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Le tonalità balcaniche di Goran Bregovic sul palco di Eutropia

Un Goran Bregovic in gran forma, dinamico ed entusiasta del calore del pubblico, che neanche per un solo istante ha smesso di ballare e portare il tempo con le mani

Quando pensiamo all’estate, inevitabilmente la nostra mente va al mare, al sole, ai drink e, nelle serate afose, la nostra memoria rievoca sonorità che incantano e rallegrano, facendo da colonna sonora al momento dell’anno (per alcuni) più atteso. E Goran Bregovic, accompagnato dai suoi fedelissimi membri della Wedding and Funeral Orchestra, è riuscito nell’intento di regalarci una serata di leggerezza.

Arrivati all’interno dell’ormai familiare cornice di Eutropia – Città dell’Altra Economia, manca ancora un po’ all’inizio del concerto, al botteghino c’è una corposa fila ma la gente all’interno dello spazio dedicato è davvero numeroso.

La zona limitrofa del palco è stata occupata “selvaggiamente” da sedie mal posizionate, tanto che la sicurezza è costretta ad intervenire per liberare il parterre. Qualcuno si lamenta: troppa rigidità! Ma il pubblico ignora il motivo di tale disposizione. Quando viene annunciato che di lì a breve il concerto sarebbe iniziato, passano pochi minuti e in lontananza si sentono suoni di fiati: trombe e tromboni che sembrano provenire dalle spalle del pubblico.

Inizialmente non si intuisce cosa stia succedendo, ma il brusio aumenta, iniziano gli applausi e lentamente alcuni componenti dell’Orchestra procedono, imbracciando e suonando i loro strumenti, verso di noi, che ansiosi li stiamo aspettando, mentre sul palco gli altri componenti hanno guadagnato il loro posto. Salgono sul palco anche le due coriste, nonché voci femminili, nei loro tipici costumi. La band di supporto è al completo, manca soltanto lui, Goran Bregovic, che non resiste all’attesa dell’inizio ed è subito alla mercé del pubblico che lo acclama a gran voce.

La sua ultima esibizione a Roma, risale al Corcentone dello scorso Primo Maggio. Un lasso di tempo troppo breve per poter esserne sazi. Invece in questo caldo martedì capitolino, ripercorrendo vecchie glorie, facendoci assaporare le nuove fatiche e rievocando tonalità gipsy, abbiamo trovato un Goran Bregovic in gran forma, dinamico ed entusiasta del calore del pubblico, che neanche per un solo istante ha smesso di ballare e portare il tempo con le mani. Calore che Goran non smette di mai di ricordare e ringraziare, e che lo emoziona sempre come fosse la prima volta. Dalle prime file sin al pubblico in fondo, Bregovic e la sua orchestra per matrimoni e funerali ci hanno dato quello che avevano promesso all’inizio del live: alcune ore di spensieratezza, per lasciare fuori i nostri problemi e guardare al domani con rinnovata positività.

Report e Foto: Samanta Di Giorgio

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Qube Music

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