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Mark Knopfler. il “Sultano” e la sua Stratocaster rossa stregano la Cavea

Fondatore e leader dei Dire Straits, chitarrista dalle doti eccezionali, cantautore, nonché produttore artistico, Mark Knopfler è semplicemente una leggenda del vivente del rock

Fondatore e leader dei Dire Straits, chitarrista dalle doti eccezionali, cantautore, nonché produttore artistico, Mark Knopfler è semplicemente una leggenda del vivente del rock. In questo periodo l’artista sta promuovendo il suo ultimo album “Tracker” – l’ottavo della sua carriera solista – con un tour che ieri sera ha toccato Roma, dove lo scozzese si è esibito davanti ad una Cavea gremita fino all’orlo.

L’uomo pacato del rock e la sua band sono saliti sul palco alle 21.30, a fargli da cornice ci sono solo dei tendaggi bianchi per una scenografia scevra da elementi superflui. Il brano d’apertura è “Broken Bones” il primo dei due estratti dal nuovo disco che ascolteremo nel corso della serata, a cui segue la country “Corned Beef City”. Poco dopo sono le origini scozzesi di Knopfler a riaffiorare prepotentemente nell’emozionante esecuzione di “Father And Son” – tratta dalla colonna sonora di “Cal” del 1984 – ove il folk e il rock si fondono in un connubio perfetto e l’ascoltatore non può far altro che lasciarsi cullare dal suono della cornamusa elettrica di Michael McGoldrick.

Dopo “Hill Farmer’s Blues” giungono due dei pezzi più amati da “knopfleriani” e non: la prima è “Romeo And Juliet”, la cui bellezza viene esaltata dall’apporto del sassofono e verso la fine della quale spunta finalmente la mitica chitarra Fender Stratocaster rossa con cui l’artista scozzese ci regala un’interpretazione da brivido di “Sultans Of Swing”, con quell’assolo finale in grado di generare un moto spontaneo e perfettamente sincrono nel pubblico che non può far a meno di alzarsi tutto in piedi e che a me fa dimenticare anche i miei dati anagrafici!

Durante “Postcards From Paraguay”, Mark Knopfler si prende il giusto tempo per presentare ed omaggiare degnamente uno ad uno i membri della band che lo accompagna, tra i quali Jim Cox sarà autore di una splendida performance al piano in “Marbletown”. “Speedway At Nazareth” e la evergreen targata Dire Straits – “Telegraph Road” – che fa riversare tutto il pubblico del parterre a ridosso del palco, chiudono la prima parte dello show.

Al rientro il “Sultano” si esibisce in un particolare arrangiamento della canzone “So Far Away” che ripesca dal disco, del 1985, “Brothers In Arms”. Arriva il momento di ascoltare il secondo pezzo estratto da “Tracker”: la scelta di Mark ricade sulla malinconica ballata “Wherever I Go” che, nell’album, è impreziosita dal contributo della cantautrice Ruth Moody, la cui assenza questa sera non ne scalfisce comunque la resa. A chiudere il cerchio perfetto di un live indimenticabile è invece il tema portante della colonna sonora del film “Local Hero” in cui sono condensati molti degli elementi che fanno, da sempre, parte della poetica knopfleriana.

L’esibizione di Mark Knopfler stasera è stata perfetta ed ha toccato livelli emozionali altissimi ma, in un certo senso, non si può far a meno di allontanarsi dall’Auditorium pieni di rammarico e nostalgia per non aver potuto ascoltare tutti i pezzi che avremmo voluto, oppure, perché si ha l’impressione che queste due ore così intense siano trascorse troppo velocemente. Dai commenti delle persone attorno a me ho infatti evinto che – proprio come la sottoscritta – la maggior parte dei presenti avrebbe continuato ad ascoltare il chitarrista gentile tutta la notte senza il minimo sforzo o calo dell’attenzione.

Setlist:

  • Broken Bones
  • Corned Beef City
  • Privateering
  • Father And Son
  • Hill Farmer’s Blues
  • Romeo And Juliet (Dire Straits song)
  • Sultans Of Swing (Dire Straits song)
  • Shes’s Gone
  • You Latest Trick (Dire Straits song)
  • Postcards From Paraguay
  • Marbletown
  • Speedway At Nazareth
  • Telegraph Road (Dire Straits)

Encore:

  • So Far Away (Dire Straits song)
  • Wherever I Go
  • Going Home: Theme Of The Local Hero

Laura Di Francesco

Autore

Laura Di Francesco

Laura Di Francesco

Classe 1984. Manifesta precocemente la passione per ogni tipo di manifestazione artistica, prima tra tutte, la musica. Nel 2003 consegue il diploma di scuola media superiore in grafica pubblicitaria. Successivamente si iscrive alla Facoltà di Lettere all’Università degli Studi Roma Tre, laureandosi con il massimo dei voti. Attualmente lavora presso uno studio amministrativo e frequenta il corso di laurea magistrale in Italianistica. Unendo l’amore per il Rock e quello per la scrittura apre un blog «La filologa del Rock ‘n’ Roll» ed inizia a collaborare con la webzine «Nerds Attack!». Donna dinamica e dotata di un’inesauribile curiosità, viaggia spesso per assistere a concerti e festival. Il suo più grande sogno ed obiettivo è quello di fare della critica musicale il lavoro della sua vita.