Capovilla.

Segue una cover dei Saccharine Trust: “We don’t need freedom”, omaggio  pienamente coerente con lo spirito e l’influenza post-punk dell’album.

La band saluta il pubblico con il cin-cin di “Alcohol”, per poi ritornare sul palco per il vero ultimo pezzo della serata. Capovilla presenta il brano traducendo il titolo come “una scena pietosa”, riferendosi al nichilismo e al cinismo a cui aveva già accennato in “No Friends”, approfondisce l’argomento ampliandolo dalla sfera egoista-individuale a quella collettiva-sociale. Come già accennato, lo sostituisce al basso Anna Carazzai; parte “Crying Shame” una ballata malinconica e nostalgica che esorta ad una – forse ormai anacronistica – lotta di classe.

Francesca Roberto | Foto di Copertina: Davide Visca

SETLIST:
The American Dream
In Substance
Free Speech
You Don’t Exist
Tell Me Marie
Can’t Find Anyone
This Man In Me
You Kill Me
In the Middle of the Storm
No Friends
Guts
Your Wine
Marianne
Best Friend
No North
We Don’t Need Freedom
Don’t Leave Me Alone
Alcohol
Crying Shame