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MI AMI FESTIVAL (Giorno 1) – LIVE REPORT

Il Mi Ami è l’espressione di un movimento, la punta d’iceberg perfetta per finire una stagione invernale piena di uscite, notizie e interviste.

Anche per noi, che più o meno ci sgoliamo sempre a raccontare dischi, concerti e situazioni è un momento per ritrovarci, confrontarci e anche se tante volte ci troviamo a criticare male le uscite in Italia alla fine ci ritroviamo all’Idroscalo a goderci lo spettacolo della musica nostrana che qualcosa da dire, in bene o in male, ha.

In questa due giorni seguirò tante cose ma parlerò di 5 artisti per ogni giornata. Alla fine, la prossima settimana, in una pagella, per essere in tema di esami, metto qualche considerazione finale e lapidaria.

Il quinto artista, sia oggi che domani, sarà un outsider, ovvero un artista che conoscevo poco e che ha fatto prendere bene il pubblico e il sottoscritto.

Ps dalle ore 18:00, ora di arrivo più o meno, si percepisce l’aura potentissima di Calcutta su tutto il festival.

DE LEO

Il leader dell’officina è un personaggio pittoresco, la sua musica sembra una crasi tra un fumetto di Davide Toffolo e un personaggio di una sitcom anni ‘80.

Vince il premio ad honorem di allegro ragazzo morto acquisito.

Personalmente l’ho visto in ogni salsa e con questo gruppo alle spalle il suo progetto suona bene ed è molto completo e caoticamente funzionale al suo personaggio. Ci si sente in una balera raffinata dove è possibile sentirsi profondamente se stessi.

Lui si esibisce all’imbrunire ed è un orario perfetto per gustarselo bene, la sua personalità si coniuga con un negroni sbagliato alle 18.30 preso con poca consapevolezza. Il live lascia storditi, positivamente, e si riesce anche a capire di più su alcune storie nascoste nel suo disco d’esordio solista.

GALEFFI

Ho cercato per il parco dell’idroscalo le sette sfere del drago per evocare Alberto Ferrari, ma ho trovato Galeffi.

Il mondo dell’indie (?) e dei suoi autori è cambiato profondamente e in questo festival è possibile notarlo.

Il cantautore romano tuttavia è efficace per il suo pubblico che, senza girarci intorno, lo adora. Ascoltarlo qui al Mi Ami è praticamente obbligatorio, altrimenti di cosa parliamo, e alcuni pezzi come Occhiaie e Polistirolo offrono un colpo d’orecchio indimenticabile per il pubblico attento e innamorato, quindi non per me.

Pur non essendo fan sfegatati del genere probabilmente il suo breve concerto è leggermente più corposo e ben costruito di come mi aspettavo, quindi sicuramente al ritorno dalla serata non me lo metterò in cuffia ma nemmeno avrò un odio viscerale nei confronti di nessuno per aver visto questo live.

Galeffi comunque ha avuto tanti detrattori nel corso dei mesi e non voglio mettermi, a tutti i costi, tra questi ma nel suo live probabilmente ci sono parole e emozioni che mi è difficile vivere e capire.

UFFA, forse non ho un cuore?

FRAH QUINTALE

Il suo background hip hop alla fine l’ha portato in questa strada a metà tra il cantautorato e il rap, il suo live è un festival nel festival e sicuramente si percepisce l’attesa di tutti.

È difficile parlare, a caldo, di un’esibizione così perché è rara, particolare.

Una continua oscillazione tra la sua voce e quella del pubblico è probabilmente l’immagine migliore per capire di che genere di cosa stiamo parlando. Sicuramente convincente e in un certo senso affascinante è la sua attitude rap che lo spinge ad essere chiaro, semplice e onesto artisticamente. Il featuring con Giorgio Poi è la canzone dell’estate e anche se i tormentoni stanno sul cazzo a tutti, un tormentone così mi sta bene.

Frah rapisce e il suo pubblico è assolutamente variegato con un target d’età da 16 ai 40.

Peccato che sotto Il palco ci sia già una condizione di anossia, ma è anche questo il bello di un festival.

Ps ore 23:00 annunciato Secret Show sul palco centrale, ho sperato per qualche secondo di aver finalmente fatto funzionare quelle sfere del drago.

COSMO

Si è buttato tra la folla, ha surfato con eleganza e Cosmotronic è nel panorama pop italiano il miglior esempio di tutto quello che musicalmente conta.

La trait union tra il tagadà e l’elettronica hypsterona e raffinata.

Tra i presenti sicuramente la consapevolezza di assistere ad un live che dietro ha un pensiero, un’idea molto forte e internazionalmente valida. Guardare il Cosmotronic Tour significa far parte di qualcosa, ci si ritrova immersi in un acquario elettronico che ha le radici nei mondi creati da Aphex Twin (paragone eccessivo ma oggi mi sento magnanimo).

Con un lavoro così anche in Italia, i fan del genere, possono smettere di ascoltare e comprare i biglietti solo per Jamie XX e andare ad una tappa estiva del Cosmotronic Tour.

L’OUTSIDER: MASAMASA

Quello che non ti aspetti di trovare, anche se qualcosa hai già sentito, è un rapper alle 19 che aizza la folla e canta le sue canzoni, prodotte e scritte benissimo, come un drago sputa fuoco.

Il campano è un ottimo esempio per dire che tanto del buono che sta emergendo della musica italiana proviene dal rap, In pochi lo conoscevano realmente ma nel giro di cinque minuti fa alzare i tanti distesi sull’erba a bere birra e ci si piazza tutti sotto cassa.

Masamasa praticamente apre il festival ma ha il vestito da palco principale. Non sputa un secondo, ha un ritmo infernale, porta degli inediti, allunga il suo live con mm

Ps ore 01:30 è Calcutta, l’aura era troppo forte per non essere percepita.

Autore

Gianluigi Marsibilio

Gianluigi Marsibilio

Classe 1995. Nato a Guardiagrele, piccola cittadina in provincia di Chieti, dopo aver percorso la carriera scolastica, frequentando il liceo scientifico, si sposta a Roma per frequentare gli studi in Comunicazione Istituzionale nell'Università Pontificia della Santa Croce. Già dal primo anno di studi ha cominciato a lavorare per varie realtà, creando anche il blog di informazione scientifica ''Tra scienza e coscienza''.