Interviste

“Once I Was”: come fosse “il diario di Jeff Buckley”

Da un reading teatrale all’idea di farne un piccolo racconto. In libreria esce “Once I Was” edito da Tabula Fati, uno spaccato di vita pubblica e privata di Jeff Buckley

Un reading, uno spettacolo, un punto di vista. Poi il viaggio nei suoi posti, l’incontro con la sua amica e fotografa Merri Cyr, poi la voglia di fermare il tutto su fogli di carta. Nasce così “Once I Was”, un tascabile di appena 67 pagine pubblicato da Tabula Fati e realizzato dalla penna dello scrittore e giornalista Francesco Liberatore e dai musicisti Ovelio Di Gregorio e Luciano Di Tomasso. Uno spaccato intimo e metropolitano della vita di Jeff Buckley ricostruita attraverso ricordi, dischi, testimonianze, lettere e interviste. I nostri ne fanno incetta e realizzano il disegno su pagine di un diario personale, come fosse reale, come fosse davvero “il diario di Jeff Buckley”. Originale e ambizioso, realistico e drammatico. Proviamo a capirne di più:

– Come si arriva a scrivere di un artista così? Insomma perché JEFF BUCKLEY?
Francesco: Perché è stata la passione per la sua musica più di ogni altra cosa ad avvicinarci, che ci ha spinto a metterci in gioco. Noi tre ci conosciamo da tempo ma, almeno per me, è bello pensare che siamo diventati amici nel creare questo omaggio. Era l’estate del 2013, da lì abbiamo sempre lavorato insieme scambiandoci idee e migliorando di volta in volta. Jeff è stato un meraviglioso tramite che ci ha unito e credo che il nostro sia un piccolo esempio del potere della sua musica, che è viva e continua ad ispirare, a muovere dentro le persone.

– Da dove nasce l’idea di inventare un diario personale? Interessante questa forma…
Francesco: Inizialmente c’era un dubbio su come raccontare questa storia, perché avevamo bisogno di una formula che non guardasse indietro con una presa di coscienza evidente su quello che era accaduto, quanto piuttosto raccontasse la meraviglia e il tormento di quei giorni con spontaneità, come fossero appena vissuti. Da qui nasce il diario che ci aiuta anche a restituire un immagine di Jeff spogliata dal mito, un ragazzo genuino pieno di vita e non “l’artista schivo ed enigmatico tormentato dai suoi demoni” come fin troppo spesso è stato dipinto. Detto questo, non abbiamo nessuna pretesa di possedere la verità, è solo il nostro ritratto di Jeff, quello che abbiamo percepito nel ricostruire la sua vicenda artistica ed umana.

– “Once I Was” è un reading… è uno spaccato di vita…è un passaggio in cui sono accadute cose importanti… ma perchè raccontare proprio quel determinato momento di vita?
Ovelio: L’invito a tornare a New York e partecipare al tributo per suo padre, il cantautore Tim Buckley, è davvero l’inizio di tutto, come lui stesso ha raccontato. Una volta superata questa sfida si è letteralmente lanciato sulla città che ha rappresentato una severa palestra artistica e di vita per lui: è qui che troverà grandi amicizie e delusioni, un amore importante e ispiratrice, la sua prima vera band, oltre che una scena vivace composta da numerosi artisti da cui imparerà anche come stare sul palco ed intrattenere il pubblico. È da questo insieme di esperienze che viene fuori Jeff Buckley per come lo conosciamo. Forse è questo il punto forte del reading, raccontare l’attimo prima del grande salto, un aspetto messo in ombra dalla luce del successo che lo ha investito.

– Leggendolo ho visto che è stato affrontato pochissimo il tema della morte… come mai?
Luciano: L’abbiamo evitato intenzionalmente. Non volevamo risultare pretenziosi nel voler interpretare un argomento così delicato sostituendo le nostre impressioni a quelle che erano la sue sensazioni reali. Né, peggio, cadere nella trappola di raccontare di un destino già scritto e delle ipotetiche premonizioni contenute nei suoi testi. C’è un momento nel reading in cui Jeff si rivolge al padre e tocca proprio il tema della morte, ma abbiamo usato le sue parole perché volevamo fosse lui a spiegare cosa significasse per se stesso. Inoltre, nonostante il tragico evento, questa storia ha per noi un messaggio positivo e di speranza che celebra profondamente la vita.

– Rileggendolo oggi… c’è qualcosa che manca da questa fotografia che avete fatto?
Francesco: Una voce femminile, un contrappunto di sensazioni filtrate da una sensibilità diversa che possa raccontare Jeff dentro una relazione.
Ovelio: A me è mancata una fotografia a colori, una fotografia reale di Jeff da un suo concerto. Il live rende un’artista completo, l’ho sempre pensato, ma fa si anche che esso venga compreso a pieno da chi sta lì e ascolta. Ecco, nel libro avrei voluto raccontare anche di questo.
Luciano: Anche per me. Avrei voluto riportare l’esperienza di un suo concerto, l’atmosfera della scena musicale di quegli anni, per poter imprimere la differenza sia del modo di fare musica dal vivo che della maniera di viverla del pubblico rispetto ad oggi.

Autore

Paolo Tocco

Paolo Tocco

Blogger e cantautore abruzzese doc, da anni si occupa di musica d'autore e cultura musicale a stretto contatto con le più importanti realtà giornalistiche del settore. Recentemente ha trasformato il suo disco del 2015, “Il mio modo di ballare”, in un libro assolutamente speculare all’album con 11 racconti per le altrettante canzoni, pubblicato da Tabula Fati Editore, con cui fa il suo esordio come scrittore.